Trebisacce-10/02/2014:“Fotogrammi Kierkegaardiani” di Bruno Mandalari

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Trebisacce:10/02/2014

“Fotogrammi Kierkegaardiani” è il titolo del libro di Bruno Mandalari, fresco di stampa, Kadmo Edizioni, che già nell’ambiente culturale sta facendo discutere e riflettere sul rapporto tra cinema e filosofia. Il professore Mandalari lo dedica al padre Nicola e lo destina in modo prioritario agli studenti del Liceo Classico “Alessi di Turi” dove insegna Storia e Filosofia. Basta solo sfogliare le 300 pagine per accorgersi che i contenuti e la penna usata dall’autore si rivolgono a lettori culturalmente attrezzati, dove l’improvvisazione di pensiero e concettuale non trova spazio. Occorre non avere fretta e leggere con attenzione ogni pagina, perché ogni rigo fa riflettere, anche quando non si è ben sicuri di aver bene afferrato il concetto –messaggio. L’autore vive nella città da pochi anni, ma sin dall’inizio con i suoi interventi in pubblico, con le sue pubblicazioni, con le sue iniziative culturali, si è imposto nell’ambiente ed è riuscito a crearsi la sua personale identità al punto che è un uomo di cultura da tutti conosciuto e riconosciuto e non solo a livello locale. Da più di un anno scrive sul mensile “Nessun Dorma” del quale è direttore editoriale Mario Brigante. Potrebbe apparire dal titolo del libro una sorta di dissertazione sulla filosofia del Danese Kierkegaard, ma così non è. Mandalari, rigo dopo rigo, cerca di dimostrare che il cinema non è esso stesso pensiero. Il cinema è una cosa e la filosofia e un’altra. Certo tra di loro è possibile un proficuo dialogo, ma senza alcuna prevalenza dell’una sull’altra. Nessuna euforia matrimoniale: il  cinema è scapolo quanto la filosofia, scrive, infatti, l’autore. Anche se al lettore è lasciata la piena libertà di prediligere e di attingere sia dal cinematografico che dal filosofico. La prima parte del libro ha uno scopo introduttivo sulla differenza tra cinema e filosofia. La seconda parte, dalla filosofia al cinema, introduce al cinema di tre autori, ma ne avrebbe potuto trattare anche altri: Ingmar Bergman, Carl Theodor Dreyer e Dagur Kàri. La terza parte o terzo capitolo affronta gli aspetti filosofici del pensiero Kierkegaardiano utilizzando volutamente per un problema pratico-espositivo, la tripartizione “a stadi”: estetico, etico e religioso. Gli aspetti cinematografici si trovano nella quinta parte e l’autore analizza i personaggi cinematografici alla luce degli assunti Kierkegaardiani. Il sesto capitolo è riservato alla questione provocatoria del cinema detto Kierkegaardiano, che traendo spunto dalle maschere esistenziali presenti nell’opera Kierkegaardiana, produca arte senza velleitarismi speculativi: l’immagine cinematografica è e rimane ‘altro’ dal pensiero che la produce. E le conclusioni sono riservate all’aspetto religioso, alle preghiere Kierkegaardiane per meglio comprendere la straordinaria personalità di Kierkegaard. Insomma un lavoro di tutto rispetto e che fa riflettere su tante cose, anche personali, e che apporta un valore aggiunto al proprio bagaglio culturale. Per poter assaporare e gustare la bellezza del libro occorre fermarsi e sedersi per affrontare un viaggio speciale nel mondo del cinema di qualità e di comprensione filosofica della vita e del mondo.

Franco Lofrano

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