TREBISACCE-21/01/2026: L’Epifania…tutti i calabresi porta via!

Autostazione S. Giov. in Fiore

TREBISACCE “L’Epifania… tutti i calabresi porta via”. E’ un titolo, questo, preso in prestito dal web che, con sole quattro parole, racconta il dramma dei tantissimi calabresi che, finite le festività natalizie, lasciano mestamente e in massa gli affetti familiari e la loro terra e tornano nel centro-nord d’Italia. Chi per studiare e chi in cerca di dignità e di un lavoro che in Calabria non c’è e che dal primo dopoguerra non c’è mai stato perché nessuno, a cominciare dai governi che si alternano alla guida del Paese, vuole scommettere sul riscatto del Sud attraverso politiche che affrontino e risolvano finalmente l’antica e ormai desueta Questione del Meridionale. E la stragrande maggioranza di studenti e di lavoratori in partenza utilizza gli autobus privati (e per fortuna che ci sono!) perché di aerei e di treni, specie sulla fascia jonica, neanche l’ombra e anche perché l’unico treno esistente, il Freccia-Rossa Sibari-Bolzano costa troppo e non è alla portata di tutti i comuni mortali. Le immagini dei pulman in partenza dopo aver fatto il carico di valigie e di passeggeri in partenza da Cosenza, Rende, Corigliano-Rossano, Acri, San Giovanni in Fiore, Trebisacce, Amendolara…sono sempre le stesse. Oggi magari non si parte più con le stesse valigie di cartone che usavano i nostri nonni per andare a lavorare a Milano, a Torino ma anche in Germania e in Svizzera, ma con valigie e trolley magari firmati ma lo scenario, purtroppo triste e desolante, è sempre e paradossalmente lo stesso. Oggi come ieri in Calabria non c’è famiglia che non abbia un figlio, una figlia, un genitore o un proprio congiunto lontano dal nucleo familiare per motivi di lavoro o di studio. Come se in Calabria il tempo si fosse fermato da allora. C’è infatti chi, come si diceva, parte per andare a studiare, chi parte per riprendere il lavoro e c’è anche chi parte per sottoporsi a un’operazione chirurgica a Milano, Roma, Bologna, Bergamo che forse ha programmato da tempo, la qual cosa finisce per aprire uno spaccato ancora più desolante sulla nostra sanità incapace, oggi più di ieri, di corrispondere ai bisogni dei cittadini calabresi relegati ormai stabilmente nella serie B. Non si parte insomma per andare in vacanza ma si continua a partire con i “pulman…della speranza” che, come un tempo succedeva con i treni via-terra e con i bastimenti via–mare, esportano le migliori energie fisiche e mentali dei lavoratori e dei giovani calabresi che lasciano la terra di Calabria sempre più avara di posti di lavoro e sempre più matrigna nei confronti dei suoi figli.

Pino La Rocca