Morano Calabro-27/03/2014:Morano Calabro, il Polittico di Vivarini e la tutela del patrimonio (di Paola Caracciolo)

 

Morano Calabro, il Polittico di Vivarini e la tutela del patrimonio artistico

 

Morano Calabro è un paese del meridione d’Italia che ha la fortuna di possedere una pregevole opera di Bartolomeo Vivarini, illustre pittore veneziano del Quattrocento. È un polittico di grandi dimensioni raffiguranti la Madonna con Bambino in trono, San Francesco d’Assisi, San Bernardino da Siena, Cristo in pietà, Sant’Antonio da Padova, San Ludovico di Tolosa, San Giovanni Battista, San Nicola di Bari, Santa Caterina d’Alessandria, San Girolamo, Sant’Agostino, Santa Chiara e il Cristo benedicente tra gli apostoli. Non vogliamo, in questa sede, raccontare la nascita dell’opera né i motivi per i quali il committente la chiese all’artista né le modalità di trasporto (quasi certamente via mare) dalla terra veneta alla Calabria. I lettori si accontenteranno, per ora, di sapere che all’epoca ricevere nella propria città una pittura di Vivarini equivale, al giorno d’oggi, ad avere nella piazza del paese una scultura di Arnaldo Pomodoro. Insomma, un pezzo da novanta.

 

Il motivo per cui questo scritto nasce è, in sostanza, uno: la tutela del patrimonio culturale italiano. Il polittico di Morano attualmente si trova presso la sagrestia della chiesa della Maddalena. Precedentemente lo stesso polittico era conservato nella chiesa di San Bernardino, non un luogo a caso, ma il luogo per cui l’opera è stata realizzata, infatti tra i santi raffigurati compare l’immagine di San Bernardino da Siena. Proseguiamo. Chiunque oggi voglia prendere visione del polittico non può farlo, motivo: la chiesa della Maddalena nella quale esso si trova è stata dichiarata inagibile dopo il terremoto avvenuto nello scorso autunno. Si pensi: la più importante opera d’arte di Morano è “custodita” all’interno di una struttura impraticabile. Non è il visitatore che non può accedervi a lamentarsi, è il cittadino al quale l’opera appartiene a denunciare la mancanza di tutela del proprio patrimonio artistico e, quindi, culturale. Il polittico di Morano non va preservato soltanto perché è di notevole fattura e di grande bellezza, va conservato e tutelato perché è un regalo dei nostri nonni che hanno costruito e abbellito la casa nella quale ora viviamo. Se pensiamo in un certo modo, se abbiamo certe convinzioni, se pensiamo che qualche comportamento che adottiamo ogni giorno sia giusto o sbagliato, è frutto del contesto di idee e di credenze nate e consolidatesi nel tempo. Questo contesto di idee e di credenze è la cultura. E la cultura dell’immagine è parte imprescindibile del nostro patrimonio umano. Siamo cresciuti e viviamo formati dalla cultura figurativa.

 

Cosa si aspetta? Perché il patrimonio artistico italiano è in rovina? Perché Pompei cade a pezzi? Perché il sud è sempre più malconcio? Perché si è verificato l’ennesimo scempio nella piana di Sibari? Perché si sono presi tra le mani i doni dei nostri predecessori e si sono buttati a terra? Il “rilancio del sud” si sente in certi pseudo – convegni tristissimi. Ma quale rilancio? Quale valorizzazione? Il valore c’è ed è altissimo, si tratta di tutelarlo. Si tratta di prendersi cura di sé, di difendere, proteggere, custodire sé stessi. Ciò non sta avvenendo in Italia, men che meno al sud. Sarebbe opportuno che il polittico di Vivarini abbia prestissimo una collocazione adeguata, per la quale è stato realizzato, che non sia una chiesa chiusa per lesioni, ambiente che minaccia di far andare perduta l’opera. E non solo. Negli ultimi anni (e la cosa non è certo una novità) i furti di opere d’arte sono all’ordine del giorno, con il sempre attentissimo mercato antiquario che risente poco della crisi economica, i malfattori si danno da fare e non perdono tempo. Basta che trovino terreno fertile e tutto sparisce per essere venduto chissà dove, chissà a chi. Non dovremmo sorprenderci se una tavola, una pittura di una chiesa calabrese comparisse, un giorno, in un’asta di New York. Niente di strano, niente di peggio per l’identità del luogo.

 

Non ci aspettiamo risposte che possiamo immaginare, ci aspettiamo che venga rispettata la sensibilità delle persone.

 

 

 

 

 

 

Paola Caracciolo

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