TREBISACCE-05/11/2025: In arrivo un corposo finanziamento per il completamento dell’antica Fornace

La-Fornace Foto Augusto Bloise

TREBISACCE Grazie ad un finanziamento del Consiglio dei Ministri di circa 1milione e 300mila euro destinato al “restauro conservativo della storica Fornace”, l’antica fabbrica di laterizi, diventata  nel corso degli anni un esemplare modello di archeologia industriale, è pronta a rifarsi il look per continuare la sua missione di testimone del tempo e di marcatore identitario per una città che, secondo quanto sostiene l’esecutivo comunale nel dare notizia del corposo finanziamento e delle finalità che lo sottendono, “guarda al futuro ma vuole rimanere saldamente ancorata alle sue radici”. E nelle radici della storia di Trebisacce c’è, e con piena legittimità e orgoglio, l’antica fornace di laterizi realizzata tra il 1905 e il 1907 dall’Ingegnere varesino Adone Aletti e da un Imprenditore di Cosenza di nome Luigi Palermo. Le risorse, provenienti dall’otto per mille dell’Irpef destinato alla diretta gestione statale, secondo quanto si legge nella nota-stampa del Comune, rientrano tra gli interventi di conservazione dei Beni Culturali relativi all’annualità 2024. Il progetto, redatto dall’Arch, Francesco Parrilla, prevede il recupero dei forni sottostanti l’attuale Auditorium comunale e la successiva destinazione degli spazi a uso museale e culturale permanente, restituendo così alla comunità uno dei luoghi-simbolo della storia produttiva della città. Dal punto di vista tecnologico, la Fornace Aletti ha costituito una delle prime testimonianze in Calabria dell’utilizzo del cosiddetto “Forno Hoffmann” che, con l’utilizzo continuo della combustione, consentiva di ottimizzare i tempi di cottura dell’argilla, utilizzando minori quantità di combustibile e minore manodopera e realizzando prodotti sempre più perfetti e concorrenziali, tanto che i laterizi prodotti venivano commercializzati in tutta la Calabria. Ma oltre alla valenza commerciale dei suoi prodotti realizzati con l’argilla dell’antica “cava”, la Fornace, a quel tempo era l’unica forma industriale in tutto il territorio dell’Alto Jonio Cosentino e, per Trebisacce e per la sua economia, ha rappresentato per circa un secolo quello che la Fiat ha costituito per la città di Torino. Nei primi decenni di attività, infatti, e prima dell’avvento dei macchinari, la Fornace dava lavoro a circa 150 operai e benefici economici ad altrettante famiglie, tanto che un impiego nella Fornace veniva considerato alla pari di un posto statale. Ma la sua storia produttiva, nonostante gli sforzi e la tenacia del compianto e generoso Comm. Angiolino Cardamone che ne è stato l’ultimo proprietario, è terminata inesorabilmente nel 1987 e da allora dell’antica Fornace “Aletti” non rimane che la parte centrale occupata dai forni Hoffman sovrastati dall’immarcescibile e imponente ciminiera (foto di Arcangelo Augusto Bloise). A vederla ancora oggi, a distanza di circa un secolo, la possente e artistica ciminiera, rappresenta un autentico miracolo di edilizia strutturale e anche di gusto estetico, ma è carica di un enorme valore simbolico, storico e culturale di quell’archeologia industriale su cui le amministrazioni comunali che si sono succedute hanno fatto bene a puntare attraverso lavori di recupero, di messa in sicurezza e di riutilizzo. «Oltre a completare un’importante opera polivalente – ha dichiarato da parte sua il sindaco Franco Mundo ringraziando l’Arch. Parrilla, gli Uffici Tecnico e Ambiente del Comune e il Delegato Dr. Giampiero Regino per aver seguito con costanza l’intero iter progettuale – ed a consegnarla ai cittadini completata e pronta per essere utilizzata e declinata per varie attività, si va a recuperare un segmento importante della storia locale, un esempio di sana operosità e una testimonianza concreta che guarda indietro nel tempo e che rimane saldamente legata alla memoria storica della comunità, rappresentando un tassello fondamentale nel percorso di valorizzazione del ricco patrimonio identitarioche riteniamo fondamentale per la costruzione di una città moderna, sostenibile e consapevole delle proprie radici”.

Pino La Rocca