Trebisacce-05/04/2014:The wolf of Wall street (di Emanuela Valastro)

The wolf of Wall street

 

Il recente  film di Scorsese, con un ruolo di protagonista a Leonardo Di Caprio,mi è apparso un pò troppo realistico nelle scene,troppo dirette e scioccanti,ma credo sia stato un obiettivo del regista quello di coinvolgere lo spettatore in un turbinio di sensazioni che accadono anche ai personaggi, provocate dalla droga,dal sesso e dal denaro. Si tratta di un film di denuncia che descrive il lavoro dei borokers,o agenti di borsa,legati alla corruzione e azioni illegali,che portano a guadagnare,in pochissimo tempo,milioni di dollari.

Questo film racconta gli anni ’80 quando si approfittava delle risorse finanziarie del mercato, finito per entrare in un vortice che ha costretto parecchie persone al fallimento. Ciò che mi colpisce è il modo in cui il regista parla della fine ormai risaputa dell’American dream,dell’altro lato di un’America oscura e angosciante. Francis Scott Fidgerald,lo scrittore nato nel Minnesota nel 1896, tratta il medesimo tema in “Il grande Gatsby”,romanzo reso a film nel 2013 dove Di Caprio era Gatsby.

Leggendo la prima parte del libro si può notare un’analogia tra l’autore,(la voce narrante),e lo stesso Gatsby:il primo impara dal padre ,in punto di morte, a evitare i giudizi, e questa sarebbe una “fonte di speranza infinita”,mentre il secondo è dotato di “una  capacità di reazione,”dote straordinaria di speranza”che l’autore non troverà altrove. Anche lui nel romanzo è lavoratore di borsa.Cosa vuol dire ?

La  fonte di speranza è l’attesa del nuovo, dell’originario,una prontezza romantica che deriva da  un mondo primigenio che si poteva trovare soltanto nel Nuovo Mondo. L’intenzione di sfruttare le proprie capacità e intelligenza e creatività  fa parte del cosiddetto sogno americano. Ma come tutti i sogni,anche questo, vedrà la realtà a porvi fine. Dall’iniziale desiderio di far conciliare il sogno e la vita,la seconda prevarrà.

 

Emanuela Valastro

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