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ALTO JONIO-16/07/2017: Nuova S.S. 106: Italia Nostra boccia senza mezzi termini il progetto definitivo del 3° Megalotto Sibari-Roseto

 

fotosimulazione livelletta comune di Villapiana s.p.170_bis

fotosimulazione livelletta comune di Villapiana_bi

Viadotto Pagliara_bis (1)

viadotto Straface_bis

 

iadotto Straface_bis

ALTO JONIO Nuova S.S. 106: Italia Nostra boccia senza mezzi termini il progetto definitivo del 3° Megalotto Sibari-Roseto ritenendolo addirittura peggiorativo di quello precedente sia per il devastante impatto ambientale che per i gravosi costi economici e, allineandosi agli orientamenti che stanno emergendo da più parti, propone il raddoppio, ove possibile, della Superstrada esistente. La decisa presa di distanza rispetto all’ipotesi progettuale recapitata ai comuni interessati il 10 maggio scorso, è del segretario regionale e presidente della sezione trebisaccese di Italia Nostra arch. Angelo Malatacca il quale, dopo aver lamentato il mancato coinvolgimento dei cittadini e delle forze sociali, evidenzia il fatto che, nel tentativo di aggiustare lo “scempio” ambientale del territorio, sono state completamente disattese le prescrizioni fatte dai ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali che, oltre alla riduzione dei costi, prevedevano l’abbassamento della livelletta per ridurre l’impatto ambientale dell’opera sui fragili equilibri territoriali dell’Alto Jonio cosentino. «Il nuovo progetto – scrive testualmente l’arch. Angelo Malatacca – si rimangia tutte le prescrizioni che i Ministeri della Tutela Ambientale e dei Beni Culturali avevano imposto come condizione per l’approvazione, con particolare riferimento alla copertura totale delle trincee nelle zone protette, la riduzione dell’altezza complessiva del tracciato e una diversa struttura delle arcate dei viadotti nei torrenti vincolati dalla “Rete Natura 2000”. A tutto questo – ha aggiunto il segretario regionale di Italia Nostra preoccupato dall’ipotesi di vedere viadotti alti fino a 100 metri (nella foto) – va aggiunto che il territorio interessato verrebbe sottoposto ad una serie di sconvolgimenti tali da vanificare del tutto le uniche possibilità di crescita dell’economia locale attraverso i benefici provenienti dal turismo e dalle coltivazioni agricole specializzate». Dopo aver ribadito che Italia Nostra non è contraria alla realizzazione di una infrastruttura ritenuta essenziale per tutta la Calabria, si dice nettamente in disaccordo rispetto al tracciato scelto da Sirio e dall’impresa che la deve realizzare e avallato dall’ANAS che risulta del tutto diverso dal progetto preliminare in base al quale è realizzata la gara d’appalto. «Come associazione – ha concluso l’arch. Angelo Malatacca – riteniamo che la migliore soluzione, quella meno costosa, ma soprattutto quella meno devastante e realizzabile in minor tempo, rimane il recupero e l’utilizzo della Superstrada E90 che insiste su oltre metà dell’intero percorso, ricorrendo quindi al semplice raddoppio e adeguamento delle carreggiate esistenti, come peraltro si è fatto nel territorio lucano e pugliese e come si sta facendo sulla S.S. 534 in corso di realizzazione nel tratto Doria-Firmo.

Pino La Rocca

 

ALTO JONIO-16/07/2017: Prolungata siccità ed emergenza idrica

ALTO JONIO  Prolungata siccità ed emergenza idrica: mentre si boccheggia per il caldo torrido di questi giorni, nei comuni del Comprensorio alimentati dall’acquedotto dell’Eiano scarseggia l’acqua e quella che finora era un’emergenza rischia di trasformarsi in crisi vera e propria. La Sorical, da parte sua, a causa della prolungata siccità, nei giorni scorsi ha messo le mani avanti annunciando una riduzione di circa il 30% nelle condotte adduttrici mentre i sindaci, attraverso apposite Ordinanze, hanno invitato i cittadini a fare un consumo parsimonioso dell’acqua e ad evitare consumi impropri, ma se non interverrà al più presto Giove Pluvio, c’è il rischio che l’acqua debba essere usata solo per bere e per cucinare. Amendolara, Cerchiara di Calabria e Roseto Capo Spulico, i paesi che anche a causa di frequenti rotture alle reti idriche comunali ed anche alle fonti comunali alternative, hanno accusato finora i maggiori disagi, tanto che più volte i sindaci hanno dovuto “avvisare” i cittadini di impreviste interruzioni idriche. Ma a questi paesi negli ultimi tempi si è aggiunta Trebisacce che per la verità finora non ha avuto grosse difficoltà sia perché la rete idrica cittadina è stata ricondizionata di recente, sia perché, oltre alla Sorical, la cittadina jonica dispone di un proprio acquedotto, il “Giordomenico” che capta l’acqua di profondità nel letto del torrente Saraceno mediante una galleria filtrante ed integra quella della Sorical, ma negli ultimi tempi anche quella, a causa del caldo e della prolungata siccità, ha ridotto di molto la propria portata mettendo in crisi l’acquedotto comunale, specie nei quartieri periferici collocati a Nord dell’abitato (Rovitti e 104), che vengono alimentati solo dalla Sorical. Anche a Trebisacce, dunque, il sindaco Mundo per fronteggiare l’emergenza idrica, ieri ha dovuto emettere l’Ordinanza n. 40 con cui, dopo aver ricordato l’annuncio della Sorical, di aver chiarito che nei quartieri alimentati solo dalla Sorical è stato attivato un servizio di approvvigionamento tramite auto-cisterne, che anche il “Giordomenico” ha ridotto la sua portata e che è dunque urgente trovare subito altre fonti di adduzione idrica, ripristinando i pozzi che si trovano nel Saraceno e che finora sono stati “dormienti” e provvedendo a scavare altri pozzi artesiani, d’intesa con l’assessore ai Lavori Pubblici Geologo Filippo Castrovillari, ha impegnato la somma di 20mila euro del bilancio dando subito mandato all’Impresa “Pignataro Trivellazioni srl” di Terranova da Sibari di provvedere al più presto alla escavazione di altri pozzi per integrare la dotazione idrica comunale.«La speranza – si legge infine nell’Ordinanza – è che i cittadini comprendano la necessità e, considerato che l’estate è ancora lunga, si adoperino per consumare con parsimonia il prezioso liquido. Giova, in ogni caso, precisare – ha concluso il primo cittadino – che i quartieri maggiormente disagiati sono quelli alimentati dall’acquedotto Sorical, i cui abitanti vengono quotidianamente assistiti e forniti di acqua dal comune, con l’uso di autocisterne».

Pino La Rocca

 

ALTO JONIO-12/07/2017: Nuovo rimpasto tra i parroci

Presule Savino

ALTO JONIO Nuovo rimpasto tra i parroci, dopo quello eseguito da S.E. il Vescovo Nunzio Galantino prima di essere chiamato a Roma ad occupare la prestigiosa sede di Segretario della CEI. L’ha disposto mons. Francesco Savino attuale Presule della Diocesi di Cassano Jonio in tutta la Diocesi e, di conseguenza, ci sono stati avvicendamenti e nuove nomine che hanno interessato le numerose Parrocchie dell’Alto Jonio. L’obiettivo che muove il Pastore della Diocesi ovviamente non è quello di far fare la valigia e di creare disagio ai sacerdoti ma quello di ridare slancio alle comunità parrocchiali. «In una comunità “quieta”, – ha scritto tra l’altro S.E. Mons. Savino nello spiegare le ragioni di fondo che sottendono tale iniziativa – ognuno fa attenzione a non muoversi troppo per non disturbare la comodità altrui. In una comunità che invece è scossa dal dinamismo dell’amore, la sollecitudine di ciascun fratello sprona il cuore, le forze, i talenti di tutti gli altri e, a sua volta, ne riceve sano impulso a lasciarsi sospingere dalla Carità di Cristo». Non si tratta dunque di bocciatura dei parroci che vengono avvicendati ma di una sollecitazione ad alimentare… il dinamismo dell’amore. Questi gli avvicendamenti che hanno riguardato le parrocchie dell’Alto Jonio: don Franco Gimigliano da Amendolara passa alla parrocchia Santa Maria Maddalena di Morano; don Vincenzo Santalucia da Rocca Imperiale passa alla parrocchia Santa Margherita di Amendolara-Paese; don Nicola Arcuri da Cassano Jonio passa alla parrocchia Madonna della Salute di Amendolara-Marina; don Nicola De Luca da Oriolo passa alla parrocchia S.S. Trinità di Castrovillari; padre Giuseppe Cascardi diventa amministratore parrocchiale della parrocchia Beata Vergine del Rosario di Montegiordano-Marina; don Domenico Mobilio diventa amministratore parrocchiale della parrocchia San Giorgio Martire di Oriolo; padre Godè Roger Ntabala diventa amministratore parrocchiale della parrocchia Santa Rita di Francavilla Marittima e Rettore del Santuario della Madonna delle Armi; don Pietro De Salvo diventa amministratore parrocchiale della parrocchia San Nicola di Bari di Nocara e inoltre le parrocchie “Cuore Immacolato della BVM di Trebisacce e la parrocchia San Vincenzo Ferrer di Trebisacce diventano “comunità di parrocchie” e vengono affidate a don Vincenzo Calvosa come “parroco moderatore”, a don Michele Sewodo come parroco, a don Nicola Cataldi come co-parroco ed a don Claudio Bonavita come vicario parrocchiale.

Pino La Rocca

 

Alto Jonio-12/07/2017: Proliferano gli Autovelox

Francavilla Autovelox

Tarsia Autovelox

ALTO JONIO Autovelox fissi con sistema tutor e velo-box mobili: spuntano all’improvviso ma, a differenza dei funghi che nascono soprattutto in autunno, i rilevatori di velocità proliferano in tutte le stagioni dell’anno e diventano sempre più indigesti agli automobilisti perché spesso vengono autorizzati anche dove non ce ne sarebbe bisogno e, soprattutto perchè, per essere efficaci e drenare quanto più denaro possibile, talvolta vengono occultati agli occhi dell’ignaro automobilista che, quando guida, non sa se deve guardare la strada davanti o quella laterale alla scoperta degli autovelox. Mentre si continua a discutere sull’ipotesi di istituirne ben quattro nel tratto della S.S. 106 che va da Corigliano a Rossano, nel frattempo, sempre sulla stessa arteria, ce ne sono ben 5 nell’Alto Jonio, addirittura 7 nel tratto di appena 20 chilometri che va da Mirto a Cariati e ce ne sono 2 nel solo territorio di Cassano Jonio che stanno facendo una caterva di multe. Emblematico il caso di cui si è occupata la cronaca nei giorni scorsi in cui un automobilista, andando da Amendolara a Cosenza, è incappato in due sanzioni (una a Trebisacce e l’altra a Cassano Jonio) e in entrambi i casi aveva superato il limite, e la relativa tolleranza che di 5 km., di appena 1 chilometro. Gli autovelox sono infatti delle macchinette che non ragionano e sanzionano anche per un solo chilometro. Ma l’ultimo nato è il velo-box mobile di Francavilla Marittima la cui venuta al mondo è stata regolarmente annunciata come si usa fare quando nasce una creatura, dal sindaco Franco Bettarini che, in un avviso pubblico ha scritto: «Alfine di contrastare il fenomeno degli incidenti stradali connessi  al mancato rispetto dei limiti di velocità, dal 6 luglio prossimo nel territorio comunale ed in particolare sulla Strada Provinciale 263, in diverse fasce orarie della giornata e in giorni diversi della settimana, sarà attivo un autovelox mobile per il controllo della velocità». Certo, lo scopo del proliferare degli autovelox è nobile in quanto inducendo a ridurre la velocità contribuisce a ridurre il numero degli incidenti o, quanto meno, a ridurne la gravità, ma ormai è palese a tutti che i Comuni, divenuti sempre più poveri per la drastica riduzione dei trasferimenti statali, utilizzano gli autovelox come si utilizzano i bancomat, cioè come autentici esattori delle tasse al fine di fare cassa e disporre di denaro contante. Se infatti si vuole ridurre veramente la velocità gli autovelox devono essere ben evidenti e segnalati per come prevede la legge e non essere occultati (dietro le siepi, o dietro le sterpaglie, o dietro le stesse auto dei Vigili), come si fa invece in parecchi Comuni. «Ecco come si fa prevenzione, – ha scritto un automobilista sul web a proposito proprio dell’Autovelox di Francavilla Marittima – quasi quasi nascondendo la tabella che avvisa della presenza del rivelatore di velocità e posizionando l’auto della Polizia Municipale dietro una curva».             
      Pino La Rocca

 

 

 

ALTO JONIO-08/07/2017: Prolungata siccità e ricorrenti crisi idriche: a chi tocca trovare nuove fonti di dotazione per gli acquedotti comunali?

Rubinetti asciutti

ALTO JONIO Prolungata siccità e ricorrenti crisi idriche: a chi tocca trovare nuove fonti di dotazione per gli acquedotti comunali? Cosa si può fare per evitare lo scaricabarile tra comuni e società di gestione dell’acqua? In realtà succede che la Sorical (la società regionale che gestisce gli acquedotti), in presenza della prolungata siccità primaverile che peraltro ha fatto seguito ad un inverno poco piovoso, ha avvisato i sindaci che, a causa della riduzione degli apporti naturali da parte dell’acquedotto dell’Eiano, che oltre a Cassano Jonio ed a Francavilla Marittima serve tutti i comuni costieri fino a Montegiordano, è costretta a ridurre proporzionalmente le dotazioni idriche ai singoli comuni. Alcuni sindaci, da parte loro, per parare il colpo, hanno avvisato le famiglie su possibili interruzioni o riduzioni idriche che potranno verificarsi durante la stagione estiva, invitando quindi i cittadini ad evitare consumi impropri ed a praticare un utilizzo parsimonioso dell’acqua. Uomo avvisato mezzo salvato, si direbbe! Ma non è proprio così, perché rimanere con i rubinetti asciutti proprio durante l’estate, quando cioè l’acqua diventa ancora più preziosa, comporta un disagio insopportabile. I tempi per fortuna sono infatti cambiati rispetto al passato e le esigenze di igiene familiare e personale sono maggiori. Oggi, tanto per fare un esempio, un operaio che lavora tutto il giorno, quando arriva a casa ha l’esigenza di farsi una doccia. E questo vale in particolare per i giovani di oggi che hanno esigenze ancora maggiori. Per non parlare delle pessime ricadute sull’industria del turismo che va a farsi benedire. D’estate dunque serve più acqua che negli altri periodi dell’anno cosicchè i disagi diventano veramente insopportabili e si fanno strada gli immancabili interrogativi. A chi tocca, si chiede il cittadino, fare nuovi acquedotti? Perché in Calabria non si fanno più acquedotti? Perché la Basilicata, che ha una andamento orografico uguale a quello calabrese, ha tanta acqua da dissetare oltre che se stessa anche la Puglia e parte della Calabria mentre la nostra Regione, che oltre a metà del Pollino ha anche la Sila e l’Aspromonte, fa finire a mare le acque provenienti dai monti? Perché molti comuni utilizzano l’acqua non proprio “minerale” proveniente per lo più da pozzi comunali mentre le acque sorgive finiscono a mare? Da quanto è dato sapere pare che la Sorical stia per cambiare assetto giuridico diventando “Autorità Idrica”, la speranza è che oltre a cambiare vestito, cambi anche la politica dell’acqua in Calabria e si faccia carico di costruire nuovi acquedotti.

Pino La Rocca

 

ALTO JONIO-04/07/2017: Piccoli comuni: si va verso il loro recupero e la loro valorizzazione.

CANNA

alessandria-del-carretto

Castroregio

ALTO JONIO Piccoli comuni: si va verso il loro recupero e la loro valorizzazione. Altro che farli scomparire, oppure obbligarli ad associarsi tra loro, un nuovo disegno di legge, ormai in dirittura d’arrivo, prevede infatti un vero e proprio Piano Nazionale per la riqualificazione e la valorizzazione dei borghi antichi con una popolazione inferiore a 5mila abitanti. Praticamente si tratta, oltre che di gran parte dei comuni calabresi, di tutti comuni dell’Alto Jonio (ben 13), tranne Trebisacce e Villapiana che superano quella soglia. Barcollo ma non crollo: sembra essere questa in realtà la sfida dei piccoli comuni nei confronti di chi, in presenza dell’oblìo subito da parte dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni, pretende di imporre la fusione dei piccoli comuni come unica alternativa possibile. Fusione che è stata sempre aspramente contrastata dai sindaci di questi piccoli comuni che sarebbero costretti a cancellare la propria storia e la propria identità. La nuova Legge fa però giustizia di questo luogo comune e getta le basi per la riqualificazione a la rivitalizzazione dei borghi antichi. C’è dunque soddisfazione tra i sindaci di questi piccoli comuni che proprio per contrastare la Legge n.56/’14 che obbligava i comuni ad associarsi avevano aderito alla ANPCI (associazione nazionale piccoli comuni italiani) guidata da Franca Biglia sindaco di un piccolo comune del cuneese. I piccoli comuni, sostiene l’associazione, sono infatti gli unici che hanno i conti in regola. La nuova Legge, oltre a sancire la legittimità dei piccoli comuni a “resistere”, stanzia i primi 100milioni di euro per la riqualificazione dei borghi secondo un programma nazionale. Propone inoltre misure per favorire la diffusione della banda larga, una dotazione dei servizi più razionale ed efficiente, itinerari di mobilità e turismo dolce e la promozione delle produzioni agroalimentari a filiera corta. In più, la Legge introduce semplificazioni per il recupero dei centri storici in abbandono o a rischio spopolamento da riconvertire in alberghi diffusi, opere di manutenzione del territorio con priorità alla tutela dell’ambiente, la messa in sicurezza di strade e scuole, l’efficientamento energetico del patrimonio edilizio pubblico e interventi in favore dei cittadini residenti e delle attività produttive insediate nei centri minori. I piccoli comuni potranno anche acquisire case cantoniere e tratti di ferrovie dismesse da rendere disponibili per attività di protezione civile, volontariato, promozione dei prodotti tipici locali e turismo.

Pino La Rocca

 

 

ALTO JONIO-02/07/2017: Emergenza-incendi: sindaci e imprenditori agricoli provano a fare sistema

Sindaco Di Palma

Avv. Chidichimo

ALTO JONIO Emergenza-incendi: sindaci e imprenditori agricoli provano a fare sistema per fronteggiare il dilagare degli incendi che anche quest’anno stanno devastando il territorio chiedendo che vengano snellite le procedure e che venga creato in loco un coordinamento stabile in grado di accelerare i tempi degli interventi. A lanciare questa proposta, a nome degli altri colleghi del Comprensorio, è il sindaco di Albidona dr.ssa Filomena Di Palma e, per conto degli imprenditori agricoli dell’Alto Jonio l’avv. Rinaldo Chidichimo proprietario dell’azienda agricola “Torre di Albidona”. «Le valutazioni sul dove e sul come intervenire quando scoppia un incendio – ha dichiarato la dr.ssa Di Palma – non possono essere fatte telefonicamente e a distanza perché così si finisce per arrivare sul posto quando è ormai troppo tardi e quando decine di ettari di risorse boschive e uliveti sono già andati in fumo. Come sindaci – ha aggiunto il primo cittadino di Albidona sottolineando le criticità di un sistema che non funziona e che comunque porta ad uno spreco di risorse pubbliche – chiediamo pertanto di dotare i comuni degli strumenti utili ad intervenire autonomamente e di non essere lasciati soli di fronte ad un fenomeno che si ripete ciclicamente e che merita meno rimpalli di responsabilità e meno scaricabarili». Dopo aver ricordato l’ultimo grande rogo sviluppatosi lungo il torrente Avena che ha distrutto interi ettari di coltivazioni e decine e decine alberi di ulivo, per arginare il quale i Vigili del Fuoco sono arrivati solo dopo circa due ore, la Farmacista Di Palma punta l’indice contro «il rimpallo delle competenze e delle responsabilità… Bisogna dire basta – ha concluso il sindaco di Albidona chiedendo più competenze e più risorse per i comuni – alle criticità registratesi finora… E’ infatti impensabile che un operatore da Cosenza possa fare una valutazione esatta sul da farsi in base a una descrizione fatta telefonicamente e assumere decisioni dall’alto… Solo se si interviene tempestivamente si può infatti vincere la guerra contro gli incendi». Sulla stessa lunghezza d’onda l’avv. Chidichimo che, preoccupato per le sorti di quel poco di verde ancora salvo, ha lanciato un vero grido d’allarme e chiesto che venga al più presto promosso un incontro tra i sindaci, gli imprenditori agricoli, Le Ferrovie dello Stato, la Provincia e l’Anas per studiare le misure più adeguate e urgenti da adottare per prevenire gli incendi e per spegnerli tempestivamente e prima che diventino devastanti e inarrestabili.

Pino La Rocca

 

ALTO JONIO-29/06/2017: Il 3° Megalotto della S.S. 106 Jonica Sibari-Roseto si deve realizzare per adeguare tutto il tracciato alla normativa europea

Dr.ssa Di Palma

S.S. 106

ALTO JONIO Il 3° Megalotto della S.S. 106 Jonica Sibari-Roseto si deve realizzare per adeguare tutto il tracciato alla normativa europea e per abbattere il pernicioso isolamento della fascia jonica della Calabria, ma l’ultima soluzione progettuale non è condivisa da alcuni dei sindaci degli otto comuni interessati al tracciato della nuova S.S. 106 i quali si vanno convincendo che il “raddoppio” dell’attuale S.S. E90 sarebbe la soluzione migliore. In grado cioè di evitare sul piano ambientale il massacro di un territorio già dilaniato dalla presenza di altre infrastrutture ingombranti e di evitare uno spreco di denaro pubblico che può invece essere utilizzato per adeguare la nuova arteria alle esigenze dei vari comuni che, anche per motivi di cassa, vengono bypassati dalla strada e restano senza alcuno svincolo di accesso e di uscita. Portavoce di questo malcontento è il sindaco di Albidona dr.ssa Filomena Di Palma la quale, non avendo partecipato alla interlocuzione istituzionale perché eletta solo l’anno scorso, si è detta “insoddisfatta e contraria rispetto all’ultima ipotesi progettuale” e minaccia la “mobilitazione istituzionale e popolare per ostacolare la messa in opera della progettazione definitiva peraltro non concordata con gli enti locali interessati”. «La nostra posizione – ha scritto la Farmacista Di Palma – resta chiara: la strada deve essere fatta e con la massima urgenza, ma con il minor sacrificio ambientale possibile. È infatti incomprensibile – ha aggiunto – il ripetuto rifiuto di realizzare i lavori utilizzando, laddove possibile, e cioè nei circa due/terzi dei complessivi 39 chilometri, l’esistente tracciato della S.S. 106 già adeguato realizzato a fine anni ’70, mantenendo, ovviamente le tre gallerie previste per l’attraversamento dei 3 abitati di Trebisacce, Amendolara e Roseto Capo Spulico». Si tratta, come ribadisce il sindaco di Albidona, delle stesse osservazioni già deliberate in consiglio comunale e trasmesse, per come richieste entro il 5 giugno ultimo scorso, al Ministero delle Infrastrutture e all’Anas. Dopo aver sottolineato l’enorme danno ambientale che si prospetta per il suo comune, il primo cittadino di Albidona paventa il rischio che al danno si unisca anche la beffa di non poter disporre di uno svincolo bidirezionale che consenta di innestare sulla nuova arteria la Provinciale 153 che collega i comuni interni di Albidona, Alessandria del Carretto ed altri comuni lucani fino al Parco Nazionale del Pollino. «Soltanto la soluzione prospettata nel progetto del 2013 – chiarisce la dr.ssa Di Palma – poteva rappresentare allora e può oggi rappresentare, per tutto il territorio, un’opportunità di crescita e di sviluppo per combattere l’isolamento delle aree interne e contrastare lo spopolamento in atto da decenni». Detto questo il sindaco di Albidona, interpretando il pensiero anche degli altri sindaci dei comuni interni, suggerisce che le risorse risparmiate si potrebbero e dovrebbero investire per migliorare la viabilità interna tra cui la Provinciale 153 che versa in condizioni pietose. «Una cosa è certa: – conclude il sindaco di Albidona – questa comunità non potrà accettare una soluzione del genere e contro questa sciagurata ipotesi, se necessario, siamo pronti ad avviare tutte le opportune iniziative di protesta e di mobilitazione istituzionale e popolare».

Pino La Rocca

 

ALTO JONIO-26/06/2017: Si alza all’improvviso il termometro e l’Alto Jonio, notoriamente arido e siccitoso, va a fuoco un po’ dappertutto depauperando quel poco di verde che si è salvato dagli incendi negli anni passati.

Albidona

Incendio Trebisacce

Trebisacce

ALTO JONIO Si alza all’improvviso il termometro e l’Alto Jonio, notoriamente arido e siccitoso, va a fuoco un po’ dappertutto depauperando quel poco di verde che si è salvato dagli incendi negli anni passati. Anche questa volta, infatti, nonostante gli encomiabili sforzi degli agenti del Corpo Forestale dello Stato, dei Vigili del Fuoco e delle squadre antincendio costretti ad operare da terra spesso su terreni impervi e senza strade di accesso, nei primi roghi di quest’anno decine e decine di ettari di macchia mediterranea e centinaia di alberi di ulivi, di quercia e di frutta sono andati in fumo. Colpa di un mese di giugno particolarmente infuocato ma colpa anche dei soliti ritardi con cui ogni anno viene avviata la campagna antincendi con l’utilizzo dei mezzi aerei che, proprio a ragione del difficile accesso da terra, si dimostrano indispensabili per domare gli incendi. Tre gli incendi più devastanti verificatisi nelle ultime ore nei comuni di Albidona e Trebisacce: il primo si è verificato nel martoriato territorio di Albidona e precisamente lungo gli argini del torrente Pagliara nel quale, nonostante gli sforzi dei Vigili del Fuoco Volontari di Trebisacce, sono andati in fumo decine di ettari di bosco e di macchia mediterranea. Gli altri due incendi hanno interessato il territorio di Trebisacce: il primo nelle vicinanze del centro abitato e precisamente nella zona sottostante il monte Mostarico nel quale le fiamme hanno divorato numerosi alberi di ulivo e messo a rischio i tralicci dell’alta tensione che in quel punto si abbassano per favorire l’entrata sotto traccia. Quello ancora più violento è divampato sabato mattina sulla collina che sovrasta la frazione di “104”, dove il fuoco, partendo dai margini della S.S. 106 e trovando terreno fertile in una boscaglia lasciata allo stato brado, si è inerpicato nel canalone che sale verso il pianoro distruggendo una vasta fascia di bosco, di macchia mediterranea, di ulivi e minacciando molto da vicino alcune abitazioni che sorgono ai piedi e sulla collina. Si tratta dell’area che si estende dalla sede del Consorzio di Bonifica fino alle contrade Pagliara e Rovitti, un’area particolarmente difficile da raggiungere da terra ma molto prossima al mare per cui sarebbero bastati pochi lanci di acqua da parte dei Canadair per spegnere l’incendio ed evitare la distruzione di tanto verde e, soprattutto, di scongiurare il panico da parte degli abitanti della case rurali che si trovavano lungo la scia del fuoco. Cosa che è risultata estremamente difficile per i Vigili del Fuoco e per gli uomini da terra proprio a causa dell’impervietà della zona.

Pino La Rocca

 

Alto Jonio-20/06/2017: Alessandria del Carretto entra tra i Borghi Autentici d’Italia

Aless. d. C.

Vinc. Arvia

ALTO JONIO Prestigioso traguardo, quello raggiunto dal borgo montano di Alessandria del Carretto, il comune più alto (1.000 m.s/l/m) del Parco Nazionale del Pollino che, dopo pochi mesi di anticamera ha vinto la sua battaglia ed è stato inserito a pieno titolo nella Rete BAI (Borghi Autentici d’Italia) e farà compagnia d’ora in poi agli altri tre comuni calabresi,  Roseto Capo Spulico (CS), Miglierina (CZ) e Melissa (KR) già presenti nella Rete BAI.  La bella notizia, arrivata da Biccari (FG) un piccolo borgo medievale incastonato tra le propaggini del subappennino dauno che dall’alto dei suoi 700 m. è il più alto dell’intera Puglia e dove nel fine settimana si è svolta la Festa Nazionale dei Borghi Autentici d’Italia, premia la determinazione e la tenacia dell’associazione non profit “APS Vacanzieri insieme attraverso l’Italia” il cui fondatore e presidente Vincenzo Arvia ne ha fatto subito rimbalzare la..lieta novella ed esalta nello stesso tempo la lungimiranza degli amministratori locali guidati dal sindaco Vincenzo Gaudio. L’annuncio dell’importante riconoscimento è stato dato dal presidente della Rete BAI italiana Ivan Stomeo sindaco di Melpignano (LE), di recente nominato nuovo delegato nazionale dell’ANCI per i temi “Energia e Rifiuti” che, per la cronaca, è stato ospite ad Alessandria del Carretto nel corso di una grande manifestazione promozionale svoltasi l’estate scorsa nel caratteristico borgo montano  e organizzata dal presidente Vincenzo Arvia in collaborazione con la giornalista salentina Carmen Mancarella direttrice della rivista di promozione turistica “Spiagge”. «L’associazione APS… – ha scritto da Biccari il prof. Arvia – esprime grande compiacimento per il traguardo raggiunto e ringrazia quanti, a vario titolo, hanno contribuito a far vincere questa scommessa alla comunità alessandrina». Il primo messaggio di congratulazioni è arrivato dal sindaco di Roseto Capo Spulico Rosanna Mazzia che guida la delegazione di Roseto a Biccari: «L’azione di forte attenzione all’ambiente e alle tradizioni che, da sempre, esprimi nelle tue iniziative e la sensibilità con cui l’amministrazione comunale di Alessandria del Carretto guidata dall’amico Vincenzo Gaudio, – ha scritto l’avv. Mazzia da Biccari – ha colto l’importanza di entrare a far parte del BAI. Esso rappresenta – ha aggiunto la Mazzia – il primo importante passo per intraprendere un cammino nuovo e diverso per lo sviluppo del nostro territorio…Ora bisogna andare avanti per cogliere tutte le opportunità di questa lungimirante scelta».

Pino La Rocca