Trebisacce-12/02/2013: Le riflessioni di Gianni Mazzei sulle dimissioni del Papa

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c’è un laicismo imperante nella gerarchia della chiesa, fatto di
schieramenti politici e rissosità per le piccole vicende italiane, di
appetiti economici, di una mentalità che si pensa  duttile e realistica
e invece è” sopire” problemi e andare oltre principi incontrovertibili,
come i preti omosessuali ecc.
Se uno leggesse in filigrana la vicenda
di questo gesto coraggioso di dimissione capirebbe, o lo si fa tenendo
conto di
1) cosa ha accettato del pontificato precedente ( visto che
l’ha santificato) e cosa ha rifiutato, e non solo per temperamento
diverso
2 perchè ha assunto il nome di un papa che ha gridato invano
all’inutile carneficina della prima guerra mondiale
3 quale il suo
motto di pontificato
4 quali i suoi studi e encicliche. uno per tutti,
anche se può sembrare il meno significativo: dire che il bue e l’asino
fossero o no presenti  nella mangiatoia sta ad indicare che non si può
vivere la fede solo per tradizione, ma bisogna reinventarla anche con
la ricerca logica e teologica.
5 il suo carattere di studioso,
contemplativo e l’essenzialità di essere tedesco
6 aver scelto una
circostanza per dire che si sarebbe dimesso
mi soffermo su
quest’ultima, la circostanza dei patti Lateranensi
per me significa.

a) la chiesa deve uscire dall’ingerenza politica, specie italiana, e
non ne deve essere condizionata
b)argumentum ex silentio: se è vero che
la cura, ai massimi livelli, non ne sapeva niente, è un tacito
rimprovero per come ha gestito e gestisce le cose della chiesa
c) la
solitudine di un magistero che trova conforto solo nella preghiera e
non enfatizza il fare

voglio aggiungere altra cosa, visto che già si
fa una differenza tra la sofferenza del papa precedente e resta al suo
posto e l’attuale che abdica, come se il primo significa dovere e
questo invece, paura e fuggire.
Non voglio certo rovesciare il senso e
dire che il primo potrebbe essere anche orgoglio e questo
consapevolezza di limiti per portare a termini una missione: voglio
dire che soon due gesti diversi, in momenti diversi e motivazioni
diverse, entrambi da rispettare e entrambi come momento di riflessione
per la Chiesa.
Anzi, direi, questo di più, per l’aspetto eclatante che
assume e per la solitudine di chi l’ha fatto che rischia di non essere
capito nemmeno all’interno della chiesa.
E mi rifaccio a ciò che
Brecht  in “ vita di Galilei” fa intuire sull’abiura dello stesso
scienziato italiano.
La gente resta affascinata dai gesti estremi e si
immedesima in essi e vede chi li fa come eroe.
Ma  resta sconcertata e
anzi quasi si sente tradita da un gesto che può sembrare di
vigliaccheria e invece è grande amore.
Cosicché chi lo fa vive anche
maggiore solitudine e ingratitudine.
Galilei non abiura perché ha paura
del carcere o altro; abiura per tener fede, in momento di sbandamento(
la controriforma e per l’autore del dramma, l’Europa di Hitler) di  una
fiamma di speranza.
Credo in questo gesto e spero che dia frutto a
tutte le coscienze e non solo cattoliche.

Gianni
mazzei
trebisacce

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