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Cesena-22/05/2017:MotoGP: Nicky Hayden non ce l’ha fatta

MotoGP: Nicky Hayden non ce l’ha fatta

CESENA – “Il Collegio medico ha accertato il decesso del paziente Nicholas Patrick Hayden, ricoverato da mercoledì scorso 17 maggio nel reparto di Rianimazione dell’Ospedale Bufalini di Cesena a seguito del gravissimo politrauma occorso in quella stessa data”.

Nicky Hayden, campione del mondo MotoGP 2006, non ce l’ha fatta ed è deceduto oggi, dopo cinque giorni di agonia. Fatali per il pilota sono stati i traumi e le lesioni riportate alla testa e alla zona toracica. Il pilota statunitense era ricoverato da mercoledì all’ospedale Bufalini di Cesena dopo l’incidente in bici.

Tutta la redazione di The Sports si stringe attorno a tutta la famiglia Hayden.

Riposa in pace Nicky.

 

A cura di Luigi Cristiano (Capo Redattore http://thesports.altervista.org/)

Cosenza-20/05/2017:Pino Faraca è uno dei figli più ricordati di Cosenza, ciclista indimenticato e pittore dall’immenso talento. (di Luigi Cristiano)

Pino Faraca è uno dei figli più ricordati di Cosenza, ciclista indimenticato e pittore dall’immenso talento. È trascorso poco più di un anno dalla scomparsa di Pino e in occasione del 1* memorial Pino Faraca ho incontrato Patrizia Faraca, sorella di Pino, e sua nipote Roberta Castellano. La storia della famiglia Faraca inizia nel profondo sud degli anni ’30, in un’Italia che di lì a poco avrebbe conosciuto il secondo conflitto mondiale. Francesco Faraca nasce nel centro storico di Cosenza il 1° Gennaio del 1935. Francesco vive la sua adolescenza tra miseria e polvere, e la sua unica via di fuga era la bici e l’amore per il suo idolo, il più grande ciclista italiano di tutti i tempi Fausto Coppi. È il 1949, il Giro d’Italia passa da Cosenza e Francesco si arrampica su di un muro per applaudire Coppi: “La rivalità tra Coppi e Bartali era leggenda. “[…] Coppi mi sorrise e mi salutò; lo presi come un segno del destino. E fu amore per la bici.” Francesco è un buon ciclista tra i dilettanti, vince in Puglia, in Abruzzo e nel GP di casa che si svolge sul circuito di Corso Mazzini. Sfiora la vittoria al GP San Pellegrino e nel GP di Ischia. Il 27 agosto, proprio di ritorna da Ischia entrando a casa trova sulla porta la moglie con il piccolo Giuseppe in braccio. È nata una stella luminosissima. Giuseppe è il primo di sette fratelli, cinque dei quali imbracceranno la bici e seguiranno le orme di papà Francesco. Giuseppe è attivo tra i dilettanti dal 1976 al 1980, coglie diverse vittorie con la maglia della squadra di famiglia la Fausto Coppi – ndr la squadra fondata da papà Francesco e dall’amico Vincenzo Le Donne – tra cui spiccano quelle al giro di Campania, a Vertova e il record della cronoscalata Bologna-Raticosa. “Per scherzo lo portai ai piedi di una salita fatta di pietra con pendenze impossibili da scalare per un ragazzo […] Lui senza indecisione inforcò la bici e senza apparente difficoltà scalò quel muro senza mai alzarsi dal sellino.” (Francesco Faraca – dopo aver incoraggiato suo figlio, Pino, a scalare la salita della cosidetta Delegazione, sita nel Centro Storico di Cosenza). Il 1981 è l’anno della consacrazione mondiale di Pino. Faraca è da poco passato professionista con la Hoonved-Bottecchia,e il ds Zandegù scommette su di lui: “È Faraca il nuovo Bahamontes.” Pino impressiona al Giro del Mediterraneo e alla Milano-Sanremo, giunge 5° al Giro di Puglia e al Giro dell’Etna tira la volata al compagno Mantovani 2° preceduto dal grande Saronni, giunge 9° nel GP di Lanciano. Pino è atteso alla conferma, è tra i convocati per il Giro d’Italia. È il 13 maggio quando il Giro parte da Trieste, Pino è 10° nella prima semitappa a Bibione, e nello stesso giorno si aggiudica la cronosquadre sempre sul traguardo di Bibione: Moser è in rosa, Faraca veste la maglia Bianca di miglior giovane. Sarà poi 5° in classifica a 22″ dalla Rosa di Moser, in fuga con Argentin viene fermato da Zandegù per aspettare il capitano Mantovani: perderà minuti che lo faranno scivolare al 13° posto in generale. Tappa dopo tappa impone il suo talento. Diventa capitano e nonostante due cadute conquista la maglia Bianca. La difenderà in maniera eccelsa sulle Dolomiti: nella scalata delle Tre Cime di Lavaredo Pino è in fuga con Battaglin, Saronni, Ceruti, Munoz e Argentin. Taglierà il traguardo a 40″ da Battaglin e ipotecherà la Maglia Bianca. La sera nella sua stanza d’albergo Pino, papà Francesco e zio Mario, e il fratello Giacomo troveranno alla porta Motta, Gimondi e un vecchietto, Gino Bartali pronti a complimentarsi con il giovane cosentino. Faraca concluderà il Giro 11° dietro a Baronchelli. La sua scesa è inarrestabile, Alfredo Martini lo affianca durante il Giro degli Appennini e gli comunica che farà parte della rosa degli azzurri per il campionato del mondo. Pochi minuti dopo Pino scivola, si rompe la clavicola e sbatte la testa: è in coma. La caduta pone fine alla carriera di un astro nascente del ciclismo italiano. Pino si riprenderà ma non tornerà ai livelli di prima, riproverà l’esperienza al Giro nell’82 e nell’83 senza risultati eccellenti. Nell’86 mentre affronta la discesa della Crocetta viene investito da un auto pirata e trasportato d’urgenza all’ospedale di Paola, rischia ancora una volta la vita. Nell’86 arriva l’ultima presenza al Giro, passa con la carovana da Cosenza dove è applaudito per l’ultima volta dal suo pubblico. Dopo aver lasciato il ciclismo Pino si dedicherà alla pittura – aveva conseguto il diploma al Liceo Artistico – coltivando una passione che lo ha sempre accompagnato sin da bambino. Pino adorava Picasso, suo idolo insieme a Eddy Merckx. “Vincerò le mie Tre Cime di Lavaredo, quando qualcuno guardando un mio quadro, senza paura di sbagliare dirà: è un Faraca.”Pino vivrà una seconda giovinezza nella sua galleria d’arte di Cosenza, dove darà vita ai suoi pensieri con dense pennellate di colore ispirandosi al suo pittore del cuore Picasso: i quadri rappresentano scene di vita quotidiana, ciclisti in fuga che si stagliano in un paesaggio umanizzato e affrontano temi di attualità come la dipendenza dalla droga e dall’alcol, passando per l’amore per il Cosenza, sua squadra del cuore e per Cosenza, sua città natale. Le sue opere sono conservate gelosamente dalla moglie Maria e dalla sorella Patrizia, e dall’amico fraterno Ernesto Colnago, fondatore della Colnago e grande estimatore di Pino. Uno dei suoi quadri diventerà, anche, nel 2005 la copertina ufficiale del suo amato Giro D’Italia.

Un grazie speciale a Patrizia e Roberta.

A cura di Luigi Cristiano (redattore thesports.altervista,org)

 

Cosenza-27/02/2017:Un seminario di formazione gratuito incentrato sul tema: “I decreti delegati, la nuova Mobilità e il contenzioso”

Adele Sammarro

Un seminario di formazione gratuito incentrato sul tema: “I decreti delegati, la nuova Mobilità e il contenzioso”, se ne discuterà il 27 febbraio, dalle ore 9 alle 13, presso il liceo scientifico “G.B.Scorza” di Cosenza. L’evento, organizzato da Confintesa Scuola, sarà occasione per chiarire dubbi e argomentare su come verranno applicate le disposizioni introdotte dalla “Legge 107/15” in questa delicata fase di passaggio, in concomitanza con il via libera alle deleghe da parte del MIUR.  Si tratta di una serie di novità  che nei prossimi mesi apporteranno significativi cambiamenti al settore scolastico. A completamento del percorso di riforma avviato dalla “Legge 107/15”, il MIUR ha pubblicato il mese scorso  le otto deleghe per l’attuazione della cosiddetta “Riforma Buona Scuola”. La pubblicazione delle deleghe ha da subito destato molti dubbi e perplessità da parte degli operatori del mondo scolastico, che verranno investiti, nei prossimi mesi, dalle molteplici innovazioni previste sia per quanto riguarda l’accesso e l’avanzamento di carriera, sia per le nuove norme per la certificazione e la valutazione delle competenze, gli Esami di Stato, la Riforma 0-6, l’inclusione e il diritto allo studio. Durante il seminario di studio verranno illustrate anche le novità relative alla nuova mobilità professionale del personale scolastico. Interverranno sul tema, Dino Caudullo, redattore de “La Tecnica della scuola”, Mario Blasi, tecnico dell’ufficio scolastico, Adele Sammarro, segretario generale Confintesa Scuola. Al termine del seminario, ai partecipanti sarà rilasciato l’attestato, utile per l’arricchimento del proprio Portfolio. Il seminario formativo dà diritto all’esonero come previsto dalla normativa.

Cosenza-19/12/2016:DOCENTE CONDANNATO PER AVER DENIGRATO COLLEGHI E DIRIGENTE

Adele Sammarro

Adele Sammarro

DOCENTE CONDANNATO PER AVER DENIGRATO COLLEGHI E DIRIGENTE

Si recavano a scuola tutte le mattine con tanta voglia di fare, ma presto la voglia si tramutava in disagio sia per docenti che alunni. Una vicenda singolare quella che ha interessato un noto liceo reggino, su cui, da tempo, erano posati i riflettori per via di una questione legata ad un docente di matematica e fisica, il cui caso ha suscitato non poche polemiche all’interno dell’istituto. Ritenuto, un “soggetto problematico”, dalla intera comunità scolastica in cui operava da oltre dieci anni. Descritto come un uomo dal temperamento eccessivamente conflittuale e molesto. Il prof era diventato un vero incubo per l’intera comunità, ma ad avere la peggio erano le colleghe, sì, era proprio su di loro che era solito accanirsi rivolgersi con epiteti lesivi e con un fare piuttosto aggressivo. Tanto da creare timori, ansie e paure. “In più occasioni- racconta una docente- si è manifestato molto offensivo e aggressivo ”. L’atteggiamento vessatorio e aggressivo aveva destabilizzato la serenità all’interno dell’istituto. Insomma, il clima, negli ultimi tempi, era divenuto irrespirabile, e gli episodi di conflittualità erano all’ordine del giorno. A lamentarsi non solo i colleghi, molti dei quali “vittime”del prof, ma anche alunni, genitori, il personale scolastico e il Dsga. Il docente, ormai, era entrato in forte attrito con tutte le componenti della scuola, tanto da richiedere delle visite ispettive per acclarare quanto veniva denunciato e, quanto la comunità era costretta a subire. Dagli atti trasmessi si evince che il prof addirittura “durante le ore di lezione, evidenziasse i suoi rapporti conflittuali con la dirigente scolastica ed i colleghi”, e ancora, – come testimonia una Rsu della scuola,-aggiunge quanto segue: “il prof continua ad avere comportamenti deontologicamente deprecabili…fermando nei corridoi della scuola i docenti in servizio e continua nel tentativo di mettere in cattiva luce l’attività sindacale di RSU del sottoscritto e quella dirigenziale della SV”. Il clima teso e il susseguirsi di continui episodi incresciosi, che si registravano quotidianamente, hanno preoccupato molto il direttore generale dell’Usr Calabria, Diego Bouché, che è subito intervenuto sulla vicenda, tanto da adottare un provvedimento d’urgenza nei riguardi del prof. Il tutto, dopo aver acquisito la relazione ispettiva e un’enorme mole documentale dei fatti; si è così stabilito di trasferire, con immediatezza, per incompatibilità ambientale, il docente in altro istituto dello stesso comune di titolarità. Dalla sentenza del 9 dicembre, si apprende che: “La sussistenza di una grave conflittualità con i colleghi risultava pure dal fatto che il prof. T.F. aveva registrato a loro insaputa, all’interno della scuola, alcune conversazioni”. Insomma, le pressioni del prof erano continue sui colleghi e non solo, ma anche con alcuni genitori e il personale amministrativo, condotte di lamentale di alunni circa argomenti politici usati in sede scolastica e giudizi negativi su personalità politiche di governo. L’ insieme di elementi ha indotto, poi, il tribunale del lavoro, “a stabilire che si tratta di fatti oggettivi, contenuti in documentate denunce di persone che allo stato rappresentano segno di tipico e diffuso di venir meno della serenità dell’ambiente scolastico in cui operava il docente”. Nel mentre, il provvedimento – arrivato il 9 dicembre scorso, è giunto in conformità con quanto previsto dalla legge. Una sentenza particolare, unica, che ha condannato il docente per aver commesso il reato di denigrare colleghi e dirigente. La questione si è risolta definitivamente a livello di giustizia amministrativa per opera del Tribunale del lavoro di Reggio Calabria che ha emesso due ordinanze di primo e secondo grado: le ordinanze condannano il docente alle spese e definiscono pienamente legittimo il provvedimento emesso dal direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale della Calabria.

     Adele Sammarro 

Cosenza-19/11/2016:Oliverio con il ministro Boschi a Cosenza a sostegno del Sì alla riforma costituzionale.

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Comunicato Stampa

 

Oliverio con il ministro Boschi a Cosenza a sostegno del Sì alla riforma costituzionale.

 

“Via via che passano i giorni e si avvicina la scadenza del 4 dicembre vedo crescere una forte attenzione nel merito di una riforma che io reputo necessaria alla vita del nostro Paese”.

E’ quanto ha affermato, tra l’altro, il Presidente della Regione, Mario Oliverio, intervenendo oggi pomeriggio alla manifestazione a sostegno del Si alla riforma costituzionale svoltasi presso l’auditorium “A.Guarasci” del Liceo Classico “B. Telesio” di Cosenza a cui ha partecipato il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi.

“La ritengo necessaria -ha proseguito Oliverio- perché il cuore di questa riforma è un ordinato rapporto tra lo Stato e le Regioni, ovvero il superamento del Bicameralismo perfetto. Viviamo in un Paese in cui per portare a conclusione l’iter di una legge occorre impiegare, in media, 563 giorni. Questo non è più concepibile in un Paese che vuole stare al passo con l’Europa e con il mondo globalizzato e che vive in un contesto storico che richiede immediatezza e rapidità nelle risposte. Non è un caso che negli ultimi venti anni il ricorso al voto di fiducia si sia moltiplicato. E ciò mortifica il Parlamento e chi vuole rappresentare le istanze delle comunità. Semplificare, quindi, è una necessità per la vita di un Paese che voglia stare in campo in un mondo globalizzato”.

“Il secondo punto –ha aggiunto il presidente della Regione- riguarda il rapporto tra Stato e Regioni e la confusione che viene determinata dalla cosiddetta legislazione concorrente attraverso cui è difficile stabilire dove finisce la competenza della Regione e dove comincia quella dello Stato. L’80% del contenzioso che grava sulla Corte Costituzionale riguarda proprio questo malinteso rapporto. E’ necessario, quindi, un ordinamento diverso, attraverso cui stabilire con chiarezza dove e su quali materie c’è la competenza del primo rispetto alle seconde e viceversa. Finora ho ascoltato argomentazioni diverse nel variegato schieramento che sostiene il NO alla riforma, ma non ho ancora sentito uno solo mettere in discussione la necessità di superare il bicameralismo paritario che , lo ripeto, rimane il cuore di questa riforma.

E anche rispetto a quelli che dicono che questa è una riforma confusa e che subito dopo il 4 dicembre, se dovesse prevalere il no, si metterà immediatamente mano ad un’altra proposta, più seria e condivisa, davvero credete che costoro possano avere l’interesse, la capacità e la stessa unità di intenti per sedersi intorno ad un tavolo e lavorare celermente ad una nuova proposta di riforma? Non prendiamoci in giro.

Passeranno almeno altri venti anni prima che si arrivi ad una nuova proposta di riformare lo Stato”.

“L’ultima cosa su cui voglio soffermarmi –ha detto, ancora, il presidente della Giunta regionale- è quella che riguarda l’uso distorto di un voto che non può essere utilizzato per bocciare un governo o una giunta regionale. Al centro della riforma c’è qualcosa che va ben aldilà di un governo o di una giunta regionale o, addirittura, di un congresso interno al Pd ed è l’interesse dell’Italia, il suo futuro.

Agli amici e ai compagni, anche a quelli del Pd che oggi sono schierati sul fronte del No, mi permetto di dire di riflettere sul fatto che qualora il No dovesse prevalere, anche con le percentuali che si agitano in questi giorni, il risultato sarebbe il frutto di un guazzabuglio, di un combinato/disposto sciagurato. Ecco perché dobbiamo utilizzare questi giorni che mancano alla data del 4 dicembre per sollecitare nei nostri concittadini una riflessione seria, onesta, nel merito, sul cuore di questa riforma.

Nel corso della storia, quando gli italiani furono chiamati, attraverso il referendum,  a scegliere tra repubblica e monarchia, ci fu una parte del Paese, il Sud, che andò contro corrente. In quel passaggio si  accentuò il dualismo tra Nord e Sud perché il Mezzogiorno, rispetto al futuro che allora era rappresentato dalla scelta per la Repubblica, si schierò dalla parte sbagliata. In quel passaggio delicato e importante la città di Cosenza rappresentò un’avanguardia schierandosi dalla parte giusta”.

“Io credo –ha concluso Oliverio- che anche questa volta, in questo nuovo passaggio storico per la vita del Paese, il Mezzogiorno e la Calabria ci staranno da protagonisti e dalla parte giusta, per riconquistare il peso e la considerazione che meritano Se lo faremo, se staremo dalla parte del cambiamento, conquisteremo maggiore forza e maggiore peso specifico. Sono sicuro che questa aspettativa non sarà delusa e che da questa parte del Paese e dalla Calabria verrà un contributo determinante per scrivere una pagina importante della storia e del futuro del nostro Paese”.

 

 

 

Cosenza-16/11/2016: VISIONI

Cosenza-14/11/2016: Sciopero Confintesa Scuola per docenti e Ata (di Adele Sammarro)

   
Adele Sammarro
 
 
Confintesa Scuola

Così come già ampiamente annunciato, Confintesa Scuola parteciperà allo sciopero di giorno 14, all’insegna di quei Valori che prescindono da qualsiasi bandiera e che stanno alla base dello stile e della coerenza della rappresentatività della giovane sezione del sindacato.
Il bene da perseguire, superiore a qualsiasi personalismo, è quello di migliaia di docenti esclusi da qualsiasi attenzione da parte della politica del Governo: pur avendo più volte constatato la totale chiusura del MIUR ad aprire le GAE per i precari abilitati – perchè sarebbe un accettare il fallimento della 107 – si ritiene opportuno partecipare perchè ogni segno di protesta ben organizzata produce movimento positivo atto a sottolineare le storture di un sistema che non possono essere risolte solo per via giudiziaria.
Difatti, il ricorso continuativo ai tribunali creerebbe semplicemente il continuo arricchimento di alcuni ai danni dei soliti: divisioni su divisioni che produrrebbero ulteriori fratture insanabili anche tra gli stessi docenti, dividendo chi ha fatto ricorso da chi non l’ha fatto e creando ulteriori disparità.
In tal senso, la politica dovrebbe prendere posizione concreta, funzionale al bene della comunità scolastica tutta: a tal fine, potrebbe essere utile cogliere l’occasione per focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla situazione della scuola in un momento in cui le famiglie si stanno rendendo conto dei disagi che la 107 sta comportando in questa fase profondamente delicata.
Difatti, a nostro avviso, al giorno d’oggi, ogni sciopero sarebbe insufficiente e fine a se stesso se non fosse funzionale a creare un volano culturale atto a ristabilire il patto fiduciale tra le agenzie educative principi della nostra società: scuola e famiglia. La mobilitazione oggi dovrebbe smuovere l’opinione pubblica, entrando nelle case degli Italiani, per una sana informazione circa tutte le storture di questa situazione in cui a pagare i danni del sistema, prima di tutto, sono gli studenti. Giova ricordare, infatti, che nonostante la propaganda finalizzata alla divisione secondo la scientifica metodologia divide et impera, il bene degli studenti passa dal bene dei loro docenti e viceversa: sono due facce della stessa medaglia che riguardano l’intera comunità scolastica.
In tal senso, vista la situazione contingente venutasi a creare con tutti i disagi arrecati a causa di quanto sta avvenendo nei vari USP e con tutto ciò che ne consegue, con danno concreto per gli studenti e le famiglie, potrebbe essere utile cogliere la palla al balzo per sfruttare un impatto mediatico che permetta di avanzare le prime istanze fondamentali per ristabilire una visione olistica che integri sinergicamente famiglia e scuola, impegnante entrambe all’unisono a generare futuro.
Forse non si otterrà nulla in termini di GAE; sicuramente sarebbe stato meglio unire più forze sindacali sotto l’unica bandiera del rinnovamento culturale e della rinascita del ruolo degli “in-segnanti”, proprio per quell’unione che tanto serve alla categoria; ma, nella consapevolezza di tutto ciò ed evitando di illudersi, un buon motivo per partecipare c’è: dimostrare tutto il dovuto dissenso allo storture attuali ed ergersi con forza a difesa di tutto ciò che la cecità dell’Amministrazione sta distruggendo.

Cosenza-08/01/2016:MIGRANTI ITALIANI: APRIRE UN FRONTE DI AUTONOMIA SOCIALE


MIGRANTI ITALIANI: APRIRE UN FRONTE DI AUTONOMIA SOCIALE – Ecco alcune mie riflessioni pubblicate questa mattina sulla prima pagina del Quotidiano del Sud.

Visti i numeri pubblicati in queste ultime ore sui principali organi di stampa, viene da riflettere diversamente sul fenomeno migratorio da cui l’Europa è invasa ed è responsabile. In Italia arrivano i migranti dei paesi un tempo colonizzati dagli Europei, arrivano “braccia” di lavoro a basso costo in un paese, il nostro, dove si lamenta l’elevato costo del lavoro e della sicurezza, dove domina il lavoro nero che diventa più tale quando si accoglie la forza lavoro migrante. Un tempo erano “proletari” che partivano in cerca di fortuna, possessori solo della propria prole, adesso si dice “migranti” ed è come una “traduzione” dello stesso termine. I migranti che arrivano in Italia hanno la stessa faccia degli Italiani del dopoguerra, anche loro arrivano dopo una guerra o da una guerra in corso nel loro paese. Una guerra è il bisogno. Si capisce perché alcuni politici dicevano che i migranti sono la nostra ricchezza, il nostro futuro: certo sono lavoro a costo zero, meglio ancora se clandestini. Da noi allora arrivano le braccia di lavoro senza garanzia, permettono anche la cattiveria della corruzione di chi lucra sulla loro miseria, anche questo accadeva nell’Italia di un altro tempo. Ma una storia non c’è più, questo è un tempo che non ha la storia come sua periodizzazione, l’effetto della globalizzazione è anche questo. Da questa Italia migrano i giovani, laureati e no, c’è chi ha la laurea dell’università e chi ha la semplice laurea dell’età, perché avere venti anni significa avere la laurea del futuro. La vanno a consegnare in Inghilterra, in Germania, negli Stati Uniti, in quelli che sono stati e sono i paesi colonialisti. Noi consegniamo i “cervelli”, si scrive, ed è assurda anche questa espressione che dice non di una persona, ma di una parte del corpo, quello ad uso della produzione richiesta e corrente. È un effetto domino: a noi arriva la forza lavoro di braccia e da noi parte la forza lavoro d’intelligenza. Questo paese, il nostro, resta ad economia di braccia, mentre formiamo intelligenze che altri assumono a proprio vantaggio e consumo, ringraziando delle spese risparmiate per la formazione. È una follia. La Germania ha chiesto i documenti ai Siriani, assicurandosi che fossero “intelligenze”, gli altri li hanno inviati altrove. La Svezia, la Danimarca hanno chiuso l’accesso, non certo agli Italiani. Ed è preoccupante perché capiamo che siamo un paese di migranti, non un paese che accoglie i migranti, ma che fa parte del flusso di migrazione secondo una “sistemazione” geoeconomica assai precisa, una distribuzione a misura dello sviluppo. Gli effetti sono questi. L’Europa colonialista non può più restare nelle terre di colonizzazione, non offrono sicurezza, ci sono guerre, restano quelle del petrolio, dove s’inviano aeri di supporto ai coloni locali. Non si può certo investire in quelle zone, così ecco che si fa il percorso inverso, vengono loro da noi a lavorare a costo zero, si pagano anche il viaggio, arrivano nudi alla meta, cioè nella condizione di accettare qualunque sfruttamento. Dall’Italia vanno via i laureati, pronti a produrre ricerche, oggetti, applicazioni, tecnologie. Ci sono poi quelli che vanno a fare i banconisti, i camerieri, i ristoratori. A vedere dall’alto come un padrone divino, si direbbe che tutto funziona secondo quel ciclo di distribuzione del lavoro che soppiantò quello che un tempo era la distribuzione delle merci di lavoro. Adesso la distribuzione non è delle merci, ma di chi le produce. Non si distribuiscono cose ma persone. Le merci sono le persone. Così leggiamo le statistiche del giorno che danno l’emigrazione dall’Italia più forte al Nord che al Sud con a capo le grandi città Milano, Roma, Napoli, ma anche Bolzano a rappresentare come sia falsificante quell’altra statistica che dice che la qualità della vita è più alta a Trento che a Reggio. L’emigrazione da Trento dice che ad emigrare sono i centri universitari. Quelli di Reggio possono restare e confondersi con quelli che arrivano a braccia nude. I Calabresi restano le persone più ospitali del Paese, bisognerebbe farle queste statistiche. Anche per Napoli che sta vivendo com’era in altri tempi la rappresentazione di una città alternativa alla globalizzazione, dove la qualità della vita ha lo stile della gioia. Certo bisogna fare passi avanti, ma è questo lo sviluppo che vogliamo ed è fuori dal mercato delle persone. C’è da riflettere sul grado di libertà del paese. C’è da riflettere. La libertà di un paese si misura dalla qualità dei propri legami sociali. Qui dobbiamo fare resistenza. Aprire questo fronte, non di secessione territoriale, ma di autonomia sociale. Non si tratta di imitare o riportare qui modelli di altri e di altrove. Si tratta di ritornare ad essere autonomi, riprenderci la nostra ricchezza, ritornare qui, convocare un “convegno di ritorno” di tutti gli emigrati e di tutti i giovani che vogliono migrare qui dove vivono ed abitano, perché migrare sia alla fine trasformare e fare delle nostre terre un meta di viaggio. In fondo siamo viaggiatori, la differenza è questa. Chi viaggia sa ritornare, conosce il ritorno, sa dell’origine. Può anche non ritornare e continuare a restare là da dove è partito, lo sappiamo, non perdiamo il nostro accento e i nostri gesti. Chi non sa ritornare non viaggia, va via, non sogna.