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Acri-13/07/2018: Recensione:”QUANDO I SOGNI CHE MUOIONO ALL’ALBA DIVENTANO LETTERATURA” (di Anna Maria Algieri)

QUANDO I SOGNI CHE MUOIONO ALL’ALBA

DIVENTANO LETTERATURA

 

di Anna Maria Algieri

 

 

“Quando i sogni muoiono all’alba”, a cura di Enrico Rulli, edito da Tabula Fati, Chieti, 2018.

 

 

Oggi proporre al pubblico dei lettori, sempre più ristretto ma sempre più esigente, una antologia di racconti a tema è davvero una sfida molto ambiziosa: ha perfettamente ragione a precisarlo nella sua Presentazione dell’opera Enrico Rulli, l’ottimo curatore di questa raccolta. Il titolo, già di per sé molto suggestivo, “Quando i sogni muoiono all’alba”, dà l’idea di quanto la fantasia e la creatività degli autori si siano potute espandere nel creare degli autentici gioielli di narrativa breve.

    Voluta dall’esperto editore abruzzese Marco Solfanelli, l’opera contiene sedici racconti di altrettanti autori: “Il presentimento” di Adriana Comaschi, “Foglia d’argento” di Luigi De Rosa, “L’eredità dell’asino” di David Ferrante, “La notte di San Lorenzo” di Annarita Guarnieri, “Sirene” di Lucia Guida, “Faccia di bronzo” di Italo Inglese, “La luce del vero” di Annalisa Marcellini, “L’ultimo sogno” di Angelo Minerva, “La notte di Tonio” di Vito Moretti, “Lo spreco” di Agata Motta, “La lunga notte di Pinocchio” di Annarita Stella Petrino, “Correre per sempre” di Vittorio Piccirillo, “Un lupo mannaro con le pulci” di Lucio Pollutri, “Matilde, il viaggio, il cigno nero” di Paolo Massimo Rossi, “Gocce di buio” di Antonio Tenisci, “Mare” di Patrizia Tocci. Ogni racconto è diverso dagli altri per ispirazione, stile, ambientazione, tensione e taglio narrativo, sentimenti e stati d’animo espressi, ma tutti danno l’idea della compiutezza, dell’originalità e dell’assoluta qualità artistica.

    Dalla perfetta scansione narrativa de “La notte di Tonio” dell’autorevole scrittore e critico letterario Vito Moretti, che fa muovere il lettore su un sottile filo di tensione emotiva, al simpatico e surreale appeal di “Un lupo mannaro con le pulci” del giovanissimo Lucio Pollutri, che diverte e incanta per freschezza e inventiva, la lettura, di pagina in pagina, risulta sempre piacevole e ricca di stimoli di riflessione, anche critica, nei confronti di delicate problematiche della realtà attuale e, in senso lato, dell’animo umano. Il tema indicato dal titolo, cioè una narrazione che abbia il suo sviluppo nell’arco di una notte e trovi il suo naturale scioglimento all’alba, fa da robusta cornice a tanto variegato e dispiegato talento letterario.

    Tra i sedici autori presenti nell’antologia troviamo lo scrittore acrese Angelo Minerva con un racconto molto particolare e interessante, dal titolo “L’ultimo sogno”. In esso si racconta un episodio, frutto della fantasia dell’autore, ma del tutto verosimile, che ha come protagonista Dante Alighieri, il quale viene colto, in viaggio da Ravenna verso Venezia, nella sua ultima e delicatissima ambasceria svolta per conto di Guido Novello da Polenta, suo illustre protettore.

    È l’estate del 1321 e il Poeta, con gli uomini della sua scorta, per un improvviso temporale, è costretto a interrompere la marcia verso la Serenissima e a trovare riparo presso un’anonima e isolata locanda. Al suo interno accade, però, qualcosa di straordinario che suscita nell’illustre fiorentino una profonda emozione e, soprattutto, lo fa riflettere sul proprio travagliato vissuto e sulle ambizioni che lo hanno sempre animato: “[…] guardò davanti a sé e vide presso uno dei lati del focolare un ragazzino che, seduto su un piccolo sgabello, leggeva ad alta voce i versi del primo canto dell’Inferno.” Il piccolo lettore è il figlio di uno scrivano, morto pochi giorni prima di febbre malarica nei pressi della locanda, che l’oste ha tenuto presso di sé. Affascinato da tanta grazia e innocente candore, Dante decide che, una volta compiuta la sua missione, ripasserà da lì e prenderà con sé quel fanciullo dalla voce d’angelo “per farne un suo discepolo, forse l’ultimo, il migliore”.

    Il destino, però, ancora una volta, deciderà diversamente: “Il Poeta non rivide mai più quella locanda e non poté realizzare il suo ultimo sogno: di ritorno dalla missione diplomatica a Venezia, si ammalò di malaria; in fretta venne trasportato a Ravenna dove si spense nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321.” Un sogno, quindi, durato una notte, cioè fin quando il gruppo di viaggiatori non ha ripreso il cammino verso Venezia. Sogni, desideri, aspirazioni cozzano di frequente contro la realtà che li dissolve, lasciando spesso nell’animo un sentimento di struggente nostalgia.

    Da scrupoloso studioso di Dante e delle sue opere, a cui ha dedicato dei pregevoli saggi, Angelo Minerva tiene a precisare che il suo racconto “deve essere considerato frutto di pura fantasia e non la ricostruzione storica del viaggio che Dante Alighieri fece a Venezia tra l’agosto e il settembre del 1321, […]. Molto probabilmente il percorso di andata si svolse via mare e quello di ritorno via terra, pare per volontà delle autorità della Serenissima. La missione diplomatica, che avrebbe dovuto evitare un possibile conflitto armato, fallì e solo in seguito a successivi accordi si giunse all’esito sperato.”

    A questo punto non posso fare a meno di chiedermi se l’autore, nel raccontare questa storia tanto delicata quanto psicologicamente complessa, si sia immedesimato più in Dante o nel ragazzo che recita i suoi versi…

   

Acri-12/06/2018: ANNA MARIA ALGIERI E LA POESIA COME TRAMITE PER ESPLORARE L’ANIMO UMANO

L’intervista

 

 

ANNA MARIA ALGIERI E LA POESIA COME TRAMITE

PER ESPLORARE L’ANIMO UMANO

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                                                                                                          di Fulvio Castellani

 

 

Franca Azzarelli ha indicato Anna Maria Algieri come “la poetessa della quotidianità”, una voce poetica di Acri (il suo paesetto d’origine e dove risiede) che “si identifica con il suo cuore e riesce a chiamare a raccolta gli afflati degli altrui cuori” grazie ad “una poesia pura, semplice, chiara, come puro, semplice e chiaro” è il suo animo, gentile e sensibilissimo.

Giuseppe Fiamma, a sua volta, ha scritto che nelle composizioni poetiche di Anna Maria Algieri “traspare quella vena di malinconia e di umanità che è propria degli animi sensibili, che la contraddistingue e nello stesso tempo distingue dal mondo di oggi fatto spesso di superficialità e fredda razionalità”. E noi non possiamo che essere in sintonia con quanto è stato evidenziato dai due critici, in quanto, dopo aver letto e apprezzato non poche delle sue opere, ci sentiamo di dire a trecentosessanta gradi che in Anna Maria Algieri si respira aria pura, sincerità, amore per la propria terra e per gli altri, gioia nel ricordare, speranza nel dopo…, il tutto vissuto ed interpretato nel segno di una fede totalizzante e con la purezza spontanea che si aggrappa alle parole che le ha rivolte tempo addietro il frate cappuccino Ignazio: “Sii la penna nella mano di Dio e sii la voce dei deboli nella tua penna per scrivere le parole di pace, gioia, giustizia…”.

Finora ha pubblicato le seguenti opere in versi e in prosa: “L’illusa speranza” (1982), “Guscio di sogni” (1986), “Ricordi” (1993), “Oasi” (1997), “Lettere di Natale ai miei genitori” (2003), “Rime d’amore/Rimes d’amour” (2006), “Voce dell’anima” (2008), “Il giardino di Dida” (2011) e “La voce del cuore” (2014), “Liriche in libertà” in “Africano” (2014) e “Luce di sogni” (2016).

Se a ciò aggiungiamo il fatto che è presente in diverse antologie e in dizionari ragionati di scrittori del Novecento, oltre ai non pochi riconoscimenti conseguiti in concorsi letterari e al suo impegno nel mondo sociale e culturale, comprendiamo benissimo il perché il suo nome è una presenza costante tra gli addetti ai lavori e quanti amano la poesia in modo particolare.

Prima di lasciare spazio alle sue risposte, agli interrogativi che ci siamo permessi di metterle di fronte, ecco cosa ha scritto sulla felicità: “Gioia di vivere / gridare e dire / son felice. / Il cuore / con ritmo / lento e dolce / batte e dice: / felicità è? / Stare bene / con se stessi”.

 

 

 

 

 

 

  1. – Nostalgia del passato, quotidianità, affetti e fede marchiano a fuoco il suo percorso poetico, il suo vivere la poesia ogni giorno, ad ogni incontro con gli altri, con la sua terra d’origine… Ma cosa esattamente la spinge e la sollecita a scrivere versi e come ha iniziato diversi anni orsono a dedicarsi alla poesia?

 

  1. – Ho iniziato a scrivere poesia da ragazza per cantare con i miei versi l’amore, la natura e la vita. È avvenuto tutto in modo naturale e spontaneo: l’espressione poetica è stata ed è per me il modo più congeniale ed immediato per esprimere i miei pensieri più profondi, le mie emozioni più intense, i miei affetti più coinvolgenti, le mie gioie, i miei dolori, le mie speranze, le mie disillusioni. Alla base della mia poesia vi sono la sincerità con me stessa e nei confronti degli altri, il rispetto per il prossimo e per la natura, la coerenza con l’educazione, ispirata ai precetti cristiani ricevuta in famiglia, e con gli alti ideali umanitari che mi sono stati trasmessi da figure esemplari di religiosi e di laici che ho avuto la fortuna di incontrare attraverso i loro scritti e alcuni anche personalmente. Oggi continuo a scrivere per esplorare l’animo umano, per cogliere le sfumature dei sentimenti che esso custodisce, per scorgere l’umanità presente sul viso del mio prossimo, per raccontare della mia terra d’origine dove “trovo me stessa, la mia identità”, e dove trovo risposta ai tanti misteri della vita nella fede.

 

 

  1. – Ad Acri, il suo paese, come viene accolta una poetessa e quali opportunità offre a livello culturale? Ne parli.

 

  1. – Acri è una splendida cittadina ai piedi della Sila Greca, in provincia di Cosenza, ricca di storia e di uomini illustri: primo fra tutti il nostro più grande concittadino, Sant’Angelo d’Acri; e poi non bisogna dimenticare Vincenzo Padula, Filippo e Francesco Maria Greco, Nicola Romano, Salvatore Scervini e tanti altri ancora. Proprio la presenza di un numero così rilevante di poeti e letterati, nel passato come nel presente, è indizio dell’importanza straordinaria che la cultura, in particolar modo la sensibilità letteraria, ha sempre avuto e continua ad avere ad Acri, nonostante la sua condizione di relativo isolamento dovuta non solo alla sua posizione geografica ma soprattutto alla precarietà delle vie di comunicazione. Da alcuni anni vi si svolge una manifestazione culturale molto importante, il “Premio Padula”, al quale ho avuto l’onore di essere invitata e di partecipare nell’edizione dell’anno 2013 come poeta locale. Ho sempre accolto gli stimoli culturali che provenivano dall’esterno e ne ho creati anch’io di nuovi ed originali, infatti sono stata ospite come poetessa di diverse scuole sia acresi che dei centri vicini; ho realizzato nel 2009 un cortometraggio in collaborazione con l’Istituto Tecnico Commerciale e Geometra “Giambattista Falcone” di Acri sul Santo Natale, che è stato molto apprezzato e mi è valso un importante riconoscimento da parte dell’Associazione “Ars Millennium – Opera Internazionale Praesepium Historiae Ars Populi”. Inoltre di recente ho accolto nel mio salotto letterario alunni della Scuola Media “Ex II Circolo” di Acri, insieme ai loro insegnanti, affinché visitassero il mio Presepe artistico e, in un mondo sempre più votato al materialismo e all’effimero, riflettessero sul valore e sul vero significato della “Natività”.

 

 

  1. – Chi, in un certo qual modo, le ha fatto capire di essere sulla strada giusta ed è stato, in pratica, il suo punto di riferimento?

 

  1. – Ho avuto il privilegio e l’onore di formarmi alla scuola del professor Giuseppe Julia. Critico, agiografo, profondo studioso di letteratura, egli fin dal primo manifestarsi della mia poesia l’ha sempre condivisa e incoraggiata. Mi spronava, consigliava e soleva accompagnarmi in varie manifestazioni culturali anche fuori Acri. Mi ha inserita nella sua importantissima “Storia della Letteratura Acrese” (Graphisud, Acri, 1984); ha presentato il mio secondo libro “Guscio di sogni” (Ursini Editore, Catanzaro, 1986); ha recensito il mio libro “Ricordi” (Tipolito Jonica, Trebisacce, 1993); e così ha scritto di me: “La poesia per lei è uno stato di grazia, che si effonde dal suo spirito; e ogni stato di grazia del nostro spirito reca in sé il segno della chiarezza”. Sento ancora la sua mancanza. Il professore Julia è stato un intellettuale molto importante ed un esempio di rettitudine, non solo per me, ma per tutta la comunità acrese.

 

 

  1. – Se “la vita è breve e il sorriso / è misto al pianto”, come ha scritto in una sua poesia del 1978, come affronta la realtà e guarda al dopo?

 

  1. – L’uomo è sempre alla ricerca disperata di un’armonia interiore. Nel sorridere liberamente c’è sempre in agguato il pericolo, la spina pungente che fa male, il dolore. Il dolore, però, rafforza, matura la nostra esistenza e di conseguenza mi fa accettare il tutto con spirito francescano. È una lotta che, se combattuta sotto le insegne della fede, “ci lascia intravedere la vittoria”.

 

 

  1. – È vero che la poesia, come ha scritto Franca Azzarelli al suo riguardo, rasserena, semplifica, supporta, conforta, disarma”?

 

  1. – Può darsi che il risultato finale della creazione poetica sia un effetto di pacificazione col mondo, con gli altri e con noi stessi e di rasserenamento interiore, ma ciò comporta necessariamente il passaggio attraverso l’esperienza del dolore, della sconfitta, della consapevolezza del male e dell’infelicità. Solo da una presa d’atto della miseria morale e materiale che opprime oggi più che mai l’umanità può, grazie alla fede, alla fiducia nel progetto divino, all’amore evangelico per il prossimo, scaturire l’energia capace di affrontare e sconfiggere il pessimismo, la rinuncia e lo scoramento che finiscono con l’abbattere l’uomo, sempre più confuso, della nostra epoca. Una poesia consapevole di ciò e capace di rivolgersi a tutti in modo lineare ed immediato, e di fare leva su valori universali legati agli affetti familiari ed ai bisogni reali e più vitali di ogni essere umano può generare nuova speranza e dare anche nei momenti tristi dell’esistenza la forza di guardare al futuro con fiducia e in modo costruttivo.

 

 

  1. – Che cosa significa per lei la preghiera, l’incontro con la Luce che viene dall’alto?

 

  1. – La preghiera è molto importante, direi essenziale, per la mia vita perché è un colloquio diretto col Signore e non può che essere fonte di pace e di serenità interiore, e anche di fiducia nel domani e nel prossimo. “È la luce del Signore che brilla oltre l’orizzonte”.

 

 

  1. – E della felicità e del sogno che cosa ci può dire?

 

  1. – Felicità e sogno sono strettamente collegati nella mia poetica e sono due termini che si alimentano a vicenda, e sarebbero destinati a svanire con l’arrivo della disillusione, se su di essi non si stagliasse la fede a dare a tutto una prospettiva spirituale che va oltre il senso dell’umano sentire. Oggi, più realisticamente, la felicità o meglio la serenità, può essere colta in uno stile di vita sano, arricchito dagli affetti sinceri di familiari e amici. Il sogno, quello della giovinezza, è un desiderio ormai impossibile da realizzare, da considerare con nostalgica tenerezza.

 

 

  1. – Tra i diversi riconoscimenti che fin qui ha ricevuto, quale le ha dato maggiori gratificazioni e visibilità? E cosa bolle di nuovo nel suo shaker creativo?

 

  1. – Sono stati tanti e prestigiosi i premi e i riconoscimenti ricevuti nel corso della mia più che trentennale attività letteraria e ognuno di essi ha rivestito grande importanza ed ha avuto un profondo significato per me, se però devo per forza indicarne uno, il più emozionante, non posso che ricordare il premio “Città di Valletta” e “Città di Medina”: in quell’occasione, l’8 giugno 1986, ho ricevuto la targa dalle mani del Presidente della Repubblica di Malta.

Ultimamente sto lavorando ad alcuni racconti. Dopo la positiva accoglienza da parte della critica e dei lettori dell’opera di narrativa intitolata “Il giardino di Dida”, ho pensato di ripetere quella bellissima e gratificante esperienza. Naturalmente non ho messo da parte la poesia e ho in programma, anche se non a breve, la pubblicazione di una raccolta di versi inediti.    

 

 

 

(da “Il salotto degli Autori”, Torino, Inverno 2015)

Acri-13/05/2018: Festa della Mamma 2018 (di Anna Maria Algieri)

FESTA DELLA MAMMA 2018

 

In questo giorno di festa, che ha un significato sacro e importante, perché celebra chi con amore e dedizione dà alla vita, accudisce ed educa i propri figli, il ricordo più affettuoso va alla mia adorata mamma. Porgo anche un augurio sincero a tutte le mamme, affinché possano sempre donare e ricevere amore nel caldo abbraccio delle loro famiglie.

“MAMMA ROSA”

Le rose, le vere rose non appassiscono mai, perché il loro profumo rimane oltre la fine, oltre le spine; così è stato per mia mamma, che si chiamava Rosa ed era più bella di una regina. Aveva un neo sulla fronte (ed è per questo che la chiamavo “Stella”); imponente nel portamento e amorevole nel suo modo di fare; non aveva segreti nel suo cuore, solo dolcezza era la sua vita. Nobile di animo e di cuore. Nessuno poteva passare da casa sua senza che lei gli facesse la carità: non di cose che servono a ben poco, ma di grande valore; lei metteva tutta sé stessa al servizio degli altri. Era sofferente, con tanti dolori, e mai emetteva un gemito; e se io le consigliavo di stare un po’ a riposo, la sua risposta era: “Quando si muore si ha tanto tempo per stare in pace”.

    Oggi non sento più la sua voce, e il suo immenso calore mi manca da morire. Ricordo che, quando tornavo dal lavoro, al rumore dei miei passi pesanti lei si affrettava a preparare il pranzo. Mi confortava sempre e, se qualcuno parlava male di me, mi diceva che io dovevo ricambiare sempre col bene. Queste parole sono scolpite nel mio cuore e se vivo, vivo solo per lei, perché solo così potrò essere felice, perché so che sono la continuazione di mia madre; anche se, a dire il vero, io sono stata l’ultima arrivata in famiglia, e per giunta inaspettata. Quando io nacqui, il 26 luglio, mi diede il nome di Anna Maria Elisabetta, in onore di Sant’Anna. Il tempo di nascere, e mi fece subito battezzare.

    Intanto lei aveva già pensato a tutta la festa. Infatti, la comare era lì vicino e il compare, mio zio; anche se a tenermi a battesimo voleva essere una suora (anch’ella oggi nella gloria di Dio), che purtroppo dovette partire per Forlì.

    Io scrivo di mia madre, perché è stata una mamma eccezionale e, come tutte le mamme, ha lasciato il proprio segno. Lei era anche mamma-bontà, mamma-carità per tutti, mamma di chiunque avesse bisogno d’aiuto, anche perché era una donna che, all’occorrenza, sapeva improvvisarsi dottoressa, infermiera, pasticciera, filatrice, ricamatrice e consigliera di tutti: in quanto sapevano che dalla sua bocca non sarebbe uscito mai niente. Era cattolica praticante iscritta al Sacro Cuore di Gesù ed al Terzo Ordine Francescano. Il suo primo pensiero era quello di andare a messa la mattina e mai perdeva il suo tempo in commenti con le comari, ma era subito a casa per poi andare alla rosticceria a cucinare.

    Da noi la tavola era sempre apparecchiata, perché chiunque vi capitasse doveva assaggiare qualcosa; e se qualcuno tirava fuori la scusa che gli facesse male, lei, pronta, rispondeva che dalla Rosina “niente fa male, ma tutto fa bene”; e così era. Infatti, nessuno usciva fuori senza aver preso qualcosa.

    Quando veniva Natale, lei allestiva due alberelli: uno con tutti gli addobbi natalizi e l’altro con tutte le ghiottonerie, quali caramelle, cioccolatini, mandarini, ecc. ed io, con inganno innocente, mi nascondevo sotto la tavola, di modo che, quando lei si girava, io sbucavo di soppiatto e facevo fuori le caramelle; lei si chiedeva dove andassero a finire, mentre io, che di nascosto ero scappata già fuori, rientrando le davo a credere che stessi arrivando allora. Anche se molto dolce, mia madre all’occorrenza sapeva essere anche decisa e dalla sua fermezza nessuno poteva farla recedere.

    Una volta, durante le scuole elementari, fui bocciata. In quei giorni il prete della mia parrocchia aveva organizzato una gita ad Assisi con tutti i ragazzi del catechismo, lei, per punirmi, al posto mio mandò mia sorella; io ci rimasi molto male, ma mi ripromisi che un giorno ci sarei comunque andata. Di tempo ne passò da quando ero fanciulla fino alla partecipazione ai concorsi di poesia, in uno dei quali venivo a vincere un premio a Spello, proprio presso l’Associazione “Amici dell’Umbria”. Grande fu la mia sorpresa e con grande commozione dissi a mia madre: “Tu per punizione non mi mandasti a quella gita, ed io oggi sono invitata in Umbria a ritirare un Premio Letterario”. Aveva il presentimento che avrei raggiunto nobili traguardi.

    Oggi rimangono i ricordi, ma lei è sempre vicino e canta lassù le lodi al Suo Signore. “Sii beata, mamma mia!”

 

                                                              Anna Maria Elisabetta Algieri

 

Da: “Il giardino di Dida (Le sette fantasie)”, Aletti Editore, Villalba di Guidonia (RM), 2011.

 

 

 

Acri-18/03/2018: Mio Padre (di Anna Maria Algieri)

Mio Padre

 

Mio padre la sera

aspettava con ansia i suoi figli,

aspettava… un saluto,

ma il tempo non c’era!

Avevamo il lavoro, la famiglia,

i problemi di ogni giorno

che bruciano il tempo.

Eppure, eravamo figli, fratelli,

un padre!

 

Oggi rimane

il ricordo di quei giorni:

lavoro, famiglia,

problemi…

 

Poi lui è rimasto solo

sperando nei figli,

mentre il tempo

raccoglieva i suoi giorni.

 

                                      Anna Maria Algieri

 

 

 

Un ringraziamento, dal più profondo del cuore, va ai nostri padri che ci hanno trasmesso i veri e sani valori dell’esistenza, come la famiglia, l’amore, la fratellanza e la pace.

Oggi, se non siamo troppo soli e possiamo ancora coltivare la speranza di un mondo migliore, nel quale a dominare siano la gioia e la concordia e non l’odio e il rancore, lo dobbiamo a loro, agli alti insegnamenti che ci hanno saputo impartire.

 

Auguri a tutti i papà.

 

 

Anna Maria Algieri

 

Acri-07/03/2018: A te donna (di Anna Algieri)

Acri-04/12/2017:PADRE SERAFINO: IL VIANDANTE DELLA FEDE (di Anna Algieri)

 

CARO PADRE SERAFINO

 

 

La tua presenza,

è un caro ricordo nella mia memoria.

Questi giorni natalizi

e, in particolare, la novena di San Nicola

mi portano indietro nel tempo,

quando, ancora ragazza,

correvo in chiesa dove il mio parroco,

Don Antonio Pellegrino,

accoglieva tutti i giovani

per formare la corale.

 

La tua figura esile e schietta

prendeva posto all’organo

e iniziavi a suonare.

Che festa! Che gioia!

Avevamo l’amore nei nostri cuori.

 

Oggi, come allora, si ripete la sintonia,

ma i nostri pensieri vanno ai nostri avi

che non ci sono più.

Solo tanti ricordi e nostalgia

di un tempo che fu.

 

 

Anna Maria Algieri, “Lettere di Natale ai miei genitori”, Graphisud, Acri, 2003.

 

 

PADRE SERAFINO: IL VIANDANTE DELLA FEDE

 

Riproponendo questa mia composizione del 2003 ho voluto ricordare una persona straordinaria, presente fino a poco più di un anno fa nella nostra comunità. Si tratta di Padre Serafino, infaticabile, sempre attento alla cura del suo ministero e del prossimo. Le sue giornate erano scandite dalla preghiera, dall’apostolato, dallo studio assiduo dei suoi spartiti musicali. La musica, infatti, è stata la sua preghiera a Dio, il suo inno di fede alla vita e all’uomo, che egli ha posto al centro della sua opera di francescano, umile, deciso e tenace.

La Basilica si illuminava ancor di più con le note dell’organo che lui suonava in modo magistrale riempiendo di commozione il cuore dei fedeli. Ho sentito esclamare spesso: “Grazie, Padre Serafino per la tua musica! Nel corso della celebrazione mi è sembrato di essere in paradiso!”

Tutto questo da qualche tempo non c’è più! Il suono dell’organo ha perso parte della sua celestiale intensità, della sua angelica armonia. Il fraticello, esile e agile, non percorre più le nostre strade e i nostri vicoli per raggiungere l’Ospedale dove dava conforto agli ammalati, per raggiungere le case degli anziani, per regalare la sua musica alle celebrazioni delle varie chiese del paese. Ora padre Serafino, per motivi di salute, si trova in una struttura protetta che si preoccupa di offrirgli cure e assistenza. Il mio augurio è che presto possa rientrare nel pieno delle sue forze così da poter ancora donarci la sua presenza e il suono melodioso della sua musica.

Le foto da me scattate, nonostante egli fosse restio a farsi fotografare, ce lo mostrano pieno di vita e sorridente; sullo sfondo c’è la città di Acri i cui abitanti, certo, non potranno mai dimenticarlo. 

Anna Maria Algieri   

 

 

Acri-19/11/2017:PROSPETTIVE DEL TERZO MILLENNIO- RASSEGNA DI ARTE CONTEMPORANEA   

NOTA STAMPA

 

MACA

Palazzo Sanseverino, Via Giovanni Falcone, 1

87041 – Acri (CS)

tel. 0984.95.33.09

www.museomaca.it/

 

PROSPETTIVE DEL TERZO MILLENNIO

RASSEGNA DI ARTE CONTEMPORANEA               

a cura di Giorgio Di Genova ed Enzo Le Pera

 

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Sabato 9 dicembre 2017, inaugurazione h. 17.30.

Sino a domenica 25.02.2018; da martedì a domenica,  09.00-13.00/16.00-20.00.

 

Operatori e operatrici si sono dati convegno, di nuovo, per incrociarsi in Calabria, dopo la rassegna Periscopio sull’arte in Italia 2016“,  allestita al Castello Ducale di Corigliano Calabro (CS), e oggi, a inizio dicembre 2017, si ritrovano al MACA, per la rassegna “Prospettive del Terzo Millennio”, a cura di Giorgio Di Genova ed Enzo Le Pera,

Pittori, scultori, designers, fotografi, grafici, … convenuti in Calabria con diverse opere si propongono, senza problemi; e ciò ci fa intendere che si ha voglia di un confronto aperto, senza questioni inespresse. Il lusso dell’incontro e la consistenza dello scontro motivano presenze di rispetto. L’importante, per chi opera nel mondo delle arti visive, è profilare nei nuovi segmenti interpretativi centralità di ricerca e d’indagine. Le opere d’arte sono veri e propri strumenti, nonché utili dispositivi visivi, per esplorare “l’identità del mondo”, per cribrare le cognizioni del sé e, inoltre, classificano secoli; le più qualificate immagini diventano icone del tempo e del pensiero umano.

Una giuria, costituita da Giorgio Di Genova, Enzo Le Pera, Tiziana Todi e Maurizio Vitiello, sceglierà due artisti meritevoli per la realizzazione di due personali, una a Roma,  nella storica galleria “Vittoria”, in via Margutta, e l’altra a Cosenza, alla galleria “Il Triangolo”, nonché l’assegnazione di quattro targhe e attestazioni di merito.

 

°°°

Acri è una città in provincia di Cosenza situata a 720 metri ai piedi della Sila, ricca di storia, che va dagli Enotri ai Bruzi. Il suo nome deriva da akra (sommità). Nella zona della città vecchia si erge, spiccando tra piccoli edifici, Palazzo Sanseverino, edificato nel ‘700 per iniziativa di Giuseppe Leopoldo Sanseverino. Abbandonato alla metà del ‘900, il Comune di Acri decise di recuperare il Palazzo Sanseverino, che aveva subìto alcune lesioni per crolli, avviando nel 1986 i necessari lavori, che si sono conclusi nel 2000. Dotato di 30 sale per un totale di 3.000 metri quadri, distribuiti su quattro piani. Nel giugno 2006 venne inaugurato come MACA (Museo d’Arte Contemporanea di Acri) – Collezione Permanente Silvio Vigliaturo -, in quanto sono conservate oltre 200 opere donate dall’artista calabrese alla Città di Acri. Da allora, il MACA s’è fatto conoscere per le sue attività, che hanno richiamato dalla Calabria e dall’Italia appassionati, galleristi, collezionisti, nonché visitatori dall’Europa e dagli Stati Uniti.

Un accenno merita la “location”: il Palazzo Sanseverino Falcone appartenne alla potente famiglia calabrese dei Sanseverino principi di Bisignano e feudatari di Acri, edificato nel XVII secolo venne ristrutturato nel 1720 dal maestro Vangerio di Rogliano su commissione di Leopoldo Sanseverino. Si erge su quattro livelli, in pianta quadrangolare con un grande cortile centrale, i primi due piani erano utilizzati dalla guardie, mentre l’ultimo dalla servitù e dalle cucine, solo il secondo piano era residenza della nobile famiglia e si componeva di diverse sale. Nella sala d’ingresso sono visibili affreschi di significato criptico e alchemico, probabilmente legati alla storia personale dei committenti, tra i maggiori si evidenziano quelli realizzati tra il 1714 e il 1718 dall’artista napoletano Donato Vitale: l’Allegoria del tempo e il Ratto di Proserpina.

Il MACA annovera nella sua collezione permanente, inoltre, una serie di 66 opere grafiche di grandi nomi del ‘900 italiano (tra gli altri: De Chirico, Schifano, Morlotti, Scanavino e Nespolo), frutto della donazione del collezionista Germano Patrito, un’opera dello scultore Dorino Ouvrier e un’opera pittorica di alcuni artisti: Luigi Le Voci, Francesco Guerrieri, Fritz Baungartner. Queste ultime opere sono state donate al museo dagli artisti stessi o dai loro eredi.

 

Acri-15/09/2017:“AVE MARIA”(di Anna Maria Algieri)

MADONNA DEI BISOGNI 

“AVE MARIA”

 

di Anna Maria Algieri

 

Ave, Maria,

perdona i miei peccati!

Sono peccatrice

e non so rendermene conto.

 

Santa Maria, ascolta

la mia preghiera,

insegnami ad essere

umile e paziente.

L’ira e la collera

accecano la mia fede.

 

Commento di Giuseppina Raio Marchesiello

alla poesia “Ave Maria” di Anna Maria Algieri

 

In un momento di profondo raccoglimento la poetessa Anna Algieri cerca conforto in una preghiera. La devozione alla Vergine Maria la spinge ad aprire il suo cuore e dare sfogo alle sue pene. Dalle sue labbra una invocazione: la consapevolezza di avere peccati di cui chiedere perdono, senza nascondere la sua fragilità nell’ammettere di non averne di essi piena consapevolezza. Lei sa di aver peccato, ma non si riconosce fin dove si è spinta nell’oscurità dello stesso. Con animo accorato l’artista implora la Vergine Maria di ascoltare la sua preghiera. Si sente molto provata dalle avversità della vita. I problemi urtano quotidianamente contro la sua persona e non la rendono immune dal macchiarsi. Così si sente vulnerabile, angosciata, appesantita, confusa, persa… L’ira e la collera sembrano gli unici sentimenti negativi utilizzati per poter far fronte a tanto disagio morale e sociale della vita. La preghiera viene così confessata affinché la sua anima sia liberata da tanta sofferenza o pesantezza che macchiano e accecano la sua fede. Umiltà e pazienza chiede l’autrice della poesia alla Vergine Maria, sentimenti unici e vincenti affinché le diano la forza di vivere con più coraggio e serenità le avversità della vita.

 

Acri-09/05/2017:L’OSTRICA PERLACEA (DI ANNA MARIA ALGIERI)

L’OSTRICA PERLACEA DI ANNA MARIA ALGIERI

 

A cura della Associazione Culturale Carta e Penna di Torino, ha visto la luce, nel luglio del 2016, una significativa Antologia poetica essenziale, dal titolo evocativo Luce di sogni (pp. 78) della ormai nota e affermata poetessa di Acri (CS), Anna Maria Algieri.

Molto opportunamente la pittrice Giuseppina Raio Marchesiello, che ha firmato pure la Presentazione del volumetto, ha pensato per la copertina proprio un’ostrica perlacea che diventa cifra e chiave di lettura dell’intera silloge poetica.

In Luce di sogni Anna Maria Algieri ha fatto confluire il meglio di alcune delle sue raccolte poetiche, nell’ordine: Illusa speranza, Guscio di sogni, Ricordi, Oasi, Lettera di Natale ai miei genitori, Rime d’amore, Voce dell’anima, La voce del cuore, Liriche in libertà queste ultime nell’antologia Africano, che abbiamo già avuto occasione di recensire, cercando di estrarre da ognuna, sempre per rimanere nella suggestione dell’immagine di copertina, la perla.

Le tematiche che Anna Maria Algieri tratta nelle sue poesie, sfiorandole con delicatezza e lungimiranza profetica, nella consapevolezza della comune avventura umana, nulla tralasciano dei sentimenti profondi del cuore come la sofferenza, la fede, l’amore.

A questo proposito, come è ricordato nella lunga intervista a cura di Fulvio Castellani, che sigilla il volumetto,  la nostra Anna Maria Algieri è stata indicata come “poetessa della quotidianità”, proprio per l’analisi che dell’animo umano troviamo nelle sue poesie, e “penna di Dio”, secondo la definizione del frate cappuccino Ignazio, per indicare l’attaccamento alla fede e alle tradizioni che ne derivano.

Basta scorrere le varie poesie delle singole raccolte, infatti, per leggere tutta la passione che Anna Maria mette in questa “notte senza tregua” (p. 10) “Notte infinita” (p. 25), che è la vita umana che, tuttavia, non perde la speranza di vedere splendere il “Sole” (p. 13).

Anche la solitudine è declinata in tanti suoi versi da Anna Maria, come in “Sola” (p. 17), fino all’invito rivolto a Dio “Non odiarmi” (p. 20) e al rimanere in attesa di “Nessuno” (p. 27), senza riuscire a versare una “Lacrima” (p. 28).

Ma a prevalere sono sempre i sentimenti positivi che fanno vedere alla poetessa di Acri, non lontana, un’ Oasi d’amore (p. 31) e all’orizzonte “pace, tranquillità, / il silenzio infinito” (p. 35).

Struggenti sono poi i ricordi familiari delle Lettere di Natale ai miei genitori che hanno come centro e punto di riferimento il suo quartiere, un vero e proprio microcosmo di umanità: “Il Casalicchio: nostalgia del passato” (pp.41-43), espressa con la forza insita nel dialetto locale.

Con “Rime d’amore” e “Voce dell’anima”, Anna Maria, tra amore, fede e ricerca, sigla il suo cammino poetico ritornando all’evocazione originale della “Perla” (p. 49), capace, in “Redenzione”, a farsi profezia di futuro e certezza: “Ho con me nuove gemme / ed una perla a raccogliere il mio dolore” (p. 68).

Mentre ringraziamo Anna Maria Algieri, per la sua più che trentennale attività letteraria, raccogliamo con gratitudine la sua convinzione, espressa sempre nell’intervista con Fulvio Castellani: “La preghiera è molto importante, direi essenziale, per la mia vita perché  è un colloquio diretto col Signore e non può che essere fonte di pace e di serenità interiore, e anche di fiducia nel domani e nel prossimo”.

Una certezza di cui il nostro mondo ha un bisogno estremo. Preghiera e poesia, infatti, possono contribuire a rendere più umana la nostra inquieta e affannosa giornata terrena.

fra Giovanni Spagnolo

 

 

 

Acri-19/03/2017:Ricordando mio padre (di Anna Maria Algieri)

Ricordando mio padre

Mio padre ha saputo vivere una vita

Di sacrifici, lotte, conquiste e vittorie.

Mi ha dato la gioia

di essere una figlia Forte, leale, sincera.

Il suo amore e’ stato grande, immenso.

Ora, padre, ho preso il tuo posto,

Sono sola e devo lottare contro i prepotenti,

Contro chi crede di essere forte,

Perché usa il potere della corruzione,

Della menzogna e dell’ipocrisia.

La realtà della vita cruda e amara

Rende i miei giorni forti e sicuri

Grazie ai tuoi insegnamenti.

Anna Maria Algieri