GENOVA-16/08/2018: LA CATENA DI ERRORI SUL PONTE MORANDI

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GENOVA: LA CATENA DI ERRORI SUL PONTE MORANDI

Alla scelta demenziale originaria di progetto, cioè quella di utilizzare degli elementi sottili di cemento precompresso come tiranti (stralli), per costruire un ponte che passa su di una città, è seguito l’errore ferale, quello, una volta che si è evidenziato il degrado degli stessi, di decidere, da parte della Concessionaria di Benetton,  invece che l’immediato rinforzo in acciaio di tutti e 12 gli elementi, soltanto di 4.

Nella prima foto si vedono chiaramente i rinforzi di acciaio neri messi in opera sui primi 4 stralli in cemento precompresso del ponte.

Nella seconda, ravvicinata da dietro, essi rinforzi sono ancora più evidenti.

Ecco il dolo grave della Concessionaria: decide di ripartire nel tempo il totale intervento riparatore, per risparmiare sulla spesa annuale di manutenzione.

A sua scusante espone la mancanza di criticità riscontrate dai sofisticati rilievi effettuati ogni tre mesi (da lei stessa).

Ma, se, come dichiara, non c’erano criticità, come mai ha rinforzato quei primi 4 elementi? Una contraddizione che è chiara evidenza di dolo operativo e falso comunicativo.

Il risultato del crollo sancisce l’evidente correttezza dell’analisi, sia sul progetto, sia sulla mancata tempestiva manutenzione straordinaria, e quest’ultima per motivi esclusivamente economici di diluizione nel tempo della spesa.

Dolo grave, reso gravissimo dall’evidente rapacità imprenditoriale attuata da una società gonfia di miliardi di utili d’esercizio, e quindi perfettamente in grado di utilizzarne una piccolissima parte per scongiurare un possibile disastro. Catastrofe poi di fatto avvenuta, con strage di esseri umani , distruzione di abitazioni, edifici produttivi, tratti ferroviari, cose e servizi essenziali.

Non solo, ma a questa catena di errori la Concessionaria ne prospetta un possibile ultimo esilarante, quello di essere lei stessa a realizzare un nuovo ponte (sic), non solo, ma, udite, udite, in cinque mesi (tempo medio in Italia per riuscire ad aprire un negozio di frutta e verdura).

A questo quadro di errori progettuali e rapacità criminali, si deve aggiungere l’evidente incapacità dello Stato di elaborare contratti di concessione di semplice buon senso, visto che ha sottoscritto l’erogazione di penali, per l’eventuale, revoca della concessione, quantificate sugli utili annuali già incassati: questo vale a dire che ha incentivato la Concessionaria a farne cautelativamente il massimo, proprio a discapito delle spese di manutenzione.

Non solo ma ha stabilito una scadenza follemente astrale della concessione al 2042.

Arrogante ciliegina finale della torta avvelenata: proprio ieri la Concessionaria ha evidenziato che, in caso di revoca, le dovrà essere versata la penale del suo utile medio annuale moltiplicato per gli anni fino al 2042: slurp, una ventina di miliardi! Oltre al danno anche la beffa.

Chi pagherà i costi di questo immane disastro biblico? Indovinate un po’?

Maurizio Silenzi Viselli architetto

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