Trebisacce-16/09/2025:  GINO RAGO – “L’arte del commiato” di Pino Cozzo

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 GINO RAGO – “L’arte del commiato”

di Pino Cozzo

 

Lo scritto di Gino Rago parte da quei fili di ragno così esili, così deboli, ma che  possono dare pure un flebile appiglio ad un’anima oppressa dal dolore, perché chi pensa di essere solo avverte l’esigenza di costruirsi un sostegno che lo aiuti a rimanere in vita, un vivere  fatto di attività fisica, ma soprattutto un vivere spirituale e immateriale. C’è tanto mare, tanta acqua negli scritti di Gino Rago, quell’elemento così importante per la vita dell’uomo e del poeta. Quel mare, lo Ionio, così caro e così fondamentale, che bagna le natie spiagge. Quell’acqua che disseta, che dà energia: “Volevo acqua nella bocca secca”, dice il poeta.  E poi, l’isola come rifugio di un animo errante e come respiro di ripresa e di rinascita. Se vi è il timore della morte, che pure non spaventa, che non deve terrorizzare chi fa della vita immateriale una ragione di vita, senz’altro è vivo il sentimento che fa pulsare l’anelito, è vivo l’odore dei fiori, è viva “quella scheggia dell’eternità” che è puntellata nell’animo di ognuno e mantiene accesa la luce di speme e il fluire del sangue. Forte è l’intreccio fra la solatìa terra natale e la città che ha accolto il poeta, ne ha affinato il senso, ne ha perpetuato il sentimento, ne ha sublimato la lettera. Solido è il legame con la zolla che ha impressa l’orma della fanciullezza e accoglie ora la genìa dei suoi avi; lì affondano le radici, lì gli amici più cari lasciano spazio alla memoria, alla riflessione, al dolore, lì quella tela di ragno imbriglia la natura, ferma il tempo, intreccia il senso, perché il poeta non vive un’epoca, è affidato all’eterno, è figlio del pensiero. E’ “l’arte del commiato” il filo di lama che serve per staccare lo scritto che lega il poeta alla natura, al mondo, agli altri. E’ utile saper uscire dalla scena, quel palcoscenico che rende protagonisti del tempo vissuto e che eterna l’immagine e il ricordo, che rinsalda i legami, che affina gli animi, che ci fa tasselli di un mosaico. Tutto passa, tutto finisce, quel che resta è il ricordo di un’azione, di un gesto, di una carezza, di un sorriso, di una parola, che dà senso alla vita, che rende felici, che riscatta l’uomo. L’ultimo afflato di una forza vivente, di un alito di vita, di un’energia attiva che si accosta a quel legno verde su un legno secco che ha dato un senso all’umanità, ha redento l’uomo, lo ha riaccostato a Dio, ha nobilitato l’animo, e raccoglie tutta la sua linfa per gridare “ PACE”.