Category Archives: CINEMA-TEATRO

Trebisacce-10/10/2012:Il soprano Marika Franchino in My Fair Lady

My Fair Lady - Nino Amura

MARIKA FRANCHINO   ENSEMBLE

Marika Franchino nasce a Bari il 2 giugno 1986. Giovanissima inizia il suo percorso di studi presso l’Accademia “G.Mahaler” di Trebisacce (CS) con i maestri F.Martino (teoria e solfeggio) e L.Prete (pianoforte e canto lirico). Nel 2003 è protagonista dello spettacolo “Tra Cielo e Terra … la Danza”, sponsorizzato dalla Regione Calabria e realizzato dall’Accademia di Danza “Tersicore”, diretta dal M ° Antonio Gentile. Nel 2004 partecipa al “Concorso Nazionale di Esecuzione Musicale e Vocale”- città di Cerisano, conseguendo il primo premio con la votazione di 98/100. Nel 2005 è ammessa al Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma. Lo stesso anno collabora come solista con il coro “Diego Carpitella” dell’Università “La Sapienza” di Roma ,diretto dal M ° Giorgio Monari, col quale si esibisce presso l’Aula Magna del Palazzo Rettorato della facoltà di Lettere e Filosofia. Per la F.I.D.A.P.A. tiene un concerto lirico di beneficenza presso il Teatro “Gatto” di Trebisacce (CS) . Nel 2009, si esibisce come solista presso l’Opera Hall del “National Center of Performing Arts” di Pechino. Collabora come solista con l’Associazione Culturale “Ars Major” con la quale ha realizzato l’incisione della colonna sonora dello spettacolo teatrale “L’Ombra di Ares”, del Prof. Gennaro Colangelo e numerosi spettacoli musicali tra cui : “Fantasia Gospel” presso il “Teatro7” di Roma, Pietralata in Gospel, Concerto di Primavera presso il Centro Congressi “Frentani” di Roma, “Don Pasquale” presso il Teatro “Don Bosco” di Roma, concerto per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia presso Maratea (PZ). Nel 2011 con il coro d’eccellenza del Conservatorio “Santa Cecilia”, diretto dal M° M.Cimagalli, si è esibita presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma, nel concerto “TRANS”, con la prima esecuzione vocale del brano“Escape to India” del compositore Philip Glass, con la straordinaria partecipazione del Tashi Lama. Sempre sotto la direzione artistica del M° Cimagalli, ha partecipato a numerose ed importanti esecuzioni corali, presso la Sala Accademica del Conservatorio “Santa Cecilia” tra cui: il Requiem di Mozart, la Messa G-Dur di F.Shubert, la “Missa Brevis” di Zoltan Kodaly (solista), il “Concerto della Memoria” per la Shoah con la partecipazione del M° C. Di Segni, il Concerto per il Beato Giovanni Paolo II con musiche di Bianchi e Gorecki. Con il coro dell’Università degli studi “Roma Tre” diretto dal M° Maria Isabella Ambrosini, ha cantato presso il Duomo di Orvieto (Requiem di Mozart), Ara Pacis di Roma (Gloria di Vivaldi e “Hallelujah” dal “Messiah” di Handel), Teatro “Mancinelli” (Gloria e Magnificat di Vivaldi). Ha frequentato numerose Masterclass tenute da: Roman Vanags, docente presso il Conservatorio di Riga (Lettonia), Anna Maria Ferrante, Carlo Guelfi, Ines Salazar, Antonio Marcenò(tecnica ed interpretazione vocale), Renzo Giacchieri (arte scenica), Luis Salomon (repertorio vocale tedesco), Giovanni Auletta (repertorio vocale napoletano). Tra le esperienze teatrali ricordiamo la partecipazione al progetto di realizzazione scenica “Il segreto di Susanna” di Wolf-Ferrari con regia del M° Loredana Martinez e “Don Pasquale” presso il Teatro Don Bosco; tra quella televisive, la partecipazione al programma “Cultura Moderna”(Canale5). Di recente si è esibita in numerosi concerti solistici presso la “Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea” di Roma, la sala “Pietro da Cortona” e la Protomoteca dei Musei Capitolini, la Sala dell’Immacolata della basilica dei Santissimi Apostoli di Roma, la Sala Accademica del Conservatorio “Santa Cecilia”(Spettacolo musicale “Come in un film di Alberto Sordi”). Dal 2011 è membro dell’Associazione Culturale “Art Work” per la quale ha ideato e realizzato lo spettacolo lirico “Una Notte all’Opera” presso il Teatro “La portella” di Oriolo Calabro ed ha collaborato allo spettacolo di moda “La Notte della Fenice”. Nel 2012 debutta con il ruolo di Pamina del Flauto Magico di W.A. Mozart, per il progetto “La scuola all’Opera”, realizzato dal Teatro dell’Opera di Roma. Diplomanda presso il Conservatorio “Santa Cecilia”, svolge un’intensa attività concertistica e si occupa della realizzazione di spettacoli musicali.

 

Trebisacce-12/08/2012:IL CINEMA INTELLETTUALE DI SERGEJ EJZENSTEJN.

IL CINEMA INTELLETTUALE DI SERGEJ EJZENSTEJN. 

 Il capitale di Karl Marx e Ulisse di James Joyce. Progetti non realizzati.

 

Dedicato al Dottor Franco Geppino Leone.

 

Sergej Ejzenstejn, regista sovietico, nel 1928 lesse il grande romanzo, rivoluzionario dal punto di vista letterario, dello scrittore James Joyce, Ulisse. Dalla sua forma frammentata, apparentemente disordinata nella frase, colse le basi di un vero e proprio linguaggio visivo fatto di oggetti, colori che, connessi fra loro, gettano le tracce di un senso erotico disincantato, pressante e profondo della mente umana. L’attenta lettura provoca stimoli visivi dovuti alla strisciante associazione articolata tra forme longilinee (sesso maschile) e forme arrotondate (sesso femminile), così come le spiega Sigmund Freud ne L’ interpretazione dei sogni.

Sostantivi e aggettivi collocati anche a distanza fra i periodi, vengono associati  e talvolta accompagnati da odori e colori, quali il violetto, l’indaco, l’arancione, il rosso stimolando la sensualità e lasciando emergere il richiamo al sesso, al corpo femminile socialmente mercificato, il rapporto conflittuale e problematico del protagonista Bloom con la figura Femminile, a partire dalla Madre. Tutto questo emerge in misura più o meno cosciente agli occhi del lettore e, da queste basi, si rinforza l’elaborazione teorica di Ejzenstejn su un nuovo tipo di montaggio cinematografico volto a risvegliare le vibrazioni sensoriali dello spettatore. Un montaggio che richiamando tutti gli aspetti del pezzo di montaggio e della composizione delle inquadrature (oggetti e soggetti, forme geometriche, diagonali, angoli acuti e retti, il costume dei personaggi, il tipo di luce, il filtro dell’obiettivo, la sovraesposizione o la sottoesposizione, le distorsioni prodotte da un obiettivo grandangolare quale il 28 mm e da un teleobiettivo quale il 310 mm) avessero un impatto multisensoriale sullo spettatore. Una forza penetrante che ne stimolasse e risvegliasse la psiche.

Nasce in Ejzenstejn il concetto di montaggio armonico o sovratonale, un montaggio che non ‘accorda’ le inquadrature sulla base di un tono univoco, quali un soggetto, una forma o un colore dominanti, ma che proliferasse di vibrazioni complesse: sovratoni visivi e uditivi. Il risultato suscitato dalla lettura di Ulisse di James Joyce, non è “io vedo”, né “io odo”, ma l’ intreccio inscindibile e sovratonale tra  vista e udito (oltre all’olfatto): io sento. Nel 1929 il sonoro non era stato introdotto in Unione Sovietica e Sergej Ejzenstejn partì per l’Europa e gli Stati Uniti per studiarne le prime forme nel cinema e per studiare da vicino gli effetti del capitalismo avanzato per il suo futuro film Il Capitale. L’introduzione del sonoro avrebbe completato la sua teoria dei sovratoni. Mancava il colore; con esso, soprattutto oggi, un autentico montaggio sovratonale, ne sarebbe fortemente arricchito. Ma l’ Ulisse di Joyce non è solo un’opera che colpisce i sensi; essa scava nell’inconscio, nella materia dell’uomo e della donna, nei loro rapporti con la società capitalistica: le calze trasparenti che avvolgono le cosce femminili, osservate con apparente calma da un uomo distinto, sono strettamente riferite al loro prezzo e al negozio d’acquisto: 3 scellini e 11 pence da Sparrow in George’s street. Dunque l’Ulisse è un’opera che, attraverso la fisiologia risale all’intelletto ed elabora tale commento intellettuale: Corpo femminile, Corpo Umano ridotto a Merce. Dunque dal sovratono fisiologico si risale allo stimolo intellettuale. Dall’impatto emotivo al pensiero. Il secondo per mezzo del primo, fino ad intrecciarsi. E allora Sergej Ejzenstejn giunge al montaggio costruito sui sovratoni intellettuali, che elabora durante la realizzazione di due suoi film: Ottobre e La linea generale.  Il vecchio e il nuovo. Sull’onda di questi due film basati su legami associativi tra inquadrature di oggetti, figure e movimenti indipendenti dalla trama, emergono significati politici e sociali. Volendo estremizzare l’aspetto sperimentale sviluppato in questi due film, Ejzenstejn aveva progettato, tra il 1927 e il 1928,  il film tratto da Il capitale di Marx per insegnare all’operaio a pensare criticamente e ad apprendere il metodo di pensiero marxiano. Suo malgrado, non riuscirà a realizzare né Il Capitale né il film Ulisse. Per la trasposizione in film de

Il capitale non riuscirà ad ottenere finanziamenti né in Occidente, né nell’ URSS.

 

Francesco Lupinacci.

 

Reggio Calabria-25/07/2012:AL NASTRO DI PARTENZA LA MACCHINA ORGANIZZATIVA DE”UNASPERANZAXGIULIA”

COMUNICATO STAMPA
AL NASTRO DI PARTENZA LA MACCHINA ORGANIZZATIVA DE”UNASPERANZAXGIULIA”

Possono le istituzioni ela società civile rimanere inermi dinnanzi al dramma
che vive quotidianamenteuna famiglia calabrese? Una famiglia come tante: papà
Gabriele e mamma Marialottano per ottenere giustizia e rivendicare diritti per
la loro piccolaGiulia, vittima di malasanità, per la quale si chiede solo un
adeguato sostegnoeconomico per consentire le necessarie cure.
È per porre questo quesito e ricevere risposte positive, almeno questo èl’
auspicio, che la famiglia Montera, residente a Corigliano Calabro (Cosenza),ha
avviato la macchina organizzativa che condurra’ al  prossimo 15 settembre, a
Reggio Calabria, per  la manifestazione “Una speranza per Giulia”.Il tutto
sotto l’egida dell’Associazione “Una lotta per la Vita – Onlus”,fondata dai
genitori della piccola Giulia e da loro guidata, vera e propriarete di
solidarietà operante sull’intero territorio nazionale, organizzatadalla Carella
Production di Ettore Carella e vede in Rocco Gentile il responsabile di
comunicazione.
La serata, presentata da Cinzia Cavuoto e Franco Tempesta, vedrà
lapartecipazione dei seguenti artisti: i ragazzi della scuola di ballo
“RealDance” di Gallico (Reggio Calabria), direttamente dal successo di “Uno
Mattinain Famiglia”, i quali hanno conquistato il titolo di Campione Italiano
nellacategoria OVER 16 SHOW FREESTYLE con la coreografia “AFRICA” e il titolo
diVice Campioni Italiani nella Categoria UNDER 21 con la coreografia “LA
GUERRADEI MONDI”; la “Eros Cover Band “ composta da cinque elementi e nata con
lo scopodi ripercorrere fedelmente 30 anni di successi del noto cantautore
Romano ErosRamazzotti,band gia’ nota al grande pubblico grazie alla mitica casa
San Remo;direttamente da “Amici” (Canale 5) la bella e brava Januarita Carito,
una topclass Calabrese definita dal giornale nazionale il Domani LA PERLA NERA
DEL SUD;il cabarettista Enzo Costanza, noto per le sue partecipazioni a
trasmissioniMediaset come “La sai l’ultima?”, “Zelig”, “Striscia la Notizia”;
lacantautrice Leda Battista, di sanremese presenza ha calcato i migliori
palcoscenicinazionali e non, ormai amica della famiglia Montera; direttamente
da “Io canto”(Canale 5) la giovane Gabriella Aruanno; da Castrocaro la cantante
Elys; dalcircuito nazionale RADIO NETWORK  ildeejay Codazzo, note le sue
partecipazioni a programmi Rai e Mediaset nonche’ diversifilms in cui lo stesso
era attore; gli artisti calabresi “Etno Sound”, e tantialtri ancora. Dall’
organizzazione ancora massimo riserbo sul nome del grandeospite d’onore nonche’
su quello della madrina della manifestazione. Ancorapriva di ufficialita’ la
location. E’ attesa per i prossimi giorni appositaconferenza stampa in quelli
di Reggio Calabria.
Si confida ora nel sostegno ufficiale, sembra che l’ufficiosita’ ormai
siacertezza,  di enti quali la RegioneCalabria, la Provincia di Reggio Calabria
ed il Comune di Reggio. Nel frattempocomunque la presidenza dell’associazione
unalottaxlavita  ringrazia, anticipatamente,  il presidente della giunta
regionaleScopelliti, il presidente del consiglio regionale Talarico, il
presidente dellaprovincia di Reggio ed il sindaco Arena per la loro certamente
proficuacollaborazione che intenderanno garantire per la buona riuscita
dellamanifestazione.
La parola passa ora ai cittadini e al loro buon cuore, affinché con
lapartecipazione alla serata reggina del 15 settembre e con la disponibilita’
deiprivati a sponsorizzare economicamente il costo della serata si
possacontribuire al sogno di Giulia di poter continuare i suoi viaggi della
speranzafinalizzati al suo miglioramento della qualita’ della vita, di vivere
nel modopiù umano e salutare possibile  e diessere felice.
Si ringrazia per la cortese divulgazione della notizia.
Rocco Gentile
Ufficio Stampa Booking & Press
3339895246

Trebisacce-01/07/2012:TEMPI MODERNI. LA GRANDE CRISI DEL 1929. Charlie Chaplin e Michael Mann.

TEMPI MODERNI.  LA  GRANDE CRISI  DEL 1929.

Charlie Chaplin e Michael Mann.

 

Consolidatasi la meccanizzazione della produzione capitalistica, dal 1921 al 1929 si verificò un incremento di produzione del 50%, quindi di 8 ore di lavoro +  4 ore in aggiunta: un rapporto di quota 1/3 rispetto alla produzione giornaliera per operaio: 4 ore / 12 ore = 33 1/3%. Alla lunga, sarà proprio questa quota di produzione ad essere intaccata dalla crisi, a causa di una quota valore-merce che gli operai non potevano comprare, per nulla pagati per queste 4 ore aggiuntive. Ciò sarà sovrapproduzione, conseguentemente dismissione di macchinari, successivamente contrazione della quota capitale da investire,  riduzione del credito, dunque riduzione di produzione e disoccupazione.

L’incremento della produzione del 50% partiva dalla necessità dell’industriale di tenere costantemente in moto i macchinari e questo poteva farlo prolungando l’orario di lavoro da 8 a 12 ore,  perché, aumentando la produzione, il valore dato dei macchinari si ricostituiva più rapidamente distribuendosi su un numero maggiore di merci prodotte e vendute. Essendo il logorio una perdita periodica di valore del macchinario attiva anche durante il suo inutilizzo, risulta conveniente all’imprenditore impiegare la macchina per più ore di lavoro così che questo valore si trasferisca a pieno, pur sempre periodicamente, sul prodotto. Ora, un prolungamento della giornata lavorativa oltre i suoi limiti, cioè nel nostro caso oltre le 8 ore, si definisce plusvalore assoluto marxiano. Posto del 100% il saggio del plusvalore in 8 ore lavorative, cioè 4 ore di lavoro dell’operaio per riprodurre il salario e 4 ore di lavoro non pagato per riprodurre il guadagno imprenditoriale

(pv’ = 4 ore / 4 ore = 100%),  prolungando l’orario di lavoro per altre 4 ore, il saggio di plusvalore diviene del 200%. Cioè,  pv’ = 8 ore / 4 ore = 200%. Era pratica diffusa, dal 1921 al 1929, ‘estendere’ l’orario di lavoro senza incremento di retribuzione (stretch out). L’operaio lavorava 4 ore in più, cioè 8 ore per l’industriale, ritrovandosi al punto di partenza: aumentavano gli orari di lavoro, ma il suo salario ( $ 4,00), equivalente a 4 ore di lavoro, rimaneva lo stesso, dunque, la sua frustrazione cresceva e vedeva tradita la speranza del sogno americano di scalare socialmente. In questa situazione entrano in scena i rapinatori e i racketeer, che essendo per la maggior parte operai licenziati, figli di operai e disoccupati, mostravano, in buona parte, un senso di solidarietà per gli sfruttati. Uno di questi era John Dillinger che rapinava banche durante i primi anni 30 anche per restituire ai risparmiatori i depositi che avevano perso con la crisi. John Dillinger è il protagonista della versione cinematografica del 2009 del regista Michael Mann, Nemico Pubblico, e la tematica qui sviluppata la si può riassumere in questi termini: non necessariamente il ladro, il rapinatore, il delinquente è un mostro, bensì ha sentimenti, ha un cuore e può avere un’integrità morale superiore ai rappresentanti di un sistema sociale iniquo. La stessa tematica è espressa in modo più pesante, disincantato e lucido, con partecipazione, da Charlie Chaplin in Monsieur Verdoux, film del  1947.

In Tempi Moderni, Charlie Chaplin, il famoso Charlot, nella celebre sequenza della catena di montaggio, mette in scena gli effetti della meccanizzazione industriale sul versante della recitazione e della tecnica: l’imposizione di movimenti ripetitivi e rapidi dettati dal ritmo regolabile del nastro di scorrimento, si prolunga oltre il lavoro e il personaggio, terminato il lavoro, mette in atto una serie di scatti del corpo che non riesce a controllare, una serie di gag convulsive. I bottoni di vestiario che si trovano sui glutei e sui seni delle donne vengono associati ai bulloni che gli scorrono sotto gli occhi tutto il giorno e quindi il suo impulso primario diviene quello di imbullonare seni e glutei: il riflesso sessuale viene snaturato. Tecnica: la frenesia meccanica è espressa con la cadenza di ripresa. Quando uscì il film Tempi Moderni nel 1936, il sonoro era già stato introdotto e la cadenza di ripresa e di proiezione divenne di 24 fotogrammi al secondo. Chaplin decise di girare con la cadenza del film muto, 16 ftg./sec. anziché 24. L’effetto sullo schermo risulta accelerato perché la cadenza del proiettore da 24 ftg./sec. è superiore a quella di ripresa.  Tempi confusi e inquieti sono affidati all’accelerato, anche con  ripresa a 12 ftg./sec.

 

 

Francesco Lupinacci.

 

Castrovillari-29/05/2012:AL CAFFE’ TEATRO DEL PIANTO E DEL RISO APRUSTUM PORTA IN SCENA “PROIBITO”. Sabato 2 e domenica 3giugno ore 21,00.

AL CAFFE’ TEATRO DEL PIANTO E DEL RISO APRUSTUM PORTA IN SCENA “PROIBITO”. Sabato 2 e domenica 3giugno ore 21,00.
DA “PROIBITO” di WILLIAMS a “Ho 12 anni, faccio la cubista, mi chiamano principessa”, tre storie sul mondo difficile dell’adolescenza
Castrovillari – Sabato 2 e domenica 3 giugno, alle 21,00, va in scena al Caffè Teatro del Pianto e del Riso “Proibito”, il nuovo lavoro teatrale dell’associazione culturale Aprustum. Tre storie legate al mondo dell’adolescenza, ad un’infanzia che ha perso i colori dell’innocenza, voci che partono da lontano e che si ricongiungono con quelle provenienti dalla contemporaneità. Un viaggio intimo e carico di atmosfere sull’universo giovanile, che mette in luce la solitudine, la sessualità, il desiderio di perdersi in paradisi disincantati, il rapporto con un mondo adulto, spesso e troppo precocemente emulato. Sulla scena i giovanissimi Martina Aloisio, Virginia Grieco e Luigi Pulice diretti da Casimiro Gatto; scene di Andrea Magnelli. Il viaggio inizia negli States, ai tempi della grande depressione, sulle rotaie di un treno con l’incontro impossibile tra una ragazza perduta e un giovane di famiglia borghese, che discutono della legge spietata del desiderio. Dall’atto unico “Proibito”, uno dei più celebri del grande drammaturgo statunitense Tennessee Williams, la tredicenne Willie cammina in bilico sui binari di una rotaia. Con le braccia aperte, di cui una tiene stretta una banana, l’altra una bambola malridotta, magra come uno stecco e bardata di vecchi orpelli, Willie si è imbrattata goffamente il viso infantile di cipria e rossetto; non ha più di tredici anni e, nonostante il trucco, le rimane addosso qualcosa di inesorabilmente infantile ed innocente. Il ragazzo Tom la contempla dai piedi del terrapieno, ha in mano un aquilone di carta rossa con una vistosa coda infiocchettata. Fra i due ragazzi nasce un dialogo che sfocia in un lungo monologo di Willie. La bambina racconta la sua vita nella casa gialla, dove ora c’è il cartello con su scritto: “Proibito l’accesso” e dove la sorella Alva ha consumato la sua breve vita. Alva è il mito di Willie e la sua perdita il suo dolore. Il dolore, il rimpianto, il coraggio di affrontare la vita sono accompagnati dal vento del sud e da un cielo di carta bianca. La scena si sposta poi ai giorni nostri con i monologhi tratti dal libro della giornalista Marida Lombardo Pijola “Ho 12 anni, faccio la cubista, mi chiamano principessa”, Storie di bulli, lolite e altri bimbi. Nessuno, prima d’ora, aveva mai raccontato e documentato la loro doppia vita. Hanno un’età compresa tra gli 11 e i 14 anni, frequentano per lo più la scuola media inferiore. Due storie autentiche riferite col ritmo del racconto d’indagine e un viaggio nei loro blog ci rivelano per la prima volta un sottosuolo quasi del tutto sconosciuto, sebbene la cronaca sempre più spesso ce ne rimandi indizi. È il mondo dei Peter Pan al contrario, disincantati, provocatori e aggressivi. Il loro regno sono le discoteche pomeridiane. Al sabato pomeriggio escono di casa, con gli abiti di tutti i giorni, annunciando ai genitori visite ad amici, passeggiate in centro, l’ultimo film di cui tutti parlano. Varcata la soglia della discoteca, la trasformazione è totale: perizoma, pelle unta d’olio perché brilli, tiratissima, sotto le luci stroboscopiche, il seno appena coperto da un top invisibile. Queste principesse del pomeriggio ballano su grandi cubi, mimando le pose oscene della lap dance. Ballano davanti agli occhi di altri coetanei, dagli sguardi voraci con in mano cellulari pronti a carpire foto e filmini. Scambi sessuali a pagamento, fumo, droga, bullismo violento, bande organizzate in strutture rigidamente piramidali che scandiscono l’erogazione di abbonamenti e ingressi e il viavai di nuove cubiste.
UFFICIO STAMPA APRUSTUM

 

Trebisacce-25/03/2012:GANGS OF NEW YORK DI MARTIN SCORSESE

GANGS OF NEW YORK DI MARTIN SCORSESE

Si mette in scena la Guerra tra Poveri

 

Due sono i capolavori che hanno aperto in modo preveggente il XXI secolo, anticipandone la sintomatica attualità. Da un lato Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, maestro indiscusso del linguaggio cinematografico, dall’altro il film sopraindicato di Martin Scorsese. Mentre il primo affonda la sua analisi sociale nella psicologia sessuale dell’uomo e della donna contemporanei, il secondo analizza, non solo a livello di dialoghi, ma anche come forma, quindi inquadratura e montaggio, la tematica dei conflitti sociali e delle guerre di classe.

Gli irlandesi immigrati, detti “Conigli Morti”, approdano al porto di New York dal 1846 al 1862 trovando l’ostilità sanguinaria dei Nativi, riuniti nel partito Know Nothing avente come base elettorale i braccianti del Nord Est degli Stati Uniti d’America. Guida di questa fazione è un esponente realmente esistito della piccola borghesia, il macellaio Bill Poole, battezzato nel film Bill “Cutting” per la sua abilità nell’usare coltelli e mannaie, adirato con gli irlandesi. Costoro, storicamente, contendevano le licenze comunali di macellai agli americani nativi. Ma, ancor di più, l’ afflusso in massa degli irlandesi, portava i capitani d’industria ad abbassare ad arte il prezzo del lavoro (salario orario) per prolungare gli orari di lavoro dalle 12  ore di base a 16 ore: l’irlandese per aumentare il suo salario giornaliero, trovandosi di fronte ad un basso salario orario, era indotto a lavorare per 16 ore al giorno. Forti di questa massa disperata disposta a tutto pur di lavorare, i datori di lavoro imponevano le stesse condizioni agli operai americani, oppure non li impiegavano perché avevano sul mercato un salario più alto rispetto agli irlandesi. Gli americani dunque vedevano negli irlandesi la causa della disoccupazione e dei bassi salari. Su queste basi, la lotta tra membri della stessa classe assume il colore di un conflitto tra Protestanti (i Nativi) e Cattolici (“ Conigli Morti”), tra “patrioti” e “feccia straniera”.

Il capolavoro di Martin Scorsese mette in scena questo conflitto con la composizione dell’inquadratura, grazie al suo scenografo Dante Ferretti. Le strutture scenografiche sono basate non sulla simmetria tra porte e finestre (ordine, rigidità), ma su una disposizione asimmetrica (disordine, tensione) e su soluzioni di continuità architettonica. La massa povera si trova a volte collocata in impalcature lignee aventi antenne (verticali) e stabilizzatori (diagonali) che “dividono” i figuranti. Asimmetrica è la scansione delle coppie variabili di assi verticali e delle traverse di sostegno a Y che separano la massa abbrutita collocata nell’ampia costruzione di legno all’inizio del film, poco prima della battaglia. Durante le Draft Riots, le sommosse scoppiate nel 1863 a New York contro la leva militare, l’aristocratico Mr. Schermerhorn pronuncia, sul finire del film, la seguente frase: “ Si può sempre assoldare una metà dei poveri per uccidere l’altra metà”.

Un pezzo di montaggio tratto dalla scena di battaglia iniziale vede questa successione: Monk sferra un colpo di mazza in basso; un’ inquadratura, della lunghezza di circa 1 fotogramma, mostra la mazza che spacca la testa dell’avversario. Ma tale inquadratura è di durata tanto breve (flash cut) che il colpo sembra proiettarsi su un compagno di lotta che si accascia con la gola squarciata.

E’ dunque mostrato figurativamente il seminar zizzania di un industriale americano, Jason Jay Gould, che pronunciò realmente la frase sopra indicata durante i tumulti operai del 1877: “Posso assumere una metà della classe operaia perchè uccida l’altra metà”.

 

Francesco Lupinacci.