Trebisacce-22/05/2018:Rita da Cascia: una donna forte e risoluta (di Pino Cozzo)

Pino Cozzo

Rita da Cascia: una donna forte e risoluta

di Pino Cozzo

 

 

Quando Antonio Lotti, padre di S. Rita, apprese dalla moglie Amata che stavano aspettando un figlio, credeva che fosse l’ennesimo falso allarme di una gravidanza che tardava ad arrivare. Nel piccolo sobborgo di Roccaporena, frazione del comune di Cascia, in provincia di Perugia, si sentivano spesso i cavalli al galoppo di gente che si cimentava in scorrerie, per dare sfogo ad un odio inusitato, che si mischiava all’odore della campagna, e del pane appena sfornato, che si diffondeva nell’aria, ed agli echi dei ferri battuti dai fabbri. I genitori di Rita condividevano, invece,  una  sfrenata passione per la pace, e, come l’angelo apparve a Maria e le annunciò la nascita di Gesù, così apparve in sogno anche ad Amata e le annunciò la nascita di quella bambina. E’ questa la storia dell’umiltà, di cui il Signore si serve per portare a termine i suoi disegni, è la letteratura della modestia, di cui il Signore si serve per elevare a dignità suprema il suo progetto di salvezza. Ed anche la vita di Rita, come quella di tutte le persone votate alla santità, è costellata di avvenimenti miracolosi, dalle cinque api che le entrano ed escono dalla bocca, quando era ancora piccolissima nella culla, alla spina della corona del Cristo, che segnano la vita di una ragazza bene in vista, perché di famiglia perbene, perché nata dopo anni di matrimonio dei genitori, perché segnata dal volere divino. E quando Paolo, intraprendente pretendente di Rita, si innamora di quella giovane fanciulla, i genitori di lei non sanno negare la richiesta, che anzi avallano, nonostante lui fosse appartenente a quel gruppo di persone dedite alla fazione e alla lotta, forse perché lui era un uomo in vista nel paese, o forse perché essi, già avanti con gli anni, pensano di non poter assicurare un lungo futuro alla figlia. C’era già nella mente di Rita un inquietante e lugubre presagio, ma spesso, non ci si può sottrarre ai gesti voluti dall’amore, e così, Rita, donna e sposa, inizia la sua vita di moglie, prima, e di madre, poi, di quei due figli, Giangiacomo e Paolo, per i quali avrebbe dovuto consumare la sua esistenza, perché, quando fu ucciso il marito, barbaramente e iniquamente, lei cerca con tutta sé stessa di nascondere, insieme con la camicia sporca di sangue, anche la verità ai figli, per evitare che si perpetuassero cruente e sanguinose faide. Sta in ciò l’essenza della devozione a santa Rita. Se la storia circa la conversione e l’uccisione del marito, come la morte dei figli, nasconde certamente un frammento delle violenze politiche e sociali del suo tempo, la sua azione di riappacificazione tra la sua famiglia e le altre che vi erano coinvolte, ha fatto di Rita da Cascia la santa dell’implorazione della pace familiare e di quella sociale. All’inizio del terzo millennio si è maturi al passaggio dalla devozione popolare alla santa di Cascia – spesso limitata alla gentile suggestione del rito della benedizione delle rose – alla devozione a Cristo Salvatore, fonte della riconciliazione con Dio e tra gli uomini, nella scia del vissuto di fede di Rita da Cascia. Nel Monastero rimase fino alla sua morte, sopraggiunta il 22 Maggio del 1457 a 76 anni. E si dice che abbia compiuto almeno altri 5 prodigi prima di morire: quello della vite, ancora oggi presente all’interno del luogo di culto; quello della spina (stigmate) della corona di Cristo sulla fronte, che portò negli ultimi 15 anni della sua vita con l’eccezione del viaggio a Roma per la canonizzazione di San Nicola, quando scomparve per poi riapparire una volta tornata a Cascia; poco prima di morire, immobilizzata a letto, chiese ad una sua cugina di portarle una rosa e due fichi dalla casa paterna. Era inverno, ma i frutti c’erano e la cugina glie li portò. E la rosa divenne il simbolo della santa per eccellenza, un’esile ed umile donna riuscita a fiorire nonostante le spine che la vita le aveva riservato, donando il buon profumo di Cristo e sciogliendo il gelido inverno di tanti cuori. A Rita, sarebbe bastato l’amore e le manifestazioni di pace che quotidianamente esternava agli altri, la sofferenza accettata con totale spirito di abbandono, la concretezza e la totalità di vita vissuta, ma le sono state indispensabili esperienze di straordinaria ascesi e contemplazione, per radicarsi nei patimenti di Cristo ed essere sua serva. Decide, dunque, di seguirLo totalmente, forse come avrebbe dovuto e voluto fare prima, ed entra nell’ordine agostiniano, per diventare suora. Il resto della sua vita diventa così un continuo dialogo con Dio, una preghiera intensa e diffusa, un atto di amore e di donazione completo e sincero, fa professione di carità, castità, povertà e obbedienza che caratterizzeranno tutta la seconda parte della sua vita.  una donna prescelta, in cui Iddio ha voluto manifestare la Sua grandezza e il Suo amore, che ha lasciato come memoriale perpetuo.

Anche nella nostra parrocchia, Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria, il giorno 22 maggio, si celebra solennemente la festa di S. Rita, che è molto sentita, e che coinvolge tante persone, anche dai paesi del comprensorio, e non solo. In questa occasione, in memoria della rosa che lei chiese ad una sua parente, un giorno di inverno, nel periodo della sua malattia, e che sbocciò anche contro il normale corso della natura, vengono benedette e distribuite le rose, che con il loro profumo ci ricordano una donna prescelta, in cui Iddio ha voluto manifestare la Sua grandezza e il Suo amore, che ha lasciato come memoriale perpetuo.

E’ questo il segno di un’esemplare vita, spesa al servizio di Dio e degli uomini.

 

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