Cassano All’Ionio-19/12/2012: Spegnere le luci del consumismo, accendere la Luce della fede e della speranza L’invito racchiuso nel messaggio di Natale di monsignor Galantino Dal vescovo della Diocesi di Cassano all’Jonio anche un pensiero alle popolazioni colpite dal sisma

Diocesi di Cassano All’Jonio

Ufficio Comunicazioni Sociali

             

 

COMUNICATO STAMPA

 

Spegnere le luci del consumismo, accendere la Luce della fede e della speranza

L’invito racchiuso nel messaggio di Natale di monsignor Galantino

Dal vescovo della Diocesi di Cassano all’Jonio anche un pensiero alle popolazioni colpite dal sisma

 

 

 

Il Natale sia occasione per riscoprire la forza delle fede e l’autenticità dell’amore e dell’impegno sociale e civile.

Lo scrive monsignor Nunzio Galantino, vescovo della Diocesi di Cassano all’Jonio, nel primo messaggio natalizio che il Pastore della Chiesa cassanese, insediatosi lo scorso marzo, rivolge alle genti di Sibaritide e Pollino. «La fatica di accettare gli effetti del terremoto che ha colpito il nostro territorio e quella di conviverci – afferma il Presule, ricordando gli effetti del sisma che da più di due anni interessa i centri al confine tra Calabria e Basilicata – ci obbligano a recuperare un modo essenziale di stare davanti al presepe e di vivere questo Natale. All’eccesso di luci, di spese, di cibo, di chiasso e di gioia a pagamento, il Vangelo oppone l’essenzialità di gesti, di parole, di personaggi che popolano un evento destinato a seguire la storia del mondo». Sottolinea monsignor Galantino: «Poche persone e per giunta di poco conto, ma che portano con sé una forza straordinaria: l’unica capace di orientare, l’unica capace di rispondere ai tanti bisogni che ognuno di noi si porta dentro».

Il riferimento è alla Sacra Famiglia. Anzitutto, Maria, che «per la legge è solo un’adultera in flagranza di reato: è incinta prima delle nozze e non di suo marito. Ma Maria è una donna speciale: regge il peso di quel peso che vuole farla fuori, regge il peso del rifiuto e dell’isolamento». E dal suo coraggio e dalla sua fatica «nasce Gesù, il cui nome vuol dire “salvato”. All’inizio e umanamente parlando Gesù non è un redentore: è un salvato. Prima da Giuseppe, poi dall’avviso notturno dell’angelo e dalla successiva fuga in Egitto, per sottrarlo alla strage di Erode. Siamo abituati a un Gesù Salvatore. D’altra parte, ci serve di più! Ma in quel presepe, per ora, ci sta un Gesù salvato, che chiede ancora di essere salvato dalle banalizzazioni, dentro e fuori dalla Chiesa. Che chiede di essere accolto e messo al riparo dalla furia omicida e dallo sfruttamento di chi, ancora oggi, i bambini, come quello che mettiamo nel presepe, li vede solo come fonte di piacere a buon mercato o fonte di guadagno a poco rischio». E poi, Giuseppe, «il cui nome viene dall’ebraico e vuol dire “colui che aggiunge”. In questa storia di Natale, abitata da Maria e da Gesù, cosa aggiunge Giuseppe? Aggiunge la sua disponibilità piena alla Parola di Dio, la sua grande fiducia in Maria, aggiunge ancora il riconoscimento di paternità di quello strano figlio spuntato tra loro».

Conclude monsignor Galantino: «Altro che buonismi natalizi. Altro che Natale ridotto a musichette da carillon. Da quei nomi, da quei volti viene un invito a rimetterci in cammino per continuare quello che loro hanno iniziato e che, Natale dopo Natale, consegnano a noi e al nostro impegno di pellegrini verso la grotta di Betlemme».

Cassano allo Ionio, 19 dicembre 2012

Per l’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali

Il direttore

Don Alessio De Stefano

 

Info:

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