Category Archives: Italia

Italia-09/08/2018: CALABRIA (E ITALIA): INCUBO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

Sogno di una notte di mezza estate

CALABRIA (E ITALIA): INCUBO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

 

La notte afosa, guarnita da un cielo di stelle sbigottite e scintillanti, si accende qua e là sulla linea di costa di variopinti lampi di artificiali gaiezze: per Santi ricorrenti, processioni imploranti, matrimoni opulenti o sbandierate agiatezze.

Si agitano, festosi ed isterici, vivaci e slanciati calici di plastica grondanti di acidi prosecchi, e si spandono assordanti ritmi demenziali, che la notte, come il succo della viola del pensiero spruzzato sugli occhi della sua Titania dal geloso Oberon di Shakespeare, sparge sugli eccitati abitanti, affinché, come nella commedia, imbambolati dal sortilegio della pozione, si risveglino al mattino innamorati del primo incontrato, anche se (come Bottom: vedi immagine) con un corpo sormontato da una testa asinina.

Ed ecco infatti che da improvvisati squallidi palcoscenici, su cui si affacciano raggianti somarelli politici, come schierati a ridosso della golosa mangiatoia, si dà vita al remake del solito film: “Via col vanto”. La trama, sempre prolissa, rintorcinata e sgrammaticata fino allo sfinimento, è sempre la stessa: quanto siamo stati, siamo e saremo bravi.”.

E la viola del pensiero, che aleggia sul pubblico incantato, nasconde i risultati asinini che si sono prodotti, e si produrranno, nel passato, nel presente e, ovviamente, nel futuro.

“Sempre teeesi, ad incrementare il turismo,”, declama con orgoglio un primus inter pares, indicando con gesto ampio e teatrale il mare od i monti circostanti come se ne fosse stato lui stesso il creatore, “siamo riusciti ad attrarre, in agosto, 15.000 turisti nella nostra cittadina di 5.000 abitanti.”.

Miracolosa operazione, calcola il solito rompicoglioni, visto che la cittadina dispone di un solo alberghetto da 30 camere ed un paio di pensioni: 500 turisti a camera non c’entrerebbero nemmeno allo stato liquido.

La realtà, che la viola pietosamente nasconde, è che si tratta di un melanconico controesodo estivo di chi se n’è fuggito a suo tempo, sempre grazie alla catena asinina, e torna, a dare aria alla casa degli avi, un po’ per nostalgico affetto, e un po’ più per ridurre le spese di un periodo di ferie troppo costoso altrove.

In poche parole, non tutti, ma buona parte dei “turisti” di cui si vantano oggi, sono gli ex cittadini (o loro discendenti) di fatto scacciati dalla politica dei loro predecessori; e buona parte dei futuri, saranno quelli mandati via da loro stessi attualmente.

E la Tv di Stato, sul suo Agorà mattutino estivo, promana, insieme al profumo di viola, un’esclusiva (sic) intervista inginocchiata di mezz’ora a chi, dopo essersi magnato tutto, avere distrutto tutto e trascinato la Nazione alla rovina più disastrosa ed irreversibile, espone il solo rammarico (sigh) di non aver saputo comunicare bene quanto di bello, buono e giusto si era prodotto.

Ma bando agli sterili sconforti, come esclamava Rossella O’Hara: “Dopotutto, domani è un altro giorno!”.

E ci si potrà allietare con premi alla sconfortante carriera, presentazione di libri avidamente letti solo dagli scriventi, proclamazioni di Miss (ancoraaa?!) sparute ed allampanate, o sbrindellati concertini rock (sic) che, se trasmessi in Tv, farebbero cambiare canale dopo tre secondi.

Sempre presentati dall’asino di turno che, gonfio come un tacchino, ne rivendica la lungimirante messa in scena (a spese di tutti, anche di chi ne farebbe volentieri a meno).

Il resto (il vero turista, la cultura, le nicchie d’eccellenza, gli antichi miti valorizzati, la competenza operativa) può aspettare, c’è tutto il tempo.

Suggerire idee o programmi produttivi intelligenti (o peggio, geniali)?

Si può fare, certo, ma è inutile, perché l’asino tenderà in ogni modo a dimostrare la sua caparbia determinazione ad essere sempre, e soltanto, un asino.

Maurizio Silenzi Viselli

Italia-27/07/2018: ORRORE! DÈMONI ALL’ASSALTO DELL’ITALIA

Vade retro

ORRORE! DÈMONI ALL’ASSALTO DELL’ITALIA

 

Il noto settimanale Famiglia cristiana (sic) ha lanciato l’allarme: un dèmone tenebroso si aggira per le nostre contrade.

Agitando lo striscione con sù scritta la sua nota ragione sociale “Più morti di fame ci sono, e mejo stamo noje”, ha lanciato la famosa invettiva esorcista: Vade retro Salvini.

Un noto ricercatore e svelatore di misteri come me, a questo punto, non può non porsi la domanda: di quale dèmone si tratta?

Questo interrogativo non sembri questione di lana caprina (come le zampette di quei pelosi e cornuti esseri infernali), in quanto J. Collin de Plancy, nel suo “Dizionario infernale”, scritto nel 1818, e, pubblicato, dopo varianti aggiuntive, nel 1845, con l’approvazione del Monsignor Arcivescovo di Parigi, ne elenca con nome, aspetto, qualità (si fa per dire), poteri e competenze operative, una quantità impressionante (oltre a streghe, spiriti e mostriciattoli sparsi di vario tipo) nel suo trattatello di oltre 200 pagine.

Insomma è bene sapere con chi abbiamo a che fare in questo grave momento per essere pronti a fronteggiarlo.

Scientificamente sono andato per esclusione. Faccio un solo esempio: non può trattarsi del dèmone Amduscia (vedi sopra identikit del soggetto), sia per la poca somiglianza col Salvini, sia perché questo “Granduca degli inferi”, quando si manifesta, pare si accendano suoni d’invisibili trombe e di orchestra, e quando parla si dice che gli alberi s’inchinino nel sentire la sua voce: scartato.

Come scartati, sempre per precise descrizioni del de Plancy anche altri: Astarotte, Asmodeo, Belfagor, Andras, Belezebuth, ecc.

Sono approdato infine ad un unico soggetto infernale possibile: il “Diavolo barbuto” (pag.47).

Pare, spiega sempre il de Plancy, con inesorabile logica, che questo maligno sia stato così chiamato a causa della barba: e questo coincide perfettamente col Salvini. Non solo, ma sempre, pare, sia in possesso della formula per la “Pietra Filosofale”, notoriamente in grado di trasformare il piombo in oro.

Quest’ultima magica facoltà spiegherebbe la sua ricorrente affermazione di poter tagliare le tasse al 15% pur senza avere lo Stato la necessaria disponibilità di cassa per farlo: provvederebbe lui stesso snocciolando lingotti d’oro come bruscolini.

Con ciò credo di avere risolto il mistero del tipo di dèmone con cui abbiamo a che fare.

Ma il nostro solerte negromante infernale de Plancy (oggi, più correttamente, diremmo neromante), mi suggerisce la possibile esistenza di un’anche più pericolosa invasione demoniaca (quella sopra citata mi sembrerebbe auspicabile: altro che vade retro).

Dunque si tratta della descrizione del più dissoluto diavolo infernale:Belial.

Questo perverso satanasso amante del vizio, avrebbe un’anima ripugnante e vuota, ma un aspetto esteriore seducente.

Pare che i Sodomiti (e forse, mi permetto di aggiungere io, anche una sparuta minoranza di cretini) ne abbiano sempre professato il culto.

Aggiunge anche che il teologo Delanere farebbe derivare il suo nome dalla parola “Ribelle”. Ribelle? Ma è quanto scritto sulla copertina dell’ultimo Espresso: “Ribelliamoci”.

Pare che questo spregevole maligno, a cui il Wierus, nel suo “Inventario della monarchia di Satana” dedica molto spazio ed attenzione, creato subito dopo Lucifero, quando gli si fanno delle ricche offerte, esponga le tesi gradite dall’offerente.

Non solo, ma per propalarle ai creduloni, procurerebbe, ad amici ed abili suoi servitori, onori e favori.

Disporrebbe, questo cornutone del cazzo, di ben 80 legioni di schifosissimi mefistofeli come lui.

Ora, è vero che Salomone riuscì a ficcare lui e le sue legioni in una bottiglia, che poi calò in un pozzo, ma è anche vero che i Babilonesi, credendo che nel buco avesse celato un tesoro, la ruppero nel tentativo d’impossessarsene: liberi tutti!

Suggerirei di organizzare un gigantesco esorcismo per stanare questa masnada di diabolici mascalzoni che, mi sembra, si sono annidati nel sistema.

È facile riconoscerli, anche se le corna e le zampe da caprone sono invisibili: sparano cretinate a mitraglia (spesso in prima pagina).

Maurizio Silenzi Viselli

Italia-24/07/2018: TUTTA COLPA DELLA TORRE DI BABELE

TORRE DI BABELE

l’Espresso RIBELLIAMOCI

TUTTA COLPA DELLA TORRE DI BABELE

 

Gli uomini (e incredibilmente anche le donne) prima che avvenisse il fattaccio, parlavano tutti la stessa lingua.

Inutile starci a girare intorno per spiegare la cosa: se uno diceva “cane” tutti capivano a quale animale si riferisse, così come se pronunciava la parola “salciccia” erano tutti concordi nel ritenerla un insaccato di maiale.

Un giorno, il solito arruffapopolo, cominciò ad inzuffare le genti sulla poca attenzione del Padreterno nei loro confronti: “Eccolo! Se ne stà lassù per cazzi suoi, e non si rende conto dei problemi che abbiamo noi quaggiù…”.

Ovviamente, per i motivi già accennati in premessa, capirono tutti il ragionamento, e non poterono far altro che concordare con la stizzita analisi.

“Allora cosa facciamo?”, si chiesero l’un l’altro smarriti.

Un noto costruttore edile si fece avanti e propose: “Realizzeremo una torre altissima, fino a raggiungere il palazzo divino là sopra le nubi, e potremo così stabilire un contatto diretto, un’interlocuzione, un canale comunicativo che ci permetta di esporre i problemi all’Altissimo e, se Dio vuole, riceverne soluzione.”.

Approvata l’idea si diede corso ai lavori: una vastissima fondazione, in grado di sostenere l’alto torrione, fu immediatamente scavata e gettata.

I lavori avanzarono con grande velocità ed efficienza perché, sempre per i motivi in premessa, se uno diceva fai questo, quello lo faceva pari pari: capiva al volo insomma.

L’Eterno, una volta che si trovò a dare un’occhiata annoiata di sotto, strabuzzò gli occhi vedendo un mostruoso cilindro litico che stava per sfiorare il primo livello di nubi.

“Ma che stanno a fa’ stì pidocchiosi?”, si chiese esterrefatto, “Un’irruzione abusiva nella pace celeste? Mò te li sistemo io stì rompicoglioni!”.

Con un ampio e potente gesto della mano confuse i loro linguaggi. Ognuno diceva cose che l’altro non comprendeva.

I lavori, di fatto, cessarono, ognuno eseguiva direttive incomprensibili: nun se capivano più.

Veniamo all’oggi. In una nazione totalmente contraria a nuova immigrazione, compresi quelli già regolarizzati (sempre col solito tormentone: fatta salva l’accoglienza, per obbligo legale, e per piacere morale, ai profughi di guerra), una sparuta minoranza, per inconfessabili motivi Multinazionali, o per semplice incapacità analitica della realtà, sostiene l’incondizionata accettazione all’afflusso di milioni di estirpati da territori che loro considerano insoddisfacenti.

Ma voglio aprire una parentesi sulla questione dei profughi di guerra. L’ordinamento relativo fu elaborato in tempi in cui le guerre erano di aggressione militare di un paese su di un altro.

Oggi, in tutto il pianeta, si sbudellano a vicenda, nella maggioranza dei casi, per insignificanti differenze religiose. Ne discende l’obbligo all’accoglienza per entrambe le fazioni in conflitto civile (sic), che, non solo non vedono l’ora di continuare a scannarsi l’un l’altro, pur in un contesto diverso, ma addirittura, essendo accolti in una comunità ulteriormente terza di cultura religiosa rispetto alla loro, finiscono pure per odiare, entrambe, il paese ospitante, scatenandoci operazioni terroristiche.

Tornando a palla, pensare che sia difendibile il desiderio di cambiare casa, se la propria non considerata soddisfacente, per andarsi a ficcare abusivamente in una più bella e confortevole, significherebbe trovarsi una torma di imbucati, insoddisfatti del loro “due camere e cucina”, a Buckingham Palace od al Palazzo del Quirinale (che notoriamente gode di un suo ponentino molto più malandrino).

In questo quadro, indubbiamente complesso, la gloriosa testata dell’Espresso, degenerata, per infingardaggine editoriale, ad allegato domenicale con diffusione ed interesse inferiori ai bollettini parrocchiali, si è slanciata in una scalcinata campagna di stampa a favore dell’immigrazione, al grido di guerra: Ribelliamoci!

Ecco, per colpa forse dell’incresciosa vicenda di Babele: nun se semo capiti.

Ribellioni, o rivoluzioni, le fanno, da sempre, maggioranze vessate da prepotenti minoranze.

A volte, minoranze armate, mettono in campo un colpo di stato, ma non è il nostro caso (almeno voglio sperare).

Ed aggiunge, in sottotitolo: “Perché nessuno possa dire: non avete fatto niente.”.

Tranquilli, nessuno vi accuserà di non avere fatto niente, se non, di pensato o ragionato (o peggio, gratis).

Maurizio Silenzi Viselli

Italia-20/07/2018: SLOW FOOD ITALIA: NESSUNA RICHIESTA DI DEROGA ALLA PESCA DI NOVELLAME

SLOW FOOD ITALIA: NESSUNA RICHIESTA DI DEROGA ALLA PESCA DI NOVELLAME

Il Comitato Esecutivo Regionale Calabria, nel prendere atto della smentita del nazionale, conferma che l’iniziativa della condotta Pollino Sibaritide Arberia non è assolutamente in linea con le battaglie che Slow Food ha effettuato negli anni per preservare l’ambiente e la biodiversità. La ripresa della pesca di novellame causerebbe un terribile processo di impoverimento del mar Mediterraneo. Non si chiami in causa la difesa di tradizioni gastronomiche e delle economie per una pratica svuota mari.

Slow Food Italia prende le distanze dall’iniziativa promossa dalla sede locale di Slow Food Pollino Sibaritide Arberia, che intende avanzare una proposta di deroga sulla pesca della sardella (novellame), in quanto non corrisponde alla inequivocabile politica associativa da tempo assunta sull’argomento della pesca di novellame, indipendentemente dalla specie a cui esso si riferisce.

Anni di impegno associativo hanno permesso di raggiungere un obiettivo straordinario che è stato suggellato dal divieto di pesca di questa categoria di pesce. Questo in nome di una riconosciuta mancanza di sostenibilità di questo tipo di pratica che causa di danni irrimediabili alla popolazione e alla ricchezza dei nostri mari.

Non c’è, quindi, alcuna intenzione di partecipare a richieste di deroghe relativamente a tale divieto, anzi si ritiene che non debbano essere avanzate ai competenti uffici dell’Unione Europea; la ripresa della pesca del novellame, sia pur limitata, creerebbe un danno enorme agli stock e all’equilibrio naturale che con fatica si prova a difendere e alla conservazione di una risorsa naturale già messa a dura prova dalla pressione antropica poco sostenibile.

La presenza di pescato locale nella ristorazione va stimolata attraverso politiche di sensibilizzazione dei consumatori e dei ristoratori, sempre entro confini di piena sostenibilità e tutela dei nostri mari e delle nostre coste. Tuttavia, questo obiettivo non può in alcun modo essere raggiunto chiedendo una modifica alla normativa che Slow Food ha sostenuto con l’impegno di moltissimi attivisti, ricercatori, esperti di settore che hanno profuso ogni sforzo per il raggiungimento di questo risultato di valore straordinario.

Nemmeno la difesa di tradizioni gastronomiche locali può essere un argomento per richiedere deroghe alla pesca del novellame, perché avallerebbe un grave e pericoloso processo di impoverimento del mar Mediterraneo. Slow Food ha assunto da tempo una posizione chiara e inequivocabile e nessuno, a suo nome, può sostenere il contrario.

Vincenzo Alvaro 
– giornalista –  
mail:  v.alvaro@abmreport.it 
phone: +(39).339.5637481 
site: www.abmreport.it 
skype: @alvaroabm 
fb: https://www.facebook.com/vincenzo.q.alvaro 

Italia-14/07/2018: MAURIZIO SCENDE (SIC) IN POLITICA

BACINO ESAGONALE

MAURIZIO SCENDE (SIC) IN POLITICA

 

Dopo tante battaglie civili che sarebbe troppo lungo elencare, avrei deciso di scendere (verbo appropriato) in politica.

Essendo un pragmatico ho pensato di farlo con il massimo ed efficace metodo: prendere il meglio del meglio da chi ha avuto nel campo più alti consensi.

La voglio prendere larga: chi è il più popolare tra gli imperatori romani? Nerone. E cosa ha fatto? Ha incendiato Roma. Bene, non dico che darò veramente fuoco alla città eterna, ma nel programma elettorale prometterò di farlo.

Poi, essendo architetto (oltre al vasto resto), allegherò un progetto urbanistico per una nuova, più bella e splendente che pria, urbe.

Una metropoli, per dirne una, senza buche nell’asfalto. E senza rifiuti da smaltire.

Come dite? Vada per l’assenza di buche, ma dove ficcherei i rifiuti? Ma nelle attuali ed odiate buche, che, pare, a fidarsi delle attuali opposizioni al Campidoglio, siano più che sufficienti a contenerli tutti.

Naturalmente, da quel gran democratico che sono, lascerò alle opposizioni la possibilità di spazzolare liberamente su altri buchi: neri (senza riferimento al loro, poco profumato e posto in fondo alla schiena), di bilancio (e di memoria), nell’ozono e di ciambelle e caramelle.

Mi cimenterei anche a promettere di risolvere uno dei problemi attualmente più sentiti: dove far approdare tutti i migranti imbarcati su navi di ogni nazionalità, attualmente costretti a restare lì, nel periglioso mare, senza poter fare, come hanno sempre fatto, un bel niente.

Allora, bando a magliettine rosse o striscioni (pagate/i da chi?). Come sapeva bene l’amico Giulio Andreotti, quando preparava la sua tesi sulla Marineria Pontificia (e fu cooptato da Alcide De Gasperi), la chiesa fino a qualche secolo fa disponeva di un porto a Fiumicino, quello esagonale ancora visibile (detto di Traiano ma in realtà di Claudio; come ho esaustivamente dimostrato nel mio “Il Porto di Roma” edito da Newton & Compton Editori).

E allora, bando alle ciance domenicali in piazza San Pietro sull’accoglienza Urbi et Orbi, riapriamo (mia promessa elettorale) il collegamento al mare con il bacino esagonale, e dirottiamo tutti i natanti in attesa sulle sue capaci banchine. Poi, come allora, con chiatte via Tevere, li facciamo accomodare nei giardini vaticani (attualmente deserti).

Aggiungo, da vero perfezionista elettorale, che abbandonerei il vetusto JusSoli, per un più efficace Jus Mari, cioè, per dirla tutta, chiunque si trovasse imbarcato al largo nel Mediterraneo, si troverebbe di fatto ad essere cittadino della Città del Vaticano. Con tutti i vantaggi inerenti (lo dico ad informazione dei migranti che pensassero, ingenui, ad una migliore collocazione in Germania): sigarette e benzina a pochi euro, supermercati dedicati, con ogni ben di Dio (sic), senza tasse aggiunte e, scusate se è poco, il Paradiso garantito (di qui e di là).

Maurizio Silenzi Viselli

Italia-10/07/2018: GRILLO: PARLAMENTARI ESTRATTI A SORTE? ORRORE!

GRILLO: PARLAMENTARI ESTRATTI A SORTE? ORRORE!

 

Ha fatto molto clamore l’idea proposta da Beppe Grillo di estrarre a sorte i nomi dei parlamentari dal semplice elenco dei cittadini italiani.

Ora, leggendo le quotidiane cronache giudiziarie, anche di questi giorni, che vedono arrestato il Presidente della Basilicata, indagato quello calabrese, e via via parlamentari, sindaci, assessori e consiglieri, mi si è aggricciata la pelle. Infatti, se passasse la proposta di Grillo, rischierei di scivolare, qualora estratto, molto velocemente, da cittadino architetto, a recluso ergastolano.

La cosa mi disturberebbe non poco, perché, leggermente appesantito, ed impegnato a snellire la mia comunque elegante figura, mi vedrei con orrore dilatato da quello slabbrato camicione a righe orizzontali.

Pensate un po’ voi, inoltre, il raccapriccio di trovarmi in cella con vecchi manigoldi politici, che, in crisi d’astinenza, cercherebbero di sfilarmi l’orologio o qualcuna delle penne che normalmente mi porto dietro per motivi professionali.

O peggio trovarmi a guardare il cielo a scacchi con il mio vecchio sarto, estratto a sorte senatore anche lui, al quale non rivolgevo più il saluto, visto che si ostinava a cucirmi i calzoni con il cavallo troppo stretto. Insopportabile.

Poi, ignaro delle regole carcerarie, mi chiedo: passano il Martini cocktail (molto secco) come aperitivo? È previsto un qualche dessert? Si dispone di un buon cognac a fine pasto? E, mi tremano i polsi solo a porre il quesito: non sarà vietato fumare la pipa?

Allora, per evitare queste dirompenti sciagure, proporrei un’alternativa: estrarre sì a sorte i parlamentari, ma tra i tanti latitanti ancora in circolazione. Questa luminosa idea si presenta perfetta nella sua stessa formulazione: uno che è stato tanto bravo da non farsi acchiappare fino ad oggi, malgrado la spietata caccia che gli hanno fatto, una volta parlamentare inacciuffabile, potrebbe dare corso a quella politica di stabilità da tutti auspicata.

E dell’Araba Fenice della spending review , vogliamo parlarne? Nessuno di loro si presenterebbe a ritirare lo stipendio, per paura di esporsi all’arresto: un parlamento a costo zero.

Vi renderete conto che la proposta, pur nascendo da giustificati motivi personali, finirebbe per restituire notevoli vantaggi politici ed economici alla nazione tutta.

Maurizio Silenzi Viselli

Italia-04/07/2018: PROGETTO DI “ISOLA SCINTILLANTE DI ULISSE NEL GOLFO DI SYBARIS”

Isola scintillante giorno

Isola scintillante notte

PROGETTO DI “ISOLA SCINTILLANTE DI ULISSE NEL GOLFO DI SYBARIS” (copertina immagine A)

Premetto che questo progetto non si basa sulla storia, ma sul mito, sulla leggenda, sulla fantasia e sulla poesia.

Un’isola scintillante nel Golfo di Sybaris dove la leggenda e la fantasia vogliono che si sia sprofondata l’Isola di Ogigia, dove Ulisse passò sette degli anni narrati nell’Odissea (vedi B: Percorso di Ulisse).

B Percorso di Ulisse (1)

Calipso, sentendo il volere di Giove commentò tristemente che quegli stessi Dei quando Ulisse peregrinava e subiva la sorte avversa non lo aiutarono, ed ora, che lei lo aveva accolto e nutrito ed amato, gli ingiungevano di lasciarlo andare.

In ogni modo gli fornisce il legname per costruire la sua zattera ed i pani ed il vino per rifocillarsi durante la navigazione. Gli da anche dei vestiti adatti e gli promette un vento favorevole: “…Che alle contrade tue ti spinga illeso…”.

Quindi Ulisse prende il mare e: “…Lieto l’eroe dell’innocente vento,/La vela dispiegò. Quindi al timone/Sedendo, il corso dirigea con arte/Né gli cadea sulle palpebre il sonno/Mentre attento le Pleiadi mirava,/E il tardo tramontar Boòte e l’Orsa/Che detta pure il Carro, e là sì gira,/Guradando sempre in Orione, e sola/Nel liquido Ocean sdegna lavarsi/L’Orsa, che Ulisse, navigando, a manca/Lasciar dovea, come la diva ingiunse.”

Dunque, ecco un’ulteriore traccia che svela i luoghi: Calipso aveva informato Ulisse che per tornare ad Itaca doveva navigare lasciando a sinistra le stelle della costellazione del Carro.

Ora, se partissimo con la barca dalla nostra Ogigia, dovremmo proprio seguire questa rotta per andare ad Itaca.(vedi C: Rotta Ogigia Itaca)

C Ogigia Itaca

PROGETTO

L’idea è quella di ancorare nell’area della Secca di Amendolara (vedi D: Secca di Amendolara e Comuni) delle casse galleggianti in acciaio inox contenenti ognuna: batterie, 4 faretti led, pannello solare e traliccio a cui sospendere una sfera specchiata in grado, oscillando e ruotando col moto ondoso, di scintillare di giorno riflettendo il sole, e di notte riflettendo la luce dei faretti alimentati dalla batteria.

Si tratterebbe di un’attrazione di grande impatto scenografico in grado di alimentare turismo internazionale ed indotto.

Il sistema di manutenzione organizzato a riva (pulizia e sostituzioni) produrrebbe anche una serie non indifferente di posti di lavoro.

Il copyright sull’immagine, detenuta dai Comuni interessati (Roseto, Amendolara, Trebisacce, Sibari, Corigliano, Rossano), produrrebbe un significativo ritorno economico.

Le immagini in sequenza ed il video espongono lo schema del progetto.

Qualora i comuni fossero interessati ad approfondire l’idea potrei tenere una conferenza dibattito in cui spiegare più ampiamente il progetto.

Contatti sul profilo Facebook: Maurizio Silenziisiznelis.

Maurizio Silenzi Viselli architetto.

A seguire immagini: 1 – 2 – 3 – 4 più VIDEO 5

2 Isola scintillante

1 Isola scintillante

3 Isola scintillante notte

4 Isola scintillante giorno (1)

 

 

Italia-28/06/2018: 3°MEGALOTTO: GOVERNO DEL CAMBIAMENTO, O DEL MANTENIMENTO?

Cyrano de Bergerac

3°MEGALOTTO: GOVERNO DEL CAMBIAMENTO, O DEL MANTENIMENTO?

 

Nicola Morra, Margherita Corrado ed Elisabetta Barbuto (M5S), in una nota congiunta hanno lanciato un monito sulle possibili infiltrazioni mafiose nella realizzazione del 3° Megalotto Sibari Roseto.

Come mai, si chiedono stupiti, si è dato così poco risalto all’uccisione a pistolettate di un presunto boss locale definito “Ministro dei Lavori Pubblici” dell’Alto Jonio? Vicenda oscura che ipotizzano legata proprio al 3° Megalotto.

Tutto qui? Queste le mosse del cambiamento? E vi siete impegnati in tre per elaborare questo rivoluzionario pensiero operativo: sollecitare tutti a denunciare eventuali infiltrazioni che, a vostro dire, tra l’altro, sono già in atto?

Pensavo, io, sciocchino, che “cambiamento” non si riferisse a semplicemente riscaldare la solita ciofeca, prima fredda e stantia, in un più attuale forno a microonde. Immaginavo, ingenuo, che si potesse cucinare una nuova pietanza più appetitosa.

Da quel sempliciotto che sono, credevo che si sarebbe andati a verificare il perché tale progetto abbia un costo stratosferico (Davigo ce ne chiede ancora, perplesso, il motivo). O perché, pur essendoci un’alternativa meno costosa e devastante, si sia scelto testardamente questo.

E, sempre da noto credulone, avevo ipotizzato che se ne valutasse meglio anche la qualità ambientale (nel suo scarrozzare allegramente tra pianori marini e fiumare incontaminate ed affascinanti).

Da architetto e piccolo dilettante studioso di storia ed archeologia (ho solo ricostruito il progetto urbanistico di Claudio per il porto di Roma, svelato la posizione della Lucetia preromana ed il progetto urbanistico alla base dell’attuale Parigi, nonché quello di Londinium, ed altre bazzecole), avendo indicato il luogo di giacitura della Sybaris arcaica, evidenziando, ullallà, che il progetto del 3° Megalotto ci passerebbe proprio sopra, supponevo, cretinetto, che, col minacciato cambiamento, si sarebbero subito ordinate indagini geomagnetiche sul sito, onde scongiurare un possibile scempio storico di dimensioni planetarie (Sybaris è alla base della civiltà occidentale).

E invece, come quando Valvert rivolge al Cyranò l’insipido insulto sul suo naso: “Voi…Voi avete un naso…Ecco…Un naso…Molto grande! Ecco!”, mi viene da rispondere come lui: “Sì. Tutto qui?

Tutto qui?! Eh no! È un po’ poco, ragazzi (e ragazze) miei! Ce n’erano di cose da dire e da fare sul 3° Megalotto, diamine! E di toni da sfoggiare! Per esempio, vediamo:

Aggressivi: “Noi, a chi ha progettato una tale schifezza, consiglieremmo di tagliarsi la mano!”

Amichevoli: “Certo che quando decidete de magnà non vi fate mancare niente!”

Descrittivi: “Ah, e perché non lanciare anche delle bombe al Napalm su tutto il circondario?”

Curiosi: “Ah, con questi sei tratti di strade sullo stesso stretto territorio volevate forse simboleggiare il manico e le corde di una chitarra classica?”.

Ammirati: “Uuh, ma che scempio esemplare! Perché non prevedete anche una deviazione distruttiva su Pompei?”.

Oppure, facendo il verso alla tragedia greca, piangendo: «Ecco il progetto che distruggerà l’armonia di questi luoghi! Guardatelo, il traditore! Infame! Non ne arrossisce di vergogna!».

Ecco quante cose, miei cari, avreste potuto dire per significare un cambiamento. Diversamente, la lingua italiana è chiara in proposito, si chiama: mantenimento.

Chiudo evidenziando che quando scoppia una bomba (metaforica), sono quelli che ci stanno seduti sopra a saltare in aria, anche se sono stati altri ad averla piazzata (esempio concreto: Stadio di Roma).

Maurizio Silenzi Viselli

Italia-23/06/2018: Confintesa chiede rinvio del concorso a Dirigente scolastici

Confintesa chiede rinvio del concorso a Dirigente scolastici

 

 

 

 

 
 
 

Il giovane sindacato di Confintesa L.c.  si appella al Ministro dell’istruzione Bussetti per chiedere il rinvio del concorso a dirigente scolastico, la cui data, per la prova pre selettiva, è fissata al 23 luglio.

NOTA DEL SEGRETARIO GENERALE DI CONFINTESA L.C.

Fissare la pre selettiva al 23 luglio è una mossa azzardata, dichiara Adele Sammarro, Segretario generale di Confintesa L.C., perché va a penalizzare una intera categoria di docenti che non potranno dedicarsi alla preparazione dei quiz in maniera adeguata, poiché impegnati negli esami di maturità. E’ risaputo che prima del 18 solitamente non si finisce, addirittura ci sono commissioni d’esami che terminano intorno al 20 luglio; ragion per cui il lasso di tempo da dedicare allo studio è troppo breve, per non parlare poi, di quei docenti che sono anche impegnati nell’Alternanza Scuola lavoro. Certamente, non si può discriminare in questi termini la categoria dei docenti. Non dimentichiamo che il lavoro degli insegnanti è altamente usurante. E’ necessario pertanto, intervenire immediatamente, per posticipare la data del concorso D.S.,-replica il Segretario generale, Adele Sammarro. E’ inutile ribadire che -continua il Segretario – la calendarizzazione di questa data-, originerà anche molto malcontento. Pensare ad un rinvio è una priorità assoluta, -incalza la Sammarro, cosi come lo è quella di trovare una soluzione per i tanti ricorrenti 2011 che hanno ancora un ricorso pendente, fortemente penalizzati, a differenza dei ricorrenti DS del 2004/06, la cui posizione invece è stata sanata. A questo punto, conclude il Segretario generale di Confintesa L.C, è opportuno pensare ad una risoluzione del problema in termini celeri, che potrebbe essere o un corso di 80 ore, come stabilito dalla legge 107/15, o ancora un concorso riservato. Si ricorda che l’Italia è un stato di diritto, dove tutti siamo uguali dinnanzi alla legge, allo stesso modo la legge deve essere uguale per tutti. Non ci possono essere discriminazioni e disparità di trattamento.

Italia-22/06/2018: IL CAPPONE MACRON SI CREDE GALLO

Cappone gallato

IL CAPPONE MACRON SI CREDE GALLO

 

Lui, Macron, definisce lebbrosa e vomitevole l’Italia.

Il cappone, con evidenti disturbi sessuali, acquistato dalla Multinazionale svizzera Nestlé e da quella americana Pfizer al momento della loro fusione, è stato da loro gonfiato per farlo credere un borioso Gallo.

Non solo, ma quando a sedici anni ha stretto una relazione con la sua allora quarantenne professoressa di Latino, si è convinto di essere anche un esperto di Storia.

Purtroppo, la realtà, è che ha studiato la storia della Francia nei fumetti di Asterix.

Ora gliela sintetizzo io la Storia francese.

Dunque la Francia entra nella storia solo grazie a Roma. Vediamo come.

Quando i Romani civilizzarono quella che chiamarono Gallia, abitata da selvaggi analfabeti con ossa ficcate nel naso e corna ancorate in testa, non esistevano città, ma solo capanne di paglia, fango e sterco di vacca.

Roma introdusse una lingua parlata e scritta, il Latino (chieda alla vegliarda), che, poi stravolto per vostra incapacità di applicazione, si è trasformato nella lingua che le permette oggi di esprimersi in modo, poco civile, ma, diversamente dai suoi avi, comprensibile agli umani.

Oggi la Francia dispone di solo tre grandi città: Parigi, Lione e Marsiglia.

Parigi fu fondata con un progetto urbanistico da Claudio, in un luogo diverso (quello attuale) dalla precedente capannopoli di Lucetia (per informarsi meglio legga il mio “Alla scoperta della città sparita”, conservato a Parigi nella Biblioteca Italo Calvino, su decisione della Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, se, come sembra, non ha assistito alla conferenza che ho tenuto presso di voi, e da voi invitato, proprio in occasione della vostra gelosa Semaine du Patrimoine).

Lione fu fondata dal luogotenente di Cesare, Lucio Munazio Planco, incaricato dal Senato Romano, su proposta di Cicerone. Il quale Planco ne tracciò i confini con un aratro e, bontà nostra, le diede nome Lugdunum (“Città fortificata del dio Lúg (divinità gallica).

Non a caso, era proprio sulla collina Croix-Rousse, che le tre province galliche innalzarono un santuario dove, ogni anno, celebravano il culto di Roma.

Per inciso, un discorso di alto profilo, pronunciato da Claudio al Senato di Roma, che di fatto sanciva la nascita dell’Europa (a lei tanto cara), è stato riportato integralmente su bronzo dai successivi abitanti della città (sta ancora lì esposto).

Marsiglia, dopo la fondazione Greca, è stata poi accresciuta dalla presenza romana (vedi precedente pubblicazione citata).

Aggiungo, per tua conoscenza (a stò punto te dò der tu), che anche l’Amiens dove sei nato, fu sede invernale dell’esercito di Giulio Cesare, e, anche in questo caso, fu sempre Claudio ad accrescerne l’urbanistica, ponendola a base per la successiva civilizzazione della Bretagna.

Vedi ignorantello? Non esiste una storia francese, se non poggiata pesantemente su quella romana, e, se c’è qualcosa che fa schifo, è il tuo modo irriconoscente di pensare e parlare (oltre che di stringere relazioni cappone).

E ad un Romano come me, tu, non potresti nemmeno allacciare i calzari: sei un individuo troppo puzzolente, dentro e fuori.

Maurizio Silenzi Viselli