Trebisacce-23/12/2025: IL LIETO ANNUNCIO di Pino Cozzo
IL LIETO ANNUNCIO
di Pino Cozzo
Il Regno di Dio è presente, ma, soprattutto, è futuro, è umile, idilliaco e nascosto, non fa proclami, non sconvolge le menti, valorizza il quotidiano, sviluppa la sua efficacia in maniera silenziosa, è come un piccolo seme che cresce e diventa una pianta, o un pizzico di lievito che fa moltiplicare la pasta, esige da tutti i credenti e cristiani il coraggio della fede, la pazienza della speranza, l’impegno della carità ed una fattiva cooperazione. Il Regno è più semplice e normale di quanto ognuno pensi o si aspetti, si nasconde nella quotidianità, nel piccolo, nel povero, nell’ammalato, nel debole, nell’apparente fallimento e sconfitta. Nell’attesa, nell’avvento, qual è stato il periodo liturgico che abbiamo in pienezza da poco vissuto, Gesù ci annuncia che il Padre, nella sua definitiva e completa manifestazione, si mette a fianco agli oppressi, agli emarginati, ai lontani, agli ultimi, e comincia a liberarli e riscattarli. Rendendo tangibile il suo dire, il Maestro va incontro alle folle e dà loro nutrimento materiale e spirituale, affascina con le parole, fornisce il pane, si commuove di fronte agli ammalati, si fa prossimo ai bambini, alle donne, ai lebbrosi, ai peccatori che sono segnati, tende la mano a chiunque sia umiliato dal peccato e dal disprezzo altrui. Gesù proclama beati gli ultimi della società, perché sono i primi destinatari del Regno, e, proprio perché sono bisognosi, Egli, nel suo amore infinito, gratuito e misericordioso, va loro incontro e li chiama ad essere suoi fratelli e discepoli, conferendo loro quella dignità che nessuna circostanza o persona può annullare o diminuire. Anzi, una situazione fallimentare può costituire un vantaggio, perché i poveri e i sofferenti già sperimentano la loro debolezza e i loro dolori, e sono, quindi, disponibili a farsi salvare da Dio. Gesù stesso è povero e umiliato, si fa ultimo degli ultimi, è perseguitato e crocifisso, ma esulta nel Signore e loda il Padre, gioisce con Lui e per Lui. Nella mentalità del nostro tempo, caratterizzato dal mito del progresso, della ricchezza, della notorietà, si avverte forte la spinta ad essere da soli artefici del proprio destino. Cresce la speranza del successo a tutti i costi, con qualunque mezzo, lecito o meno, della soddisfazione delle proprie caduche aspirazioni; monta l’arrivismo e l’arricchimento fine a sé stesso. Ma Gesù, con le sue parole, il su esempio e il suo incoraggiamento, scuote gli animi, ridimensiona la presunzione e l’arroganza, ma non giustifica il pessimismo, perché un cristiano non può pensare in maniera negativa, non può essere imbronciato o triste, deve, invece, manifestare la propria gioia nel dare l’annuncio della nascita del Salvatore e gridarlo a tutto il mondo, perché con essa si compie il disegno divino di salvezza dell’uomo. Il fascino e la bellezza “della buona notizia” non teme paragoni, fa uscire dalle sicurezze illusorie ed effimere, e scaccia le paure, spesso infondate, attrae la nostra attenzione su aspetti più seri ed edificanti, carichi di belle promesse e di gioiose prospettive. Sulle rive del lago di Tiberiade, Gesù chiama i pescatori di quella zona per nome e li invita a lasciare tutto, senza riflettere, e a seguirlo. Ed essi, senza indugio, con slancio, abbandonano famiglia e lavoro, il loro piccolo e modesto mondo, le loro povere certezze, e vanno con Lui, verso un futuro incerto, tutto da scoprire, che nemmeno immaginano e senza sapere quale sia il loro approdo. Quanti di noi, oggi, sarebbero o sono disposti a fare altrettanto, quanti lascerebbero i loro affetti e i loro effetti e partirebbero per una destinazione ignota e per un futuro sconosciuto? Pochi, forse nessuno. Ma Gesù, oggi, non ci chiede nemmeno questo, perché conosce le nostre debolezze e le nostre incertezze. Ci chiede “solo” di essere coerenti con il nostro status di cristiani, cioè seguaci di Cristo, di dare dimostrazione di essere stati battezzati e cresimati, di essere fortificati nel corpo e soprattutto nello spirito, per essere testimoni nel nostro tempo di eventi straordinari di bellezza e bontà, di serietà ed abnegazione, di amore e di felicità, perché tutti credano nel cammino da seguire, per giungere alla patria eterna, al cospetto del bello eterno, nella pace e nella serenità che non conosce limiti di spazio e di tempo.
AUGURI DI UN SANTO E GIOIOSO NATALE E DI BUONE FESTE

