TREBISACCE-24/01/2026: Servizio idrico comunale, croce e delizia dei trebisaccesi
TREBISACCE Le piogge prolungate e intense dei giorni scorsi hanno riproposto il problema della torbidità dell’acqua della rete idrica comunale che ha reso indispensabile la prolungata sospensione del servizio. La qual cosa ha finito per riproporre le solite proteste e le inarrestabili polemiche da parte di chi, legittimamente, continua ad indignarsi per la situazione ritenuta paradossale che, quando piove, porta alla chiusura dei rubinetti, con conseguenti disservizi e proteste, specie da parte di chi non può disporre dell‘autoclave. Problema, questo che, per chi conosce la storia locale, appartiene ormai al passato, ma è giusto che se ne parli anche per spingere gli amministratori pro-tempore a cercare, dopo tanti anni, soluzioni possibili a un problema che si trascina da anni. E bene hanno fatto, secondo quanto si apprende in cronaca, gli attuali amministratori a porre sul tavolo la questione. Correvano infatti gli anni 90’ quando il sindaco pro-tempore, l’On. Antonio Mundo, su suggerimento dell’Impresa Coia-Vulnera quale successiva destinataria dei lavori che, valutata la ricorrente crisi idrica a cui era soggetta Trebisacce anche a causa della limitata portata dell’acquedotto intercomunale dell’Eiano proveniente da Frascineto, mediante fondi di bilancio e finanziamenti pubblici decideva di dotare Trebisacce di un proprio acquedotto comunale in aggiunta alla condotta dell’Eiano. E così nacque l’acquedotto comunale “Giordomenico” che, alimentato dalla “galleria filtrante” architettata nel greto del torrente Saraceno, cominciò ad integrare la portata della condotta dell’Eiano rendendo così sufficiente negli anni successivi la dotazione idrica destinata alla popolazione locale. E, ad onor del vero, bisogna riconoscere che Trebisacce, aiutata anche da alcuni pozzi che entrano in servizio alla bisogna, tranne la stagione estiva scorsa particolarmente siccitosa, non ha mai sofferto crisi idriche particolarmente gravi e prolungate. Almeno per la dotazione riservata agli usi domestici. Ma l’autentica genialata ideata dall’allora sindaco e dall’Impresa Coia-Vulnera nasceva in partenza con un peccato originale perché l’acqua intercettata attraverso la galleria filtrante non era, e tuttora non è, acqua generata da sorgenti profonde, ma acqua di falda superficiale che, quando piove in modo intenso, come è successo nei giorni scorsi, si intorbidisce e, se il flusso non viene sospeso, nelle case dei trebisaccesi arriva acqua torbida. A questa fastidiosa e ricorrente anomalia, sempre lo stesso compianto Sindaco e la stessa Impresa pensarono di realizzare due giganteschi impianti di filtrazione che entravano in funzione all’occorrenza e depuravano l’acqua del Giordomenico rendendola compatibile almeno con gli usi domestici. Il processo di depurazione delle cosiddette acque di falda era però molto complesso e comportava spese annuali non indifferenti per cui i due giganteschi filtri, assimilati da molti a due mastodontici “missili” pronti al decollo, dopo qualche anno di onorato servizio, furono mandati in pensione e ancora oggi sono lì, a monte della Cappella di San Giuseppe, quali austeri testimoni del tempo, provocando già da allora non poche e astiose polemiche perché, secondo gli oppositori politici del sindaco Mundo, erano costati molto e non avevano risolto in via definitiva il problema della depurazione dell’acqua della condotta comunale. Per far fronte al problema si cominciò già da allora a sospendere il flusso idrico quando piove in modo abbondante e, per soddisfare la richiesta di acqua ad uso potabile, a vantaggio di chi non può permettersi l’utilizzo di acqua minerale, previo accordo con la SoriCal, sono state installate alcune fontanelle che, allora come oggi, intercettano l’acqua dell’Eiano prima che arrivi ai serbatoi comunali. E’ arrivato però il momento, suggeriscono anche dalla Minoranza, di cercare soluzioni alternative e bene hanno fatto, come dicevamo, gli attuali amministratori a promuovere un confronto con la “Struttura Commissariale Nazionale per l’Emergenza Idrica” istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri “destinato – secondo quanto si legge in una nota proveniente dal Comune – a un approfondimento delle criticità infrastrutturali presenti sul territorio e alla valutazione di possibili interventi risolutivi”. Non sarà facile, con i tempi che corrono, prefigurare il ricorso alla famigerata bacchetta magica pronta a sanare una situazione che si trascina da anni ma, come suol dirsi, è stato buttato il classico sasso nello stagno e non è detto che non si possa trovare una soluzione a un problema annoso che non è più compatibile con le esigenze di una cittadina moderna, a vocazione turistica, proiettata verso il futuro. Sempre secondo la stessa nota “è stata evidenziata l’esigenza di individuare soluzioni strutturali in grado di assicurare continuità ed efficienza del servizio anche in presenza di eventi meteorologici di particolare intensità” ed è stato invocato il coinvolgimento di ARRICAL, l’Autorità Regionale subentrata alla SoriCal che nel prossimo futuro subentrerà ai Comuni nella gestione del servizio idrico integrato. In realtà il problema delle ricorrenti crisi idriche appartiene a tutti i Comuni dell’Alto Jonio Cosentino, un territorio particolarmente arido e siccitoso, che avrebbe bisogno di un sistema idrico intercomunale capace di intercettare e indirizzare, attraverso una nuova condotta, l’acqua naturale che sul Pollino si disperde e va a finire a mare.
TREBISACCE LI’ 24/01/2026 Pino La Rocca


