Trebisacce-16/01/2026: Teorie dell’apprendimento linguistico e sequenze metodologiche di Pino Cozzo

Teorie dell’apprendimento linguistico e sequenze metodologiche

di Pino Cozzo

 

Le definizioni del concetto di “lingua” sono varie e numerose, così com’è complesso lo stesso fenomeno. La prima indica la lingua come un fatto autonomo, che esiste come organismo funzionante secondo leggi proprie che derivano da convenzioni comunicative che si sono stabilite nel corso del tempo ed hanno assunto una tale autonomia da imporsi come necessarie ed esterne a tutti i parlanti di una comunità, e l’altra che, pur mantenendo una sua strutturazione formale ben delineata, continua ad essere una funzione di capacità biologiche generali innate in ogni individuo e va quindi sempre riportato ad un quadro cognitivo generale che la realizza, modificando le convenzioni comunicative precedenti. Le due impostazioni rispecchiano le posizioni dei comportamentisti e dei mentalisti. Le implicazioni della prima definizione mettono in risalto l’aspetto sociale del linguaggio, rafforzando i valori di convenzione culturale che si sono stabiliti per i “segni”. Tutto l’insieme dei significati è così frutto di una elaborazione sociale di essi, accettati all’interno di una comunità, che viene imposta ai parlanti della stessa lingua. I fattori sociali sono dunque preminenti e ne risulta la possibilità di individuare all’interno di una lingua una serie di convenzioni, corrispondenti a classi sociali, che danno luogo a codici particolari in cui vigono le stesse leggi di convenzione astratta e di uso. Apprendere un linguaggio significa, allora interiorizzare comportamenti verbali attraverso l’imitazione passiva dei modelli offerti dall’ambiente e la successiva meccanizzazione degli stessi in ambiti verbali che ne garantiscano la funzionalità. L’ambiente esterno si fa carico di assicurare l’apprendimento attraverso stimoli. L’impostazione mentalista pone in primo piano l’aspetto individuale del linguaggio. Pur non negando l’esistenza di un codice strutturato in un sistema più ampio, il metodo mentalista tende ad identificare alla base del funzionamento della lingua princìpi logici universali che risiedono nell’essenza biologica di ciascun individuo. Pertanto, le leggi che regolano il linguaggio non sono linguistiche o convenzionali, ma sono le stesse leggi operative con cui le mente umana opera sulla realtà attraverso simboli e rappresentazioni. Il grande dinamismo e la grande mobilità che caratterizzano il linguaggio e le continue trasformazioni della forma vanno riportate alla creatività dello spirito umano, alla continua ricerca di significati e di sensi con cui l’uomo cerca di studiare e di capire la realtà. Sul piano della realizzazione sociale, non esistono più codici ristretti che abbiano un valore inferiore ad altri più presenti culturalmente nelle opere scritte. Poiché ogni lingua fa capo alla stessa realtà cognitiva della mente umana, le forme con cui si realizza avranno sempre gli stessi requisiti di ricchezza formale e di contenuto, ameno che non si voglia considerare che gli uomini non abbiano le stesse possibilità a livello cognitivo. Così, l’apprendimento del linguaggio avviene come un processo di integrazione attraverso l’interazione della potenzialità della mente con il sistema linguistico esistente in un determinato ambiente. L’esigenza sociale della convenzionalità si costruisce sull’arbitrarietà del segno linguistico: le singole parole possono acquisire tutti i significati possibili all’interno del loro campo semantico ristretto, e, per analogia, all’interno dei campi semantici non propri del linguaggio comune. La polisemia del segno si presta ad una tale dinamicità e contiene in embrione i presupposti per la realizzazione della creatività linguistica. L’apprendimento del linguaggio da parte di un discente comporta due essenziali atteggiamenti, e cioè, l’accettazione di norme convenzionali e la partecipazione attiva, che tende a verificare continuamente se tali norme siano confacenti alle esigenze espressive. Ci dovrà dunque essere una interazione tra creatività prestabilita e creatività mutevole. Le regole su cui si basa il codice comunicativo astratto vengono apprese e scoperte secondo un metodo naturale. Chi insegna questo codice non si deve preoccupare di rendere esplicita la grammatica attraverso l’analisi delle regole che lo fanno funzionare, ma presentare frasi e costrutti in grado di produrre per analogia un elevato numero di espressioni simili che fanno intuire la regolarità nascosta.