Ventitré anni, classe sopraffina e futuro da predestinato. Semplicemente Paulo Dybala. Oggi è universalmente noto come la “Joya”, ovvero il gioiello. Da piccolo, invece, era il Pretino. Il motivo? La maglietta gli andava così larga che sembrava una tunica.

È uno dei nuovi fenomeni del pallone mondiale che, da un collegio sudamericano, sbarca alla Juventus nel 2015, dopo essere stato il “Picciriddu” (il bambino) prediletto dei supporter del Palermo. La sua è una storia unica, fatta di sofferenza, riscatto, gioia e amore per il calcio. Firma il primo contratto a 11 anni (il più giovane argentino ad averne mai siglato uno)e a 15, per un tumore, perde il padre Adolfo cui era molto legato. Lo accompagnava quasi tutti i giorni da Laguna Larga, dove abitava, a Cordoba, cinquanta chilometri di distanza circa. Qui giocava per l’Instituto. Quando si sistemò nella pensione del club, Paulo venne ribatezzato “El Pibe de la Pensión” (Il Ragazzo del Collegio).

Altri tempi. Adesso, forse, sta segnando troppo per essere un numero 10. In quest’inizio di stagione colleziona gol manco fossero follower su Instagram. Eppure non è nemmeno un 9. Assomiglia sempre più a un 9 e mezzo.

Al di là delle cifre, Dybala è la poesia nella prosa del calcio italiano. La fantasia mancina tra tanti destri banali. La prova che l’abilità prevale sull’esibizionismo.

Danza sulle punte, dal piede calcia perle, non semplici palloni. Il sinistro è preciso come un quadro di Mondrian.

È il Messi della Serie A. Il miglior giocatore del campionato senza ombra di dubbio. Ha uno squisito difetto di fabbrica: la fantasia. Se gli regali spazio e tempo va a nozze: aperitivo, pranzo, cena e dopocena. E ringrazia, educatamente, facendo ciò che sa fare meglio: il gol. Ad alcuni difensori fa venire la sindrome di Stendhal.

Per certi versi sembra Mandrake. LEGO e scacchi la sua fissazione-passione fuori dal campo.

Inoltre non fa una “cagata” ad ogni passo, come certi uccelli della Patagonia, parafrasando Jorge Valdano. Per ammirarlo non è necessario obliterare il biglietto dello stadio, basta pagare le bollette di telefono, luce e gas. Trattasi di giocatore che è trenta/quaranta pagine avanti al manuale del football.

Con lui voli dal bianco e nero al Super HD, senza passare per il technicolor. Il calcio non è un gioco per singoli. A meno che tu non sia un 10 di tutto rispetto che fai la qualunque con l’attrezzo di cuoio. Dicono che certe maglie pesino più di altre. Per i giocatori normali, sicuramente. Non per Dybala. Chi trova lui, trova un tesoro.

Obiettivi futuri? Vincere il terzo scudetto consecutivo con la Madama, fare di tutto per riportare la Coppa dalle Grandi Orecchie a Torino e scalare gerarchie nella Selección albiceleste.

Può riuscirci perché vederlo giocare è piacevole come sedersi a guardare un tramonto con la persona che si ama. Alla Juve da due anni si Baila como el Paulo, si Dyballa e Tryballa perché il calcio è anche gioia. O meglio Joya!

Davide Capano

Università del Calcio

(foto uk.news.yahoo.com
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