Villapiana-16/12/2025: Recensione, con riflessioni proprie, di Artur Bruno del libro “Cassandra”
Qualcosa o qualcuno ha creato la realtà? Il momento zero della nascita dell’universo potrebbe essere paragonata alla nascita di un bambino, crescendo il bambino potrà arrivare a comprendere per deduzione di essere uscito dal ventre materno e avrà solo prove indirette come l’esame del DNA di quello che deve essere avvenuto senza poter capire cosa si prova a stare dentro il grembo materno.
Questo è anche il dilemma dei fisici moderni che non riescono a spiegare ciò che c’è stato prima del momento zero della nascita dell’universo e quindi a dire se a dare origine allo stesso sia stato qualcosa o qualcuno.
Esiste una profonda divisione psicologica tra credenti e atei perché credere in Dio cambia il funzionamento del nostro cervello, paragonato al sapere di essere orfani o avere un padre.
C’è comunque una differenza tra Dio e creatore, in quanto questi termini non sempre coincidono.
Facciamo un esempio e immaginiamo di essere uno scienziato che crea un organismo nuovo, non lo crea col desiderio di essere adorato e che questo adotti rituali che attirino la sua attenzione, ma questo bisogno di adorare è ciò che alcuni umani hanno. Ma chi ha detto che un eventuale creatore senta il bisogno di essere adorato e trattato come un idolo o Dio?
C’è un aspetto da considerare. Se qualcosa ha costruito tutto non potremmo conoscerlo perché non possiamo andare oltre l’istante zero della creazione, mentre basterebbe un solo contatto o messaggio documentato per poter avvalorare questa ipotesi.
Secondo alcuni testi ritenuti “sacri”, sembra che qualcuno abbia annunciato agli uomini il futuro, descrivendo avvenimenti che non erano ancora accaduti. Se davvero si potesse dimostrare almeno in un caso che questo è realmente accaduto, questa potrebbe essere considerata una prova valida.
C’è una considerazione da fare, noi vediamo solo il passato e potremmo fare l’esempio del tuono che arriva a noi dopo qualche secondo preceduto dal lampo in quanto il suono deve superare un mezzo fisico che è l’aria e percepiamo la luce del sole almeno 8 minuti dopo che è stata prodotta dalla corona solare prima che raggiunga la nostra retina, ovunque ci giriamo possiamo percepire solo il passato mentre il presente ci sfugge e il futuro ci sembra inconoscibile.
Alcuni studiosi rifacendosi alla teoria della relatività hanno descritto matematicamente il nostro universo come una sorta di imbuto composto da innumerevoli fotogrammi che rappresentano la quantità minima di tempo divisibile e spazio percorribile. Nel percorrere questo imbuto noi ci troveremmo sempre nell’ultimo fotogramma che rappresenta l’attimo presente, ma questa è solo un’illusione in quanto spazio e tempo non sono divisi e in questo stesso istante esiste tutto il tempo possibile, passato presente e futuro. Secondo questa teoria la nostra percezione della realtà è solo un onda che attraversa l’imbuto dell’universo da sinistra a destra illuminandolo una fetta alla volta ma tutto l’imbuto esiste da sempre.
Se esistesse un osservatore esterno allo spazio tempo sarebbe in grado di puntare la sua osservazione sia sul passato sul presente e sul futuro.
Se l’osservatore riportasse quello che ha visto agli abitanti di una ipotetica fetta di universo cercando di influire sulla realtà, secondo alcuni si creerebbe immediatamente una sorta di universo parallelo, come un ramo che fuoriesce dal tronco e che porta con se una realtà alternativa.
Sicuramente se un essere umano fosse in grado di predire avvenimenti futuri sarebbe sicuramente in contatto con questo osservatore esterno il quale sarebbe di gran lunga il candidato al ruolo di creatore.
Pertanto se un libro sacro contenesse un messaggio provenuto dal futuro deve necessariamente essere mandato da qualcuno che si trova oltre l’orizzonte del tempo.
Nell’analisi delle varie religioni troviamo religioni come l’induismo e il buddismo che credono nel “qualcosa” e le religioni del ceppo abramitico che credono nel “qualcuno”.
Dopo aver analizzato tanti scritti di varie religioni l’autore si sofferma sul libro di Daniele del tanak ebraico. Secondo quanto scritto nel libro di Daniele, leggiamo che venne scritto al tempo del ritorno degli ebrei da Babilonia, quindi dopo il 539 a.c. , la figura che viene descritta è quella di un uomo colto e di rango elevato coinvolto ai massimi livelli nelle istituzioni babilonesi e persiane.
Quando è stato scritto? Da un punto di vista storico e stilistico non ci sono problemi nel collocarlo esattamente nel periodo in cui lo scrittore dice di essere stato effettivamente scritto dopo il 539 a.c.
Il problema della sua datazione risiede nel fatto che descrive avvenimenti futuri e per molti studiosi questo è inaccettabile.
Sta di fatto che nessuno può asserire che che sia stato scritto dopo il II secolo a.c. , perché tra il 1947 e il 1956 vicino alle rovine dell’antico insediamento di Khirbet Kumran, sulla riva nord-occidentale del Mar Morto, vennero ritrovati i resti di circa 900 documenti, compresi testi delle Antiche scritture ebraiche, come la Torah e il Tanak datati tra il 150 a.c. e il 70 d.c. , data della distruzione del secondo tempio di Gerusalemme.
Tra questi rotoli c’è il libro di Daniele e questo vuol dire che almeno nel 70 d.c. il libro di Daniele era sufficientemente diffuso e preso in considerazione dai religiosi ebrei in quel tempo ed evidentemente doveva essere stato scritto come minimo alcuni decenni prima se non secoli prima.
In aggiunta a questo, si può notare che la versione del Tanak in lingua greca, comunemente nota come “la Settanta”, datata tra il II e il I secolo avanti Cristo, conteneva già il testo di Daniele.
Ci basta anche questa datazione, ossia il II secolo avanti Cristo, per dimostrare che il libro di Daniele abbia raccontato il futuro prima che questo sia accaduto.
Daniele annunciava agli ebrei una seconda distruzione del tempio di Gerusalemme, causata da un condottiero di un esercito straniero, e ne indicava anche il tempo in cui sarebbe accaduto nel passo di Daniele 9:24-27.
il “Cilindro di Ciro” è un blocco di argilla conservato al British Museum che tra le altre cose narra la conquista di Babilonia da parte di Ciro II di Persia e il rimpatrio della gente deportata a Babilonia nel 538 a.c. ed entro la prime 7 settimane di anni ossia 49 anni il tempio e gran parte della città di Gerusalemme furono restaurati cioè entro il 489 a.c.
Il secondo ordine di restaurare Gerusalemme fu emanato da Serse Longimano nel suo ventesimo anno di regno il 443 a.c.
il racconto di Daniele dice che “Dopo le sessantadue settimane (di anni) il Messia verrà stroncato, e non avrà nulla per se stesso. Ora si parla del messia. Daniele non ne annuncia la nascita ma la morte. Il Messia che sarebbe dovuto morire , sarebbe apparso dopo che sarebbero trascorse altre “sessantadue settimane di anni”, ossia 434 anni, dall’editto che permetteva la ricostruzione delle mura di Gerusalemme.
Dall’aprile del 443 a.c. , facendo trascorrere i 443 anni previsti da Daniele ci spostiamo quindi nell’aprile dell’8 a.c. Secondo la maggior parte degli studiosi, circa 9 mesi dopo l’aprile del 8 a.c., quindi verso il Gennaio del 7 a.c. , nacque un bambino che divenuto uomo sarebbe stato identificato come il Messia, e che venne stroncato da Ponzio Pilato, noto al mondo come Iesous di Nazareth. Infatti Luca 2, 1-2 menziona un censimento da parte dell’imperatore Augusto durante il quale nacque Iesous. Il censimento è quello dell’8 a.c.
La profezia di Daniele non si ferma al Messia, ma dice che dopo la morte del Messia Gerusalemme e il suo tempio sarebbero state distrutte cosa effettivamente avvenuta nel 70d.c.
Tirando le somme se il libro di Daniele è autentico allora Daniele venne informato da una fonte esterna all’umanità riguardo ad avvenimenti futuri e questa sarebbe una prova convincente che esiste un essere fuori dal tempo che può vedere oltre l’orizzonte del tempo. Un tale essere sarebbe il candidato principale al ruolo di creatore.
Il libro di Daniele si estende nel tempo fino al XXI secolo con la “settantesima settimana” dopo le 69 menzionate.
L’autore poi si sofferma sul canone della Bibbia e invita a leggere i successivi volumi della sua opera.
Artur Bruno

