Sibari-21/01/2014:Brevi pensieri sulla Signora Museo (di Paola Caracciolo)

Brevi pensieri sulla Signora Museo

 

Sibari è un gigantesco bazar colmo dei più vari oggetti, un emporio sterminato di testimonianze, un negozio di merci dalle mastodontiche proporzioni. A volerne parlare si resta smarriti, in preda a un certo senso di disorientamento. Proprio non si sa da dove, e come, cominciare. L’accorto osservatore, però, ha la bussola anche quando gli manca e ci insegna che la prima regola per cominciare è farlo dal principio. Ci proveremo.

Nata Sybaris dai coloni provenienti dall’Acaia in un’epoca precedente alla nascita di Cristo di circa 730 anni i quali, ridotti in schiavitù gli stanziali Enotri, portarono la neonata città a inediti splendori. Poi arrivò la guerra contro Crotone e il declino non si arrestò, Sibari venne rasa al suolo e anche il fiume Crati fu deviato affinché passasse sulle rovina della città sconfitta. I passati splendori passarono davvero. I sopravvissuti, però, tornarono dalla Grecia verso la Calabria e, approssimativamente sullo stesso sito dell’antica Sibari, fondarono una città nuova: Turi (Thurii), che non ebbe destino felice e venne trasformata dai coloni Romani in Copiae. Questo è quanto, a grandissime linee, i documenti ci permettono di conoscere sul passato della popolazione dell’area settentrionale dell’attuale Calabria.

I documenti, ecco. Cosa è un documento? Il nostro attento osservatore suggerisce: un documento è tutto ciò che, con la sua stessa esistenza o grazie a quanto reca impresso, scritto, fa conoscere qualcosa o la fa conoscere meglio. I documenti sono tutto, dagli oggetti alle parole, dagli archivi ai monumenti, i manufatti, i prodotti artistici, gli utensili domestici, le fotografie, i libri, tutto ciò, insomma, che abbia a che fare con un dato prodotto culturale, con una civiltà.

Esiste da qualche centinaio di anni un’istituzione deputata a raccogliere proprio i documenti: il museo. E anche l’attuale Sibari ha il suo museo, il Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide. Altisonante. Categoriale. Oggi, questo edificio basso e largo, d’un bianco che richiede sempre più bianco, vorrebbe brillare ma non brilla, rivendica una certa importanza che si fatica a intravedere. Non disperiamo. Somiglia alle belle donne invecchiate male o, forse peggio, cresciute male. Non ha calore la Signora Museo di Sibari, nemmeno quello sprigionato dai radiatori e si muore di freddo a parlar con lei. Il suo corpo è avvizzito, rugoso e sciupato e la sua anima ne risente. Ha i pensieri più belli rinchiusi in teche buie, ha cercato di classificarli, di dargli ordine, poi nulla. La Signora Museo conosce cose bellissime, racconti d’altre ere, fatti lontanissimi, misteriosi, i segreti dei popoli di Calabria. E non li dimentica finché li racconta. Finché li racconta. Si sente triste, soffre di solitudine questa nostra Signora.

Una volta, mentre un certo viandante si trovava a passar di lì, le ha sentito dire che la sua amarezza più grande sta nell’aver avuto la sfortuna di avere dei domestici distratti, disattenti, sempre a pensare a chissà cosa. E così tutta la sua bella dimora aveva finito per avviarsi alla rovina. Nessuna attenzione, nessuna cura, niente di niente. Ha le zampe di gallina, i capelli grigi e arruffati, zoppica, soprattutto d’inverno quando una volta sarebbe bastato tanto così per vederla morta del tutto. Certe volte si sentono dei rumori, fruscii indistinti, allora la nostra Signora s’affaccia e vede i suoi domestici far finta di lavorare, di rassettare, di ordinare, poi torna dentro e il baccano ricomincia.

In un bellissimo libro scritto anni fa si legge: «Per la buona economia di una mano, il dito grande deve saper fare da dito grande e il dito piccolo deve saper fare da dito piccolo». Chissà quanto tempo impiegheranno i domestici della vecchia Signora Museo a far bene il loro dovere, a capire che il baccano disturba e non conclude niente, crea confusione, buona a nulla. Quattro parole sono care alla Signora Museo: Conservare, Catalogare, Comunicare, Coinvolgere. Si conserva la memoria, si catalogano le testimonianze, i documenti. Si comunica una vita che non c’è più, ma c’è stata, la vita degli avi morti, dei genitori. Poi si coinvolge. Si coinvolgono i curiosi, i vecchi, i passanti, i turisti, i bambini, i nullafacenti, i ricchi, si coinvolgono tutti. La Signora Museo è ospitale, è ospitalissima, vive di ospitalità. Non smette di offrire la memoria di secoli e secoli, dà nutrimento al sempregiovane presente, sempre affamato. Questo è necessario che accada su tutta la superficie terrestre. Anche a Sibari, dove non si sa quale alba gloriosa vedrà questo evento, quale giorno la bella Signora Museo riceverà le cure dovute.

I migliori custodi sanno molto bene che le dimore abbandonate saranno presto in preda ai saccheggi e alla distruzione, i cattivi custodi, invece, non lo sanno.

                                                                                             Paola Caracciolo

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