Category Archives: Altre Regioni

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Policoro (MT)-29/12/2017:In Basilicata nasce il Ce. J. S. – Centro Jonico di Solidarietà

In Basilicata nasce il Ce. J. S. – Centro Jonico di Solidarietà

 

La Basilicata era l’unica regione italiana in cui non esistevano centri della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche (FICT) e, allo stesso tempo, la regione stessa rappresenta un punto strategico con particolare riguardo ai legami con le altre realtà Ce. I. S. presenti in Puglia, Campania e Calabria. Per questo motivo nasce a Policoro (MT) il Centro Jonico di Solidarietà ONLUS, costituitasi lo scorso 21 dicembre 2017 che ha nelle sue finalità quelle di dare supporto e sostegno a qualsiasi forma di dipendenza patologica e marginalità sociale attraverso l’attuazione di percorsi specialistici semi-residenziali e residenziali..

L’iniziativa nasce da un’idea del Dott. Francesco Godino, collaboratore per diversi anni dei Ce. I. S. di Vicenza e Mestre e di tante comunità terapeutiche in Italia e in Europa.

Da tempo è iniziato un grande lavoro volto alla conoscenza del territorio e alla verificabilità di attuazione di questo importante progetto. Tale lavoro ha visto collaborare diverse realtà e persone, in primis la Fict con i Presidenti Mons. Domenico Battaglia, illo tempore e l’Avv. Luciano Squillaci, Presidente in carica, i quali  hanno fin dal principio accolto con benevolenza questa iniziativa. In ambito territoriale sono state interpellate varie istituzioni quali Ser.D provinciale di Matera e locale di Policoro, Comune, Diocesi di Tursi – Lagonegro e Caritas diocesana, Associazioni di Volontariato e Culturali, forze armate.

Oltre alla regione Basilicata, il progetto interesserà tutto il territorio dell’Alto Jonio Cosentino, essendo la Calabria regione confinante. In questo senso, abbiamo assistito ad un notevole coinvolgimento istituzionale che va dalla Diocesi di Cassano allo Jonio al Ser.D di Corigliano – Trebisacce, i quali hanno applaudito benignamente all’iniziativa e stanno sostenendo il nuovo Centro a muovere importantissimi primi passi.

Il Centro JONICO di Solidarietà è composto da un gruppo di giovani professionisti ma non per questo prive di esperienza o dinamicità. Il Presidente Dott. Francesco Godino vanta una buona conoscenza di Progetto Uomo e delle Comunità Terapeutiche in genere, così come la Dott.ssa Marina Regina, Vicepresidente, la quale ha esperienza nel Ser.D di Policoro e collabora con altre realtà del territorio da diversi anni.  Lo stesso dicasi per la Dott.ssa Valentina Blasi, Psicoterapeuta e per gli altri soci fondatori e collaboratori.

Dai primi di gennaio sarà attivato il primo Centro Ascolto a Policoro (MT) e altre realtà tra Calabria e Basilicata. Per info: cejsbas@gmail.com

 

Storia del CEIS in Italia e nel mondo

Il CeIS è una libera associazione senza scopo di lucro promossa alla fine degli anni ’60 e costituitasi legalmente nel 1971, dal sacerdote Mario Picchi con il fine di affrontare i problemi derivanti dall’emarginazione e dal disagio giovanile e familiare. All’inizio gli sforzi del CeIS sono stati soprattutto tesi a sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi delle guerre, della fame, della povertà e del disagio giovanile. Più tardi la diffusione del consumo di droghe raggiunse livelli allarmanti e il CeIS accettò la sfida e iniziò a operare in questo campo. Nel 1985 l’Assemblea Generale dell’ONU ha riconosciuto il CeIS di Roma come Organizzazione non Governativa del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite.

Paesi con i quali il CeIS ha collaborato e collabora attualmente. Nel continente europeo: Belgio, Bosnia, Danimarca, Germania, Grecia, Malta, Norvegia, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Spagna, Slovenia, Svezia, Svizzera; nei continenti extraeuropei: Afganistan, Algeria, Argentina, Bolivia, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Egitto, India, Libia, Malesia, Marocco, Mauritius, Messico, Nepal, Pakistan, Paraguay, Perù, Qatar, Tailandia, Tunisia, Venezuela, Vietnam.

Progetto Uomo

“Progetto Uomo” è l’insieme di principi e di valori che guidano il lavoro del CeIS don Mario Picchi dagli anni ‘70 e ai quali si sono ispirati tanti gruppi e associazioni in Italia e nel mondo, in particolare per liberare i giovani dalla dipendenza della droga. “Progetto Uomo” non è una metodologia specifica o un credo filosofico né tanto meno una terapia, ma più semplicemente l’insieme di princìpi e di valori che guidano l’azione di chi pone la persona umana al centro della storia, come protagonista affrancata da ogni schiavitù, tesa al rinnovamento, alla ricerca del bene, delle libertà, della giustizia. È la valorizzazione della propria identità rispettando nello stesso tempo quella degli altri, valorizzando il dialogo e la cooperazione.
“Progetto Uomo” – ha ripetuto sempre don Mario Picchi – vuol dire “amare”. Amare tutte le creature e il loro valore, senza giudicarle, ma rispettandole e aiutandole.

 

La FICT

La Federazione Italiana Comunità Terapeutiche (in breve FICT) opera da oltre trent’anni. Negli anni ’70 – il fenomeno droga era un problema emergente ed inquietante, seguito da gruppi di volontari che si coordinavano in Associazioni. Nel 1969, don Mario Picchi, il fondatore e Presidente del Centro Italiano di Solidarietà (in breve CeIS) di Roma, è tra i primi ad interpretare il problema della droga come sintomo di un malessere profondo e di tipo esistenziale.  Nel 2000, la FICT riceve dalle Nazioni Unite lo Status di Organizzazione Non Governativa (ONG) – status della Pubblica Informazione. A questi importanti riconoscimenti si aggiunge l’intensa attività di collaborazione con organismi nazionali e internazionali: Il Pontificio Consiglio degli Operatori Sanitari, Consulte e Commissioni Governative, La Caritas Italiana, Consulta Italiana degli organismi socio-assistenziali, L’Università Pontificia Salesiana. Infine la FICT è strettamente legata alla Federazione Mondiale delle Comunità Terapeutiche (WFTC), alla Conferenza Internazionale della Prevenzione.

 

Marconia-20/12/2017: La Magia del Natale

Benevento-03/08/2017:Benevento, la prima A non si scorda mai (di Davide Capano)


Benevento, la prima A non si scorda mai

Una società da Premio Strega

8 giugno 2017. Una data scolpita negli annali del calcio. Il Benevento approda per la prima volta in assoluto in Serie A battendo 1-0 il Carpi nella finale play off di ritorno. Qui si fa la storia per dirla con Vasco Rossi.

Sì, perché la più nordica delle città della Campania ha una compagine che rappresenta il quarto team della regione ad esser promosso nel massimo campionato dopo Napoli, Salernitana, Avellino. Doppio salto carpiato in avanti, dalla C, in due anni. La prima formazione nel romanzo del football nostrano, da quando esiste il girone unico (1929/30), a partecipare da matricola alla B con immediata promozione in A.

Il Sud col cuore longobardo. La città della Battaglia, dei ponti, dei fiumi e degli Stregoni. Capitale della Santità e del Sannio. Una delle più antiche e gloriose piazze del Mezzogiorno. Luogo fedele e familiare a Pietro, incastrato nella colonna vertebrale d’Italia e legato da speciali vincoli alla Santa Sede.

Il corso degli eventi del libro calcistico beneventano è costellato di catarsi, mentalità e pazienza che il presidente Oreste Vigorito, e il rimpianto fratello Ciro, da là in alto, hanno saputo infondere negli anni, partendo dalla C2 per sbarcare nel gotha pallonaro. Il Sannio ha spiccato il volo grazie ad un gran signore del settore eolico.

Benevento è uno spicchio di meridione che vive e mastica calcio e liquore 365 giorni all’anno.

Il trionfo giallorosso è sacrosanto in una stagione in serie cadetta condotta sempre con grande spirito di appartenenza. Una squadra plasmata dalle sacri mani del mister fiorentino Marco Baroni, il quale è riuscito a trovare una “zona di comfort” per i suoi ragazzi.

Benevento ha vinto anche perché in città conta ancora il piccolo mondo quotidiano, il panettiere, l’amico al bar, i colleghi di ufficio. Si naviga, si twitta, si whatsappa, ma è il rapporto con chi si ha vicino che può cambiare l’umore di una cittadina e di una squadra.

In quest’epoca di calcio-business e gigantismo, raro è trovare una casa e una cosa speciale. Nelle vetrine di uno stadio, il Ciro Vigorito, la meraviglia, però, si può nascondere. Cronaca e leggenda di una società da Premio Strega.

In passato in terra sannita ha allenato, tra gli altri, il focoso Oronzo Pugliese e giocato l’ex capitano Carmelo Imbriani, sconfitto nel 2013, a 37 anni, dal linfoma di Hodgkin.

Siccome la vita è un viaggio, ora per gli Stregoni è importante guardare al futuro oltre il parabrezza per scoprire nuove strade da esplorare. A partire dal debutto in campionato a Marassi, nello stadio più british d’Italia, contro la Sampdoria.

Ne è passato di tempo da Malevento (275 a.C.) e da quando il club si chiamava Società Sportiva Littorio Benevento (1929). Perché in fondo la prima A non si scorda mai. Il bello del calcio. Qual buon vento anzi qual buon Benevento! Amen.

Davide Capano

Università del Calcio

(foto gds.it)

 

Verona-31/07/2017:Cassano, un genio naif a Verona (di Davide Capano)

Cassano, un genio naif a Verona

L’elogio della follia cassaniana

Se la sua carriera fosse “impressa” in una pellicola cinematografica, le scene di quest’estate s’intitolerebbero FantAntonio is back. FantAntonio è tornato. E l’attore-protagonista non indosserebbe le vesti di un barista di una canzone, di un idraulico dei videogiochi o di un ragazzo che se fa caldo gioca al sole, ma quelle di uno dei calciatori italiani più controversi, splendenti e talentuosi della storia: Antonio Cassano da Bari Vecchia.

Dopo 9 mesi sabbatici, il 10 luglio scorso ha firmato per l’Hellas Verona e ha scelto di vestire l’amata maglia numero 99. Ma una delle sue tante giornate pazzesche l’ha vissuta il 18 luglio, la massima summa della follia cassaniana. In mattinata vuole lasciare il calcio, poi il pomeriggio ci ripensa: “È stato solo un momento di debolezza”. L’uomo è un animale che esita e, proprio per questo, pensa, ama, reagisce…

Sì, perché lui è fatto così. ‘Autogol’ clamorosi, colpi di estro, intuito, lampo, sana anormalità e sregolatezza. Divide il mondo in bianco e nero, apocalittici e integrati, simpatici e antipatici. Prendere o lasciare.

Cassano è un ingegno ingenuo in campo e fuori. Si chiama Antonio, è nato nell’Anno Domini 1982 e non ha mica paura. Prende la vita un po’ a caricatura e non è molto avvezzo all’utilizzo degli apostrofi. È il suo modo di essere. Piaccia o non piaccia. Ama alla follia la moglie Carolina, il pesce crudo e i cavatelli cozze e fagioli.

Ha spesso scelto di far diventare favole le piccole opportunità. In ogni momento pronto a cogliere la palla al balzo. Per lui le sensazioni sono sempre contate più di tutto il resto. Ti imprigiona di curiosità pur avendo i tempi dell’anguilla.

In carriera ha raccolto smisurate cassanate, neologismo, coniato ai tempi della Roma da un certo Fabio Capello, che addirittura la Treccani ha certificato e fatto entrare nella lingua comune. Nella sua personale collezione si registrano bandierine rotte, fughe dai ritiri, maglie lanciate dopo litigi con arbitri, allenatori e una presentazione al Santiago Bernabéu di Madrid con un pellicciotto beige poco galattico.

Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. D’altronde, si sa, “la pazzia è una forma di normalità”. Perché se devi sognare, tanto vale farlo forte.

Chi è in definitiva FantAntonio? Una follia discreta quanto mai, fiele che strangola e dolcezza che sana, citando il bardo William Shakespeare, uno che di Verona ne sa più di Romeo e Giulietta. Perché se l’imprevedibilità contraddistingue il genio, il barese ha declinato e perfezionato il concetto di genialità. Opere, parole e pensieri di Antonio Cassano, un genio naif che di sicuro ci delizierà con giocate mai banali nonostante il giorno del genetliaco numero 35 sia già passato…

Davide Capano

Fonte:Università del Calcio

(foto gianlucadimarzio.com)

Trani-11/06/2017:gara internazionale di karate

Sabato 10 e domenica 11 giugno 2017 il palazzetto dello sport della splendida città di Trani ha ospitato il seminario e una importante gara internazionale di karate nelle discipline delle forme e del combattimento.
Il seminario si è sviluppato dalle ore 10 alle ore 13 con oltre 60 atleti alla presenza del Direttore Tecnico della WTKA KARATE EUROPA Shihan Enver Eni Cakiqi 8° Dan di Francoforte (D), del Presidente wtka karate Europa Shihan Daniele Angileri 8°Dan e di Shihan Mitia Nardelli 5°Dan Direttore Tecnico del settore (karate full contact). Oltre alla partecipazione dei Maestri e degli atleti del Kossovo, Albania e Bosnia Erzigovina, la manifestazione sportiva organizzata sotto l’effige del WTKA dal Maestro Sebastiano Mastrulli, ha visto la partecipazione di associazioni sportive dilettantistiche della provincia di Cosenza,  quali la “Olimpia 2000” di Castrovillari, la “Danza e Fitness” di Mormanno e la “A.P.S.S.D. Equilibrium” di Laino Borgo. Le associazioni, tecnicamente dirette dai sensei Claudia Cardamone, Giuseppe Cruscomagno,  Alvaro Romano & Yusneisy Ramos Luis, rispettivamente sotto il  coordinamento magistrale dal Maestro 8° dan Dino Gagliardi di Morano Calabro, sono state premiate grazie alla performance dei piccoli atleti che nella competizione “Kata” hanno conquistato le seguenti medaglie:

per la A.S.D. l’Olimpia 2000 nei kata individuale 1° posto – nelle rispettive categorie – Di Vasto David, Qokaj Christian, Pugliese Giuseppe, Thana Joele; 2 ° posto – nelle rispettive categorie – Armentano Giuseppe, Bonanno Vincenzo, Manfredi Diego , Recchia Samuel; 3° posto Nicoletti Alessandra. Nei Kata a squadra 2° posto per il trial: Armentano – Pugliese – Nicoletti; 2° posto per il dual: Manfredi  – Thana e per il dual Recchia – Rosito.

Per la A.S.D. Danza e Fitness nei kata individuale 1° posto a Gabriele Bloise; 2° posto Maradei Gianluca e 3° posto per Pandolfi Antonio; nei kata a squadre 1° posto al trial: Bloise – Maradei – Pandolfi.

Per la A.p.s.s.d. Equilibrium nei kata individuale: 1° posto DE Tommaso Erika, Papa Pedro, 2° posto De Tommaso Vincenzo, De Tommaso Erika, 3° posto: Laino Andrea e Bloise Jessica. Per il kata a squadre 1° posto al dual: DE Tommaso Vincenzo – Laino Andrea; per il kata a squadre 3 ° posto al dual Bloise Jessica –Papa Pedro.

Un grazie agli organizzatori della manifestazione, il team del  maestro Sebastiano Mastrulli, agli atleti  e soprattutto ai loro genitori che con entusiasmo supportano ogni attività volta alla promozione dello sport e della pratica dell’arte del karate e della filosofia che esso sottintende.

Caterina La Banca

 

Montecassino-13/11/2016:La Divina Commedia in calabrese trionfa

Pina Basile

Pina Basile

EVENTI/ Un’originale rilettura del Sacro Poema

La Divina Commedia in calabrese trionfa

all’Abbazia di Montecassino

 

 

      Nello spazio maestoso e sacrale della Sala San Benedetto dell’Abbazia di Montecassino, un esempio universale della Grande Bellezza, il suono magico della tammorra di Ugo Maiorano ha risuonato mirabile e possente, alle ore 17 dell’ultimo giovedì di ottobre. Nessuno lo immaginerebbe, ma è l’inizio di un’originale Lezione-spettacolo dal titolo “Paolo e Francesca in una traduzione della Commedia in calabrese”, incastonata nel prestigioso programma del Festival ANTICOntemporaneo, brillantemente diretto da Massimo Arcangeli, docente dell’Università di Cagliari e collaboratore della Treccani. La performance si incentra sull’analisi della traduzione di Salvatore Scervini della Commedia dantesca, pubblicata in una raffinata edizione da Aracne Editrice nel 2015, con il magistrale apparato critico di Pina Basile e con la rigorosa e autorevole Prefazione di Massimo Arcangeli. Pina Basile, Presidente della Società “Dante Alighieri” di Salerno, ha perfettamente lumeggiato la panoramica sulle traduzioni della Divina Commedia nell’Ottocento e su Salvatore Scervini. Il traduttore delle tre cantiche dantesche in dialetto calabrese è un intellettuale del passato, nato ad Acri (Cosenza) nel 1847 e ivi morto nel 1925: è il primo in Calabria e il secondo in Italia, dopo il veneziano Giuseppe Cappelli, a compiere quest’Opera sublime, cui dà il triplice di ’U Nfiernu, ’U Prigatoriu e ’U Paravisu. La professoressa Basile ha presentato il personaggio Scervini: autodidatta, sensibile e riflessivo, vive in mezzo al popolo, del cui dialetto conosce i segreti più nascosti. Infatti, nei canti della Commedia è la gente calabra che piange e soffre, spera e ride. Sintomatico è che nella lingua di Dante, aperta ad accogliere vocaboli delle varie parti d’Italia, si riscontrano ben 59 corrispondenze con il patrimonio lessicale del dialetto della Calabria. La Basile apre con l’incipit del canto e squaderna i passi più suggestivi del canto in calabrese, rimarcando il carattere fortemente realistico della scrittura scerviniana, che finalizza la “u”, tipica del dialetto calabrese, a rendere l’aspetto cupo e funereo della tragica storia d’amore di Paolo e Francesca. A questa rigorosa interpretazione fa da pendant la fine esegesi di Franco Salerno, autore del commento dantesco Il Labirinto e l’Ordine, che dà l’avvio ad una carrellata delle scene principali del V canto dell’Inferno come una serie di flash cinematografici. Dante è presentato come un regista, che si avvale ora del campo lungo (quando fa vedere l’insieme dei lussuriosi) ora del primo piano (quando parla Francesca). Procede così la Lezione-spettacolo, assumendo la dimensione di un originale esempio di comunicazione 3.0, che è quella che (Jerry Yang docet) connette e mescola saperi e linguaggi diversi. Franco Salerno collega il “cinema della mente” di Dante alla prospettiva temporale del canto, per la quale Francesca prefigura e condensa tutti i lussuriosi del passato e del presente. La bocca (dettaglio cinematografico) è protagonista: fu il bacio sulla bocca di Ginevra a innescare il bacio sulla bocca di Francesca. E così, lo scorrere dell’Evento mescola esegesi del testo e traduzione in dialetto calabrese, il linguaggio del cinema e quello della musica. Musica, che, dopo l’assegnazione a Bob Dylan del Premio Nobel, è stata consacrata come arte tout court allo stesso livello della Letteratura. Ugo Maiorano, accompagnato alla chitarra da Francesco Avallone, commenta gli interventi dei due relatori, affascinando gli spettatori con il suo repertorio di canzoni popolari calabresi, da Lu cardillu a Ammor ‘ammore, che m’ he’ fatto fare! a ‘Nu juornu Lanzillotto, canto quest’ultimo di sorprendente raffinatezza musicale, in quanto Maiorano è riuscito a musicare l’endecasillabo di Scervini servendosi del ritmo della tarantella calabrese.  In visibilio il qualificatissimo pubblico, costituito da S. E. Donato Ogliari, abate di Montecassino, da docenti universitari, giornalisti, scrittori e studenti.  

Paola Nigro