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Amendolara-29/09/2017:Incontro con un’artista contemporanea: la pittrice GRAZIA LODESERTO. L’ANTIEROE E LA FRANTUMAZIONE DELL’IO. (di SALVATORE LA MOGLIE)

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Rubrica letteraria a cura di Salvatore La Moglie 

Incontro con un’artista contemporanea:  la pittrice GRAZIA LODESERTO.

L’ANTIEROE E LA FRANTUMAZIONE DELL’IO. 

 Di SALVATORE LA MOGLIE

   Ho avuto la ventura di conoscere di persona un’artista di valore come Grazia Lodeserto, di origine tarantina, nel lontano 2007, quando la sua opera mi fu fatta conoscere, da alcuni amici e colleghi, e ne rimasi molto colpito. Tanto da farne una recensione (che è quella che segue), recensione che fu letta (io impedito) in un incontro a Taranto con la pittrice. Il consorte dell’artista pugliese – il compianto poeta e critico Giovanni Amodio  –  rimase tanto colpito da quella mia riflessione da chiedermi se potevano utilizzarla come presentazione nelle varie esposizioni delle opere, in tutta Italia. Cosa che, confesso, mi lusingò moltissimo anche per l’amicizia che ne nacque e per cui posso dire che a casa mia sono appese alle pareti due opere dell’artista. Dunque, attratto dalla eccezionale bravura e maestria della pittrice tarantina, che si è cimentata nell’interpretazione delle opere dei più grandi autori del ‘900 ma anche, per es., di Shakespeare, scrissi sulla sua opera quello che segue.

Non si può rimanere indifferenti all’opera  e all’arte di Grazia Lodeserto. Non si può rimanere indifferenti di fronte ad un’artista che affronta autori complessi e multiformi come Baudelaire, Joyce e Musil che sono tra i grandi padri della modernità e dello spirito del Decadentismo europeo che tanto ha segnato il Novecento.   Credo che Grazia Lodeserto abbia interpretato in modo magistrale la poetica e l’opera di Robert Musil e James Joyce.

   Osservando il lavoro su Musil e sul suo capolavoro incompiuto, L’uomo senza qualità, non si può non notare la perfetta aderenza alla complessa trama del grande romanzo o, dovrei meglio dire, del grande anti-romanzo del Decadentismo austriaco. In verità, per decifrare tutti i significati dell’opera di Grazia Lodeserto ci sarebbe bisogno dello psicanalista oltre che del critico d’arte. Grazia Lodeserto riesce a tradurre espressionisticamente e con la grande arte ereditata dai suoi maestri del ‘900  i grandi temi della poetica musiliana, che è poi così simile a quella di altri grandi scrittori come Kakfa, Joyce, Mann, Pirandello e Svevo. E quali sono questi temi? Innanzitutto, la frantumazione dell’io e del personaggio, che è sempre più antieroe, inetto alla vita e, appunto, senza qualità (pur avendone, in fondo, parecchie); la stessa realtà è ormai dissolta, appare sfaccettata e multiforme come la nostra anima. La realtà è inafferrabile, instabile, relativa e molteplicemente interpretabile.

   Ma la realtà, il mondo, la vita sono anche caos e disordine. L’entropia domina sovrana e quello che Musil trasferisce sulla pagina, Lodeserto lo trasferisce sulla tela. Dove è possibile leggere quelli che Eliot e Montale chiamavano i correlativi oggettivi del nostro mondo interiore, dei nostri stati d’animo, dei nostri sentimenti e, anche, del nostro inconscio.

   In verità, di immagini ambigue, surreali e sconcertanti, fino a scuoterci nel più profondo dell’anima, ce ne sono tante, perché Grazia Lodeserto fa parlare non soltanto la realtà che si vede ma anche quella che non appare ma che c’è, nascosta, nella pieghe più segrete del nostro io.

   Questa realtà che c’è ma non si vede è la realtà dell’inconscio che, per Freud è la parte più importante della nostra personalità e del nostro mondo interiore, legata alla sfera sessuale tanto da condizionarne il normale processo.

   Indubbiamente, non è possibile chiudere in poche righe il lavoro di Grazia Lodeserto tanto è ricca, complessa e difficile la trama di cui è intessuto. L’artista, interpretando alla perfezione l’opera e il pensiero degli autori, sembra dirci: ecco, questo è il mondo e questa è  la realtà: una realtà che sembra una surrealtà, un mondo che ci sembra alla rovescia, relativo e instabile, privo di valori veri e fondanti e, ormai, rassegnato al disfacimento, alla catastrofe e alla eutanasia proprio quando il controllo e il dominio razionale, scientifico e tecnologico sembrano assicurarne la continuità e lo sviluppo verso chissà quali mete.

   Incanto e disincanto, sogno e realtà, surrealtà e irrealtà, conscio e inconscio, mito e utopia, razionalità e irrazionalità sembrano convivere nell’opera di Grazia Lodeserto invitandoci a riflettere sul fatto che, tutto sommato, la vita e la realtà non sono che queste cose messe insieme. L’importante è che – sembra dire alla fin fine – la nostra ragione non dorma così tanto da generare mostri.

 

 

NOTA. (Da sito internet). Nata a Taranto l’1.2.1944, Grazia Lodeserto, avviata agli studi musicali, si dedica alla pittura fin da giovane età. Dal 1962 al 1967 svolge attività di ricerca e partecipa alle prime mostre con lo pseudonimo di Lady Grace. Appartengono a questo periodo i “cicli” dei suoi lavori di ispirazione biblica e di ispirazione dantesca, che dovevano in seguito portarla a prediligere le mostre monografiche su temi specifici. Nel 1964 realizza 6 opere ispirate a “I Trionfi” del Petrarca. Nel 1965 dedica alcuni omaggi pittorici ad un gruppo di giovani poeti tarantini (Giovanni Amodio, Angelo Lippo, Pino Rigido, Giacomo Bottino, Giuseppe Vellomi, Vincenzo Jacovino). Nel 1965/66 si dedica ella stessa alla poesia. Sue liriche vengono pubblicate su varie riviste e antologie. Nel 1967 inizia ad esporre in personali e diradando ogni altra attività si dedica esclusivamente alla pittura. Ha allestito oltre 150 mostre personali in Italia e all’Estero: Francia, Germania, Irlanda, Austria, U.S.A. e Inghilterra. La sua mostra dedicata all’ULYSSES di JOYCE è stata esposta presso la Newman House (dell’University College) di Dublino per il Bloomsday 1984. Nel 1988 il suo lavoro CON L’ANTICA CORTESIA, YEATS, ha rappresentato ufficialmente l’Italia al Millennio di Dublino con Pietro Longhi e Giacomo Manzù. La sua mostra dedicata a 4 FIORI DEL MALE, di Baudelaire è stata esposta nell’Ateneo dell’Università di Bari e nel Palais des Arts di Brest.
       

 

       

Amendolara-26/09/2017:Salvatore La Moglie finalista per il racconto inedito al Premio Giovane Holden di Viareggio

 

 

Salvatore La Moglie

Salvatore La Moglie finalista per il racconto inedito al Premio Giovane Holden di Viareggio

Amendolara-26/09/2017

 

Salvatore La Moglie, scrittore e docente di Lettere presso l’Istituto Tecnico commerciale e per Geometri di Trebisacce, è risultato l’unico calabrese finalista, quarto classificato a pari merito con altri concorrenti, al prestigioso Premio Nazionale di Letteratura Giovane Holden, che si è svolto in Viareggio sabato 23 settembre 2017.

La cerimonia di premiazione è avvenuta nel suggestivo Hotel Residence Esplanade, in Piazza Puccini, ed è iniziata verso le 15 per quanto riguarda le sezioni di poesia e di racconti editi e verso 17 quella dei racconti inediti, per la quale ha concorso il nostro autore. A Salvatore La Moglie è stato conferito un diploma d’onore e ha avuto la soddisfazione di veder pubblicata in una antologia, già nelle edicole, il proprio racconto dal titolo Il laureato, di recente premiato al Premio Internazionale Corona, che si è svolto in Cassano allo Jonio il 16 settembre.

La Moglie non ha potuto partecipare alla premiazione ed è stato rappresentato dal dott. Sergio Piccini di Pontedera (Pisa), da lui delegato a ricevere il riconoscimento.

A Salvatore La Moglie, che da anni collabora attivamente con articoli e saggi al mensile “La Palestra”, diretto dal giornalista Franco Lofrano, i nostri migliori auguri per questo nuovo importante riconoscimento e per sempre nuovi successi per il futuro.

 

Giovanni Di serafino.

 

Amendolara-16/09/2017: SCUOLA DI VITA

                                              

       SCUOLA DI VITA

Lo splendido scenario naturale della Scuola Interregionale di Tiro con l’Arco UISP di Amendolara Marina, giorno 15 Settembre è stato teatro di una gara amichevole di Tiro con l’Arco, festeggiando, nel contempo, l’inizio dell’Anno Sportivo 2017 con un Apericena che ha concluso una giornata davvero meravigliosa.

Questo bellissimo incontro è stato un ulteriore momento di crescita umana per quanti hanno avuto la gioia di essere presenti. Un grazie enorme a Guido Valenzano e sua moglie Gina Stan Florentina, per averci permesso di vivere attimi di serenità e di condivisione, per la squisita ospitalità e per dimostrare, giorno dopo giorno, che i valori dello Sport, quello Vero, travalicano qualunque cosa, per proiettarsi verso le vette elevate dei valori ancestrali.

Grazie, a titolo personale, per lo splendido dono ricevuto, un meraviglioso arco realizzato da Guido, che sarà tra i miei ricordi più indelebili e belli. Il nome che ha dato all’arco, Karma, significa tantissimo per noi. GRAZIE.

Un doveroso ringraziamento alla mamma ed al papà di Guido per la loro simpatia e disponibilità umana. Un evento che si si è snodato su un tema fondamentale: lo Sport deve aggregare, deve socializzare, deve essere veicolo trainante di valori profondi, deve rappresentare momento di amicizia, per cui anche nell’agone sportivo non devono mai venir meno quelli che sono i princìpi etici ed i rapporti umani.

Il verde della natura, la pace che trasuda da ogni angolo di questa prestigiosa Scuola, ha fatto sì che tutti vivessero emozioni e commozione davvero enormi: una vera e propria oasi, all’interno della quale fare non soltanto un sano sport, ma crescere anche da un punto di vista psicofisico.

Gli arcieri dell’Arco Jonico e gli Arcieri della neo Asd “Saetta Acri”, con il suo Presidente Samuele Lo Giudice, hanno dato vita ad un suggestivo percorso di lavoro, immersi in una natura bellissima.

Un grazie a Gaetano Vasta di Mormanno ed alla sua compagna Rosanna Laino, entrambi grandi sportivi ed esperti di questa nobile disciplina, a Rosita Mundo, socio fondatore dell’Asd Count Down, a Stefania Di Martino, responsabile Biblioteca di Montegiordano Marina, che hanno contribuito all’accoglienza.

Il ricco buffet è stato offerto da Guido e Gina e dalla famiglia Sperduto e sentiamo di dover dire che si è trattato di un momento di condivisione davvero molto forte, in quanto si è avuta l’occasione di scambiare idee, sentimenti, emozioni.

L’occasione è stata propizia per consegnare a Guido e Gina, da parte dello scrivente, in qualità di Presidente della Federazione Internazionale di Kung Fu Chuan Shen Tao, un attestato ufficiale di rappresentante internazionale, unitamente al patch ufficiale della Federazione. Ricordiamo che entrambi hanno iniziato, con grande successo, un percorso nel Tai Chi Chuan, disciplina cinese utilissima per il benessere psicofisico.

Sono questi eventi, organizzati con amore, a permettere di offrire ad atleti e presenti la possibilità di comprendere appieno su quali basi fondare un’attività sportiva sana, che non guarda al semplice aspetto agonistico, ma intende diventare mezzo attraverso cui condividere gioie,dolori, emozioni.

Il Maestro Valenzano ha voluto gratificare i due atleti Fabrizio La Volpe e Samuele Sperduto, freschi partecipanti ai Campionati Nazionali di Schilpario, di cui abbiamo scritto in altra occasione, donandogli un suo personale pensiero consistente in un bellissimo arco.

La bontà, la dolcezza, la sensibilità umana, la disponibilità, l’umiltà e la serietà di Guido e Gina sono ormai merce rara in una società che corre in maniera sfrenata verso il business a tutti i costi, verso la superficialità e verso i successi effimeri, pertanto un plauso a questi due giovanissimi professionisti, che hanno fatto di questi valori i loro cavalli di battaglia e che, di certo, li porteranno lontano.

Grazie ancora per averci coinvolto in un progetto altamente qualificante, in un connubio perfetto tra sport ed etica.

RAFFAELE BURGO

 

 

 

 

 

 

Amendolara-13/09/2017: SI:”AMENDOLARA: QUALE STRADA PRENDERE?”

AMENDOLARA: QUALE STRADA PRENDERE?

 

Dopo un attento studio del progetto di intervento “SS 106 jonica – 3°megalotto” gli iscritti ed i simpatizzanti di Sinistra-Italiana-Amendolara esprimono il loro disappunto per le sue modalità di approvazione da parte degli organi governativi e contrarietà nel merito dell’opera.

Purtroppo, pochi cittadini di Amendolara sono informati sulla reale portata della prevista “grande opera” e questo la dice lunga sulla qualità di comunicazione tra istituzioni e popolo.

Il progetto della nuova SS 106 jonica viene, infatti, discusso altrove e calato sul territorio, nella piena impotenza delle persone che ad Amendolara vivono e anche nella indifferenza di talune forze politiche, che puntualmente si presentano nei nostri paesi a chiedere consenso.

Ricordiamo che, per le grandi opere,  le decisioni richiedono un ampio coinvolgimento popolare ed una condivisione delle scelte, cosa che, purtroppo, fin qui è mancata. Ogni decisione è stata presa nelle stanze chiuse dei poteri romani.

Valutando il progetto, noi di Sinistra-Italiana-Amendolara riteniamo  opportuno batterci per ottenere la doppia corsia e l’ammodernamento dell’attuale SS 106 ed un contestuale potenziamento della rete ferroviaria.

Dal nostro punto di vista, la realizzazione di una terza strada ha molteplici aspetti negativi per Amendolara:

 

-impatto ambientale devastante per il nostro paesaggio:

  1. la parte che passa da contrada lista è prevista tutta in trincea per una larghezza di quasi 80 metri;
  2. sono previsti tre altissimi mega viadotti, sul torrente Ferro, sul torrente Straface e sul torrente Avena, dall’impatto visivo devastante, anche perché si vanno ad aggiungere ai viadotti esistenti;
  3. per il resto, volendo rimanere al territorio a noi vicino, la terza SS 106 va a deturpare pianori di notevole interesse turistico per il territorio: Tarianni, Cielo Greco, Stillitano e Torre di Albidona.

Nessuno incremento dell’occupazione per gli amendolaresi:  le ditte assegnatarie sono multinazionali del cemento con decine di migliaia di dipendenti e non avranno certo bisogno di noi. purtroppo la promessa di occupazione nei cantieri della nuova strada sembra essere diventato un motivo di accettazione dell’opera. questo è intollerabile,  perché sentiamo queste parole proprio dalle stesse istituzioni e dalle stesse persone responsabili del mancato sviluppo e spopolamento  Ionio.

 

-Elevati costi: l’opera dovrebbe superare il miliardo di euro a cui si aggiungeranno nel corso dei decenni innumerevoli “variantine” che ne faranno lievitare i costi.

Un ammodernamento dell’attuale SS 106 consentirebbe un notevole risparmio di utili che potrebbero essere investiti in vere politiche di valorizzazione del territorio e strategie occupazionali.

-Decenni di cantieri: la realizzazione dell’opera prevista in pochi anni, in realtà si andrà a scontrare con una miriade di cavilli e rinvii che ne ritarderanno l’inaugurazione di decenni, mentre noi continueremo a circolare sull’attuale SS 106 il cui ammodernamento sarebbe possibile in pochi anni.

Il nostro non è un no preventivo o assoluto. si tratta di un no per difendere il territorio.

Il nostro è un si per ammodernare e allargare  l’attuale SS 106 Intraprendiamo questa battaglia consapevoli di tutte le difficoltà’ e perplessità che ognuno può avere, ma vogliamo innanzitutto un percorso partecipato e attivo delle nostre popolazioni,  per questo intendiamo organizzare al più presto un dibattito informativo, dove ognuno possa informarsi ed esprimere la propria opinione.

 

SINISTRA-ITALIANA-AMENDOLARA

Amendolara-13/09/2017: Versi nostalgici di Rosa Silvestri

AMENDOLARA -06/09/2017:Rapinato sulla S.S. 106 un furgone carico di sigarette

AMENDOLARA Rapinato sulla S.S. 106 un furgone carico di sigarette appena prelevate allo “spaccio” del Monopolio sito nella Marina di Amendolara che distribuisce sigarette ai tabacchini del circondario. Da una prima ricostruzione dell’episodio delinquenziale su cui indagano i Carabinieri di Roseto al comando del Maresciallo Marco Carafa, due malviventi avrebbero fermato il furgone e, dopo averlo minacciato con un coltello e legato i polsi al conducente, lo avrebbero fatto scendere e si sarebbero impadroniti del furgone con il quale si sarebbero dileguati. Soccorso dai passanti in transito, il conducente è stato accompagnato alla Caserma di Roseto dove ha raccontato la sua disavventura.

Pino La Rocca

Amendolara-29/08/2017:AD AMENDOLARA GLI “ZERO ASSOLUTO”!!!!!

AD AMENDOLARA GLI “ZERO ASSOLUTO”!!!!! 
SIAMO QUASI GIUNTI ALLA FINE DI QUESTA ESTATE AMENDOLARESE, UN’ESTATE CHE SI SPERA DIMENTICARE PRESTO. DOPO MESI TRASCORSI TRA DISSERVIZI E INEFFICIENZE NELLA GESTIONE DELLA COSA PUBBLICA, NON SARÀ COSA SEMPLICE FAR FINTA CHE NULLA SIA SUCCESSO. NOI, PARTITO DI SINISTRA ITALIANA, ABBIAMO PAZIENTATO TUTTA L’ESTATE, PRIMA DI ESPRIMERCI IN MERITO, SEPPUR SENZA FAR MAI MANCARE I NOSTRI CONTRIBUTI E LE NOSTRE PROPOSTE
AD OGGI, ACCOGLIENDO I SUGGERIMENTI DI CHI HA SOGGIORNATO AD AMENDOLARA DURANTE L’ESTATE, CI SENTIAMO IN OBBLIGO DI DARE LORO VOCE PER EVITARE CHE IL GIÀ RIDOTTO AL MINIMO TURISMO, SIA, NEL GIRO DEI PROSSIMI DUE TRE ANNI, COMPLETAMENTE ESTINTO. I VIAGGIATORI NON VOTANO AD AMENDOLARA E CIÒ È IMPORTANTE, AFFINCHÈ SI EVITI DI CATALOGARE ANCHE QUESTO MANIFESTO COME FRUTTO DI IDEE DISFATTISTE E DI SPECULATORI POLITICI. 
IL NOSTRO PARTITO CHIEDE PAZIENZA AI TURISTI, PER I DISSERVIZI, I DISAGI, LA MANCANZA DI RISPOSTE, LA SCARSITÀ DI ATTRATTIVE E ALLO STESSO TEMPO LI RINGRAZIA PER LA TENACIA E L’ATTACCAMENTO A QUESTO STESSO PAESE. È VERO, COME SCRISSE QUALCUNO, CHE “IL MARE, DI PER SÈ, NON DELUDE MAI”, MA QUALI SERVIZI ABBIAMO OFFERTO SUL MARE? UNICO PAESE, FORSE, IN ITALIA, A NON AVERE UN PIANO SPIAGGIA CHE AVREBBE CONSENTITO UN MINIMO DI PIANIFICAZIONE E OTTIMIZZAZIONE DELLE POTENZIALITÀ TURISTICHE. LE DOCCE? QUALCHE CESTINO PER I RIFIUTI? UN MINIMO DI SICUREZZA? UN MINIMO DI PRESENZA DELLE ISTITUZIONI? NIENTE! GLI ZERO ASSOLUTO! 
ABBIAMO ASSISTITO AD UN’ESTATE INIZIATA TARDI E FINITA PRESTO. NESSUNA MANIFESTAZIONE CAPACE DI ANDARE OLTRE IL TERRITORIO DI AMENDOLARA ED ATTIRARE GENTE DAI PAESI LIMITROFI. POCHE INIZIATIVE, SPESSO ORGANIZZATE GRAZIE AL CONTRIBUTO DI PERSONE ESTERNE ALL’AMMINISTRAZIONE, SIA AD AMENDOLARA MARINA CHE IN PAESE, NESSUNA AL CENTRO STORICO. 
UN’AMMINISTRAZIONE, AMARAMENTE UNICA CHE, PER LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA DI QUESTO PAESE, È RIUSCITA, ADDIRITTURA, A SPEGNERE L’ESTATE DI FRONTE AD UN COMPRENSORIO CHE BRILLA, PER INTERESSANTI INIZIATIVE CAPACI DI ATTRARRE UN PUBBLICO DIVERSIFICATO E NUMEROSO. SEMPRE LE STESSE PROPOSTE DI ANNO IN ANNO, STESSI COMICI E, ADDIRITTURA, STESSI COMPLESSI NELL’ARCO DI UNA STAGIONE E NIENTE DI CARATTERIZZANTE, NIENTE DI NUOVO: GIUSTO IL MINIMO INDISPENSABILE! 
A PAGARNE LE SPESE SONO ANCHE COLORO CHE INVESTONO IN ATTIVITÀ, PER POI RITROVARSI A DOVER FARE I CONTI CON UNA CAPACITÀ DI ATTRATTIVA RIDOTTA QUASI A ZERO.
LE UNICHE ATTRATTIVE SONO LA SUA STRUTTURA E I SUOI BENI STORICI E CULTURALI MA ANCHE SU QUESTO AVREMMO MOLTO DA DIRE!!! UN’ESTATE SENZA VALORIZZAZIONE DEL MUSEO O UNA SERATA AD ESSO DEDICATA. CHE ESTATE È? SE, IN UN PAESE DELLA MAGNA GRECIA, I SUOI REPERTI ARCHEOLOGICI RIMANGONO SEPOLTI NELL’ERBA? 
C’È STATA, QUINDI, PER ESSERE BUONI, L’ORDINARIA AMMINISTRAZIONE. 
SIAMO, ORMAI, L’UNICO PAESE A NON SAPER UTILIZZARE I MEZZI DI COMUNICAZIONE PER INFORMARE I CITTADINI TEMPESTIVAMENTE. PAESI A NOI VICINI HANNO SPERIMENTATO, CON SUCCESSO, LE APP DESTINATE A CITTADINI E TURISTI, DA CUI È POSSIBILE CONOSCERE, TUTTO CIÒ CHE È UTILE: DISAGI O EVENTI CHE SI TENGONO NEL PAESE. POSSIBILE CHE AMENDOLARA NON SIA CAPACE DI ALCUNA INNOVAZIONE E CHE DEBBA SEMPRE ANNASPARE?
RESTA, TUTT’OGGI, FERMO IL RIAVVIO DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA, A FRONTE DI AUMENTI NELLE BOLLETTE DELLA TASSA SUI RIFIUTI. RESTA IRRISOLTA, INOLTRE, LA QUESTIONE DELLE DISCARICHE A CIELO APERTO, ANCHE IN PIENO CENTRO ABITATO, NONOSTANTE NE FOSSE STATA ANNUNCIATA LA RIMOZIONE! 
SEMBRA CHE AMENDOLARA SIA TORNATA ALL’ANNO ZERO E CHE LA SUA VICENDA SIA TUTTA RAPPRESENTATA IN QUEI POVERI ALBERI, SENZA ALCUNA FOGLIA, VICINO ALLA PIAZZA. 
NON FATEVI PRENDERE DAL TITOLO, AD AMENDOLARA NON VERRANNO GLI ZERO ASSOLUTO, ALMENO PER I PROSSIMI QUATTRO ANNI. È STATO SOLO UN MODO IRONICO PER EVIDENZIARE COME, IN ALTRI PAESI E LÌ SOLTANTO, L’ESTATE STIA CONTINUANDO, MENTRE QUI È GIUNTA AL TERMINE IL 18 AGOSTO. LA VERITÀ È CHE QUESTA ESTATE È INIZIATA CON UN COMIZIO E FINIRÀ CON UN COMIZIO, CON IL QUALE SI ASSISTERÀ AL SOLITO ELENCO DI COSE DI FUTURA REALIZZAZIONE E ALL’ABITUALE ELENCO DELLE COLPE DI CHI HA AMMINISTRATO IN PASSATO. IL FUTURO, PURTROPPO, DA SEI ANNI A QUESTA PARTE, NON ARRIVA MAI E IL PASSATO REMOTO NON INTERESSA A NESSUNO, SE NON AGLI ARCHIVI STORICI!!! 
SINISTRA-ITALIANA-AMENDOLARA

 

Amendolara-29/08/2017:Incontro con l’Autore: Antonietta Gnerre (di Salvatore La Moglie)

Antonietta Gnerre

Rubrica letteraria a cura di Salvatore La Moglie

Incontro con l’Autore: Antonietta Gnerre

di Salvatore La Moglie

 

      «La parola scritta povera e nuda dinanzi al mistero, si affaccia lentamente dalla barca del mondo, come presenza che sboccia dal fiore della mente (…) è la poesia: strumento che scava un’anima, lo spirito che viaggia senza ritorno (…), lo spirito che osserva la realtà e le sue difficoltà: guerre, massacri, ingiustizie, degrado, ecc. Una buona conoscenza della parola dunque è indispensabile per tenere gli occhi aperti sul mondo. Parola come testimonianza capace di farci capire più chiaramente alcuni passi importanti del cammino delle nostre vite»: questa ci sembra la migliore e la più completa dichiarazione di poetica fatta dalla poetessa Antonietta Gnerre, poetessa dotata di rara sensibilità e di profonda tensione etica e spirituale.

     Antonietta Gnerre è nata ad Avellino nel 1970 e vive a Prata di Principato Ultra. Ha studiato Scienze Religiose presso l’Istituto “S.G. Moscati” di Avellino e ha conseguito il Magistero in Scienze Religiose All’Istituto S. Matteo di Salerno con una tesi sui Diritti dei Fanciulli. Ha, poi, conseguito l’abilitazione all’insegnamento di Scienze Religiose presso la Diocesi di Avellino. Ha pubblicato alcune raccolte di poesie: Il Silenzio della luna (Menna editore, 1994), Anime di foglie (Delta 3, 1996) e Fiori di vetro (Fara, 2008); ha scritto anche un pregevole saggio su Mario Luzi: Meditazione poetica e teologica in Mario Luzi, edito da Delta 3 sempre nel 2008. E’ presente in più di un’antologia di poesie (ultima Il silenzio della poesia, Fara, 2008). Tra i suoi ultimi lavori c’è la raccolta I ricordi dovuti, Edizioni Progetto Cultura. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti a concorsi di carattere nazionale. E’ direttore artistico e presidente del Premio di Poesia Pratapoesia e fa parte del Comitato Scientifico del Festival della poesia dei paesi del Mediterraneo.

      La poesia di Antonietta Gnerre ha l’ambizione di volersi presentare ai lettori come poesia di forte tensione etica e spirituale e, allo stesso tempo, anche di testimonianza sulla realtà e sul mondo in cui viviamo. Con i fiori di vetro delle sue accorate ma anche tese parole, con le armi della poesia, come direbbe Pasolini, la nostra poetessa sembra voler scavare non solo nella propria anima inquieta  ma anche nell’anima del mondo. Anima del mondo lacerata e sanguinante a causa della stupidità e della malvagità degli uomini. Ed è alla propria anima e a quella del mondo che si rivolge silenziosa, pacata, fragile, vitrea ma anche decisa e ferma la parola poetica di Antonietta Gnerre che non si stanca mai di interrogare se stessa e la realtà di questo mondo: di interrogare e di rivolgere accorate preghiere con le quali tende le proprie mani verso il Cielo, verso l’Assoluto col quale intesse un dialogo, un colloquio che solo riesce a farle dimenticare il Male e il dolore del mondo e a darle qualche illusione e un po’ di speranza. «La Tua voce», scrive in una poesia, rivolgendosi a Dio, «oltre il pugno vuoto di questo mondo…», talvolta – sembra dire la poetessa – appare silenziosa e lontana e sembra che abbia abbandonato gli uomini al proprio destino creando un « vuoto religioso». Ma l’«estrema polvere del male», conclude l’autrice «non divorerà le mie preghiere/ nel ventre di queste ore senza la tua luce». E’ la disperata fede in Dio che rende forte l’animo della poetessa tanto da poter definire «sangue della mia malinconia» quello che le  scorre nell’anima e le attraversa il cuore. Perché, per la nostra poetessa, pregare costituisce una gioia ma anche – come scrive lei stessa –  un «estremo dolore».

     Si può parlare, per la poesia di Antonietta Gnerre, della tecnica degli haiku, ma si potrebbe più semplicemente parlare della tecnica, cara a certi poeti ermetici o comunque decadenti (si pensi, per esempio, a Giuseppe Ungaretti), della tecnica, dicevo, del frammento lirico, con il quale riesce spesso a raccontare tutto un mondo e tutta una vita. Nei suoi frammenti lirici – nei quali non riusciamo a non avvertire la lezione e il debito verso i grandi maestri della poesia del Novecento – due ci sembrano le parole che ricorrono maggiormente: ricordo(-memoria) e sogno. Quest’ultima parola è ripetuta in maniera, oserei dire, ossessiva. Certo, non mancano altri sostantivi tematici importanti che ci aiutano nell’esplorazione e nell’interpretazione della poetica della nostra poetessa. Questi sostantivi sono: vita, tempo, speranza, parola, amore, preghiera, cielo, fede, silenzio, segreto, viaggio, poesia, solitudine, dolore, storia, pensiero, anima, destino… Ma, ripeto, sono le parole ricordo e soprattutto sogno che appaiono, a un lettore non distratto, quelle che ricorrono come un’ossessione nell’opera di Antonietta Gnerre che sembra viverle con nostalgico e struggente rimpianto: il rimpianto per qualcosa di perduto definitivamente, che poteva essere e non è stato. La nostra poetessa, sulla linea dei poeti simbolisti ed ermetici, attribuisce alla parola poetica la grande capacità di essere evocativa, di saper leggere la realtà e di saper intravedere un oltre che solo il poeta veggente sa scrutare, decifrare e svelare. Ed ecco che con le parole ricordo e sogno riesce a dire tante cose, a dare voce a ciò che non è stato fatto o detto e a ciò che poteva essere e non è stato e, insomma ai rimpianti, alle amarezze e al dolore della vita, in una parola alla malattia del vivere. Volendo fare un’antologia su queste due parole chiave della poesia della Gnerre,  ecco cosa si può leggere:

                                             

                                            «Il tramonto come inchiostro

                                              sopra i tetti appende ricordi

                                              aguzzi di lame»…

 

                                            «Mi resta di te l’oceano del ricordo…»…

 

                                            «In Irpinia le ginestre

                                              scolorano i piedi

                                              dei contadini tra la cenere

                                              d’agrifoglio affidata

                                              al cibo dei ricordi»…

 

                                           «Inizio/di un ricordo/nell’isola /arancione/

                                             di quadri/a strati/  sottolineo/

                                             in memorie/ il pane salato»…

 

                                           «Vorrei esalare l’ultimo desiderio…/

                                              Accarezzare la pila/ dei ricordi…»…

                                      

                                          

                                          «Tra i ricordi difficili

                                           creo un nome lo attendo

                                           sulle case abitate

                                           dalle cicale»…

 

                                         «Nella fabbrica dei ricordi

                                           le fronde concimate galleggiano

                                           nella conca»…

     

                                         «Arriva dalla sabbia

                                           la parola che soccorre

                                           il nudo foglio Vive

                                           con l’inchiostro marino

                                           immortali danze di ricordi»…

 

                                        «Reclusa nell’involucro

                                         solaio della memoria

                                         l’odore di calcina

                                         m’interroga sulla sorgente di carta»…

 

                                        «Cupole di grano/ sorvegliano i ricordi »…

 

                                        «Ogni cuore cercherà il senso della

                                           vita con la penna dei ricordi»…

 

                                        «La pioggia di vetro/ cade lenta sulla

                                          mentuccia di mia nonna/

                                          graffia nudi mantelli di ricordi imbalsamati»…

 

                                        «Rimango a volte / nei ricordi irrequieti di questa terra/

                                          a sognare nuove onde di stagione»…

                 

                                        «Il fieno dei ricordi a Tavernanova

                                          ripulisce le lacrime dell’inverno

                                          sul lino arlecchino dei sogni»…

 

                                        «Nel ciclone della sera

                                          lacrime cadono in grembo

                                          dai rami di saturno

                                          come formiche in cerchio

                                          sulla tela di questo sogno»…

 

                                        «Sulle spighe dei sogni

                                          componiamo fiori di cardo

                                          In minuscoli cubi allineati

                                          di verde che misura dolore»…

 

                                        «Qui i sogni sono rosari di grano»…

 

                                        «Leggero il mio sogno/ a zufolare sulla melagrana…»

 

                                        «E’ salda la mia dimora/ in questo sogno»…

 

                                        «In basso i sogni scuotono

                                          l’orlo delle onde conservando

                                          le orme delle barche viaggio

                                          nell’elemosina dei desideri»…

 

                                      «Particelle vive di sogni scavano fotografie di storie…»…

 

                                      «E’ mossa dai lampi di marmo

                                        la lumaca screziata dei sogni»…

 

                                      «Dorme il sogno sui pomi/ polverosi di mistero»…

 

                                      «Nel vento/ i miei sogni/ attirano/ gli aquiloni»…

 

                                      «Lucidi / pomeriggi /quadrati /stancano /i sogni»…

 

                                      «Tra i vapori /volano inafferrabili/ i tuoi sogni»…

 

                                      «M’inchiodano i sogni indifesi/

                                        tra le ciglia bruciate /come farfalla di rame»…

 

                                     «Bolle galleggianti/ fallite dal silenzio di uno stanco/

                                       ramo di racèmo sognano ore/

                                       incannucciate di malinconia»…

 

                                    «Il largo mantello del sole staccalo

                                      dal cielo come pelle di minuscoli sogni»…

                                    

                                    «Cupole di sogni sbarcano

                                      nelle giornate sigillate

                                      dalle falde di cemento»…

 

      E, infine, ci piace chiudere con la citazione intera di un componimento in cui, oltre al sogno, viene esaltata la parola poetica e la capacità del poeta stesso di farsi veggente stando «come cani sotto i ponti della storia»:

                                    «Sotto i fiori minuti

                                     delle ringhiere i lembi

                                     dal cielo vorticosi

                                     custodiscono fili di sogni

                                     

                                     dall’alba una carezza

                                     sconnessa scivola

                                     tra le palpebre

                                     divaga sul mistero

                                     robotico e poi sulla

                                     pelle degli alberi

                                    

                                     senz’ombra per la scialba luce

                                     come cani sotto i ponti della storia

                                     filtrano i poeti lo stupore veggente

                                     con l’ascensore delle parole

                                    

                                     sognano nel tempo

                                     dei bruchi

                                     sorpresi dal colore

                                     dell’erba nella clessidra

                                     aspettando la flora del motivo».

 

      Insomma, quella di Antonietta Gnerre è una poesia che non lascia indifferenti. I suoi versi rimangono nella nostra mente e, certamente, colpiscono certi audaci enjambement e le ardite e riuscite espressioni simboliche e metaforiche. Ne abbiamo già viste tante ma potremmo citarne altre come queste: lo «stampo delle attese», «cieli arancioni di lacrime», «il legno della vita», «sto lucidando le mie pene», «solitudine screziata», «il carrettino delle ore», «viaggio nell’elemosina dei desideri», «notti livide di preghiere», «luna galleggiante», «il mio cuore seduto sulla ruota delle acque», «dolori pulciosi», «cupole di pensieri liquidi», «sulle spine della storia», «sulla pelle del silenzio», «i pali del tempo», «i singhiozzi dei monti», «gusci di segreti», «aquiloni di preghiere»… E  potremmo continuare ancora. Ma ci fermiamo qui, e ci piace concludere con le parole della poetessa che, foscolianamente, ricordando a se stessa la condizione umana di finitudine, tiene a precisare che, però, la parola scritta, la poesia non muore,  rendendo immortale il poeta stesso: « Sopravvive a sé stesso il poeta/ sfila dal telaio delle pietre di Itaca/ l’inverno delle parole Brumali/ pensieri imballati con la reggétta/ lo sconfortano nell’andare lento/ e risoluto negli involucri confini/ del viaggio Il suo cammino è come/ un seme clandestino sulle ore della pelle/ Vigila l’eternità sulle ossa distillate quando galoppano le parole/ nella selva dei cipressi». Vincendo – direbbe Foscolo –  di mille secoli il silenzio.

Amendolara-21/08/2017: Sinistra Italiana: “Mare da bere? Ma dove?”

Mare da bere? Ma dove?
In merito alla nota diffusa nei giorni scorsi nella quale l’ARPACAL comunicava al Sindaco di Amendolara, alla Regione Calabria e al Ministero della Salute, che “nelle analisi effettuate sul campione di acqua di mare prelevato il 17.08.2017 alla stazione di campionamento denominata “Residence Cala Castello”, è stato rilevato “un esito sfavorevole per il parametro microbiologico “Escherichia Coli” con valore superiore a quello imposto dalla normativa vigente.
In merito è seguita una nota stampa su Gazzetta del Sud dove sono emerse le parole rassicuranti del Sindaco di Amendolara sulla buona qualità delle acque di Amendolara. Il nostro intento non è diffondere allarmismi di alcuna portata nè essere oggetto strumentale di alcuna polemica fra organi regionali e comuni. Chiediamo semplicemente che sull’argomento, di importanza fondamentale, venga al più presto fatta chiarezza.
All’Arpacal chiediamo di definire con precisione i punti di prelevamento dei campioni, visto che la presenza di Escherichia Coli si verifica nelle aree vicine a versamenti di depuratori mal funzionanti o di fogne che non passano da meccanismi di depurazione. I campionamenti di acque, fatti in prossimità della costa, danno, solitamente, un risultato inerente il territorio che bagnano. Dalla nota Arpacal e dalle tabelle di campionamento risulta che l’area in questione seppur denominata “CALA CASTELLO” ricadrebbe nel territorio di Amendolara. Tuttavia se così non fosse sarebbe auspicabile una immediata nota chiarificatrice per evitare allarmismi e soprattutto per individuare e risolvere il problema.
Al Sindaco del Comune di Amendolara chiediamo di attivare tutti i meccanismi di sua competenza di controllo preventivo circa il funzionamento dei depuratori ricadenti nel Comune di Amendolara e pretendere che lo stesso venga fatto nei paesi limitrofi. Inoltre esigiamo una corretta informazione dei cittadini, con dati alla mano, in merito alla qualità delle nostre acque da un punto di vista sanitario, e di attivarsi a livello regionale affinchè venga fatta chiarezza su una problematica che rischia di dare il colpo finale ad attività commerciali ed operatori e turistici, già abbondantemente penalizzati da una stagione piuttosto carente sia nelle iniziative e sia per quanto riguarda la gestione del territorio.
SINISTRA-ITALIANA-AMENDOLARA

Amendolara-11/08/2017: E’ uscita l’antologia “Navigare”

Salvatore La Moglie

Salvatore La  Moglie è nato a Lauropoli (CS) nel 1958.  Laureato in “Lettere” presso la “Statale” di Milano, insegna negli Istituti Superiori.  Nel 1998 ha pubblicato, per la Pellegrini di Cosenza,  il suo primo romanzo, La stanza di Pascal;  nel 2000,  presso la  Rubbettino,  il  secondo romanzo Il cocchio alato del tempo. Dal 2007 ad oggi ha pubblicato racconti e testi poetici in varie antologie. E’ stato finalista al “1° Premio Internazionale S. Quasimodo” per la poesia e il racconto e secondo classificato al “Premio Internazionale J. Kerouac” per il racconto. Ha collaborato con i periodici di letteratura La colpa di scrivere Il Fiacre N.9