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Rossano-05/05/2018: Foto sull’inaugurazione della Mostra Memory of the World .

Corigliano-Rossano-03/05/2018: SI CERCA ANCORA DI SABOTARE IL PROCESSO DI FUSIONE

COMUNICATO STAMPA N.129

SI CERCA ANCORA DI SABOTARE IL PROCESSO DI FUSIONE

L’allarme di Scarcello: È il momento di migliorare i servizi, non di eliminarli

 

CORIGLIANO-ROSSANO – Giovedì, 3 Maggio 2018 – Abbiamo il fondato sospetto che le azioni di sabotaggio a danno del processo di fusione di Corigliano-Rossano non si siano fermate. Sapevamo e abbiamo piena consapevolezza,  da sempre, che il cammino di unificazione delle due realtà non sarebbe stato semplice e che, comunque, ci vorrà del tempo per rendere omogeneo l’apparato burocratrico-amministrativo. Ma nulla può giustificare la soppressione di servizi già esistenti o, peggio, l’insolenza con la quale si sta portando avanti l’azione di gestione straordinaria del Comune. Perché si fa questo?

 

È quanto denuncia il coordinatore civico Corigliano-Rossano de Il Coraggio di Cambiare l’Italia, Vincenzo Scarcello, ritornando ad incalzare l’amministrazione commissariale del neo-comune Corigliano-Rossano non solo per l’opinabile gestione della vicenda legata alPiano strutturale associato della Sibaritide, quanto per la paventata chiusura anticipata del servizio di assistenza fisica nelle scuole.

 

La legge 56/2014, quella che regola le fusioni dei comuni, per intenderci  – ricorda Scarcello – non è stata strutturata per togliere privilegi e diritti alle comunità amministrate. Semmai per razionalizzarli e migliorarli nel loro effetto. È, questa, una prerogativa essenziale non tanto per la politica, che sarà chiamata a governare questi processi in un secondo momento, quanto ora per la gestione tecnica. Che ha il dovere di avviare questa grande macchina operativa, a servizio dei cittadini, cercando di armonizzarla nel migliore dei modi possibili. Questo dovrebbe essere! Invece, quello abbiamo notato, in questo primo mese di attività del nuovo municipio, èla macchinosità di un commissario prefettizio ingessato, che inevitabilmente si ripercuote sull’intero apparato comunalePerché questo atteggiamento ermetico e di chiusura? Perché, ad esempio, sospendere anzitempo con un telegrafico messaggio e senza motivazioni l’assistenza fisica nelle scuole? Un servizio che – ricorda il coordinatore del CCI – è da sempre uno dei fiori all’occhiello della rete sociale territoriale e si deve saper cogliere l’opportunità di estenderlo alle scuole di primo grado di tutto il territorio comunale per contribuire a dare sollievo alle famiglie e ai ragazzi diversamente abili, così come a tutelare la forza lavoro specializzata esistente. Per non parlare, poi, di come si sta gestendo la questione del PSA. Tutte le forze politiche e sociali, in modo trasversale, stanno chiedendo al Commissario prefettizio di soprassedere all’approvazione perché all’interno del piano mancano alcuni indirizzi essenziali per la nuova Città che possono essere dettati solo da un’amministrazione comunale democraticamente eletta. Ovviamente – conclude Scarcello – non siamo qui per fare le barricate o cercare lo scontro in un momento in cui la convergenza di forze e idee è essenziale, ma pretendiamo il dialogo per scongiurare che la vita della nuova Città nel prossimo anno possa essere gestita da un’oligarchia chiusa che, a nostro avviso, sta dimostrando di voler sabotare a tutti i costi il delicato processo di fusione.

©CMPAGENCY

 

Corigliano-Rossano-18/04/2018: La “Fusione” che doveva dare più servizi rischia di essere un bluff

La “Fusione” che doveva dare più servizi rischia di essere un bluff

 

In riferimento alla nuova città di Corigliano Rossano, sono intervenuta più volte per sottolineare quanto il delicato processo di unione avrebbe certamente provocato diversi problemi ai cittadini dal momento che apparivano evidenti già mesi fa, l’incapacità e l’impreparazione di chi doveva gestire questo importante processo.

 

Numerosi sono  i problemi che il Commissario Prefettizio dovrà affrontare e certamente, a questi, si uniscono anche quelli che i due ex Sindaci  gli hanno lasciato in eredità per loro ormai chiara incapacità di preparare la macchina comunale al delicato processo della fusione.

 

Così  ci tocca assistere alla” lotta” a chi arriva prima ad incontrare il Commissario Prefettizio (a volte anche senza avere ben chiaro se e quali problemi sottoporre allo stesso);  l’incessante informazione che i tanti attivisti dell’associazionismo puntualmente  davano  ai cittadini prima della fusione ora sembra scomparsa, e si aggira tra le vie della città unica un silenzio assordante che francamente desta non poca preoccupazione.

 

Difficile immaginare che si possa trovare soluzione ai tanti problemi che  ci sono!. L’Associazione “Per il Bene del Territorio” ne cita uno fra i tanti – certamente non il primo in ordine di importanza perché ve ne sono di più urgenti – che riguarda i presidi di giustizia che si trovano sul territorio, vale a dire il Giudice di Pace di Corigliano ed il Giudice di Pace di Rossano.  Ci si chiede quale sia l’ufficio territorialmente competente dopo il 31 marzo.

 

Certamente questa è una esigenza della classe forense e degli utenti della giustizia ma, il tema veramente importante, credo che sia non quale “ufficio” rimarrà aperto e quale invece avrà la peggio. Ritengo che dovremmo pretendere che tutti e due gli uffici – indispensabili per dare una giusta risposta al territorio in materia di legalità – rimangano a svolgere le proprie funzioni; ed allora il tema non è quale dei due uffici difendere ma è quello di raggruppare entrambi gli uffici giudiziari in un unico presidio scegliendo una sede che diventi comoda per tutti i cittadini di Corigliano – Rossano e dintorni.

 

Una comunità – occorre ricordarlo – già scippata del suo Tribunale anni orsono e che ora nel processo della fusione non solo rischia concretamente di non vedere realizzata in tempi brevi una “cittadella della giustizia” ma, addirittura, rischia di ottenere come primo sciagurato risultato la chiusura di uno dei due uffici del Giudice di Pace.

 

Scelte, ancora una volta, perpetrate  a discapito dei cittadini.

 

Avv. Maria Carmela Iannini

Presidente dell’Associazione

“Per il Bene del Territorio”

 

Associazione “Per il Bene del Territorio”

Ufficio Stampa

Rossano-13/04/2018: Potere al Popolo Alto Jonio in marcia al fianco di Jasmine Revolution per Yaser Murtaja 

 

COMUNICATO STAMPA

Potere al Popolo Alto Jonio in marcia al fianco di Jasmine Revolution per Yaser Murtaja                                                                                                           

Trentadue palestinesi uccisi al confine con Israele dal 30 marzo, giorno in cui è stata organizzata la Marcia del ritorno, corteo pacifico organizzato per reclamare il diritto del popolo palestinese a riavere i territori occupati settant’anni fa. Trentadue persone disarmate − secondo le ultime stime −  tra manifestanti e giornalisti, ammazzati deliberatamente dall’esercito israeliano. Tra loro c’era Yaser Murtaja, trent’anni che, sulla Striscia di Gaza, si era presentato armato solo della fotocamera con cui svolgeva il suo lavoro di reporter. Yaser era anche un po’ figlio di questa terra, da quando, nel 2011, sotto i bombardamenti, aveva risposto a un messaggio di solidarietà lanciato da Crosia, in provincia di Cosenza, dai ragazzi di Jasmine Revolution. Da allora era nata un’amicizia che aveva portato alla fondazione di una piccola agenzia di stampa, la Ain Media, attiva proprio nei territori occupati.

Yaser è stato freddato da un proiettile sparato da un cecchino israeliano il 6 aprile scorso, la scritta Press sulla pettorina che aveva addosso non lasciava dubbi su che cosa ci facesse lì, al confine. Cercava soltanto di raccontare la verità e nonostante questo, o forse proprio per questo, è stato ucciso.

I ragazzi di Jasmine Revolution hanno organizzato per lui una marcia nella città dalla quale era stato costruito questo ponte tra Italia e Palestina: Crosia. «Perché Yaser è uno di noi! − scrivono − Yaser sognava di venire a Crosia e siamo certi che lo ha sognato fino alla fine». Noi di Potere al Popolo saremo in marcia con loro, domenica, per ricordare Yaser e gli altri civili innocenti che hanno pagato con la vita la richiesta di un diritto. E per manifestare la nostra rabbia verso quanto sta succedendo in quelle terre, dove un crimine lungo settant’anni sta facendo strage di innocenti nel silenzio della comunità internazionale. Noi non rimaniamo in silenzio: Yaser e i tanti che tra i proiettili trovano il coraggio di scendere in strada a manifestare contro un’ingiustizia sono nostri fratelli. Nessuno di loro deve morire così.

 

Rossano, 13 aprile 2018

 

 

 

Per ulteriori informazioni si possono contattare i seguenti recapiti:

349.4125126 (Domenico Donaddio); 347.0007323 (Alessandro Gaudio); 333.6748565 (Mariassunta Veneziano).

altoioniopoterealpopolo@gmail.com

                                                                                                    

                                                                                                                                     

Corigliano-Rossano-13/04/2018:  TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE (di  GIOVANNI FERRARI)

 TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE

di  GIOVANNI FERRARI

“Con l’affermazione, TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE, intendo dire che, prima o poi, si pagano tutte le cattive azioni compiute nell’esercizio delle proprie funzioni”.

A conclusione della squallida e sciagurata  CONFUSIONE e l’accorpamento della Città di Corigliano alla confinante Rossano, da parte dei lestofanti  e corrotti politici, cancellando e annullando di fatto, Corigliano dalla sua  storia e dalla geografia.  La gravissima responsabilità da parte del Sindaco “Pentito di Corigliano”, facendo votare in consiglio comunale “l’atto di impulso” a favore della ConFusione  , per poi pentirsi e votare NO al Referendum.   Non a caso, ho consigliato al Sindaco, personaggio fallito  nella vita ed arricchito in politica.  Confuso,  di andare a curarsi nella clinica psichiatrica di Kazan in Russia, specializzata proprio  alla cura degli squilibrati mentali; (vedi il mio articolo “PARENTOPOLI AL COMUNE DI CORIGLIANO”, pubblicato su tutta la stampa locale e nazionale), oggetto dell’ennesima querela. Tutto ciò non  turba  e non disturba il mio pensiero di libertà di leggere e scrivere tutto quello che penso; nonostante le  minacce di MORTE che continuo a ricevere e subire non solo telefonicamente,  ma anche con  lettere anonime,  oggetto di indagini da parte delle autorità competenti.

Una Città ed un territorio come Corigliano, ricco di storia, di tradizioni, di cultura, di economia, di turismo, cuore e centro propulsore della vasta area della sibaritide,  svenduto per quattro mele marce ai poteri occulti della massoneria ed a pseudo associazioni UNO, CENTO E NESSUNO;  una triste realtà di un territorio martoriato, consequenzialmente alle varie emergenze di viabilità, di dissesto idrogeologico, alla sporcizia dilagante dei rifiuti, all’inquinamento del mare, al fallimento di ogni processo di sviluppo  socio-economico e al totale abbandono del Porto, come forza di trazione di un possibile progetto turistico: una vera e propria cattiva e truffaldina gestione amministrativa, rispetto ai tantissimi e gravi problemi, a Corigliano si sente fortemente nell’opinione pubblica tanta stanchezza e tanta esasperazione. Ciò che mi lascia perplesso è la faccia tosta, l’immoralità e la vergogna di costoro, mettendo sotto i piedi la loro dignità e la buona fede di chi li ha seguiti e gli ha dato fiducia, sperando nella loro coerenza; la mia necessità di scrivere e denunciare non è mai stata quella di presenziare o farmi un nome (dopo oltre quarant’anni  di vita vissuta nel Mondo Accademico), ma quella di comunicare e mettere in luce uno stato  di cose che, quasi sempre per malafede e malaffare, era taciuto ai più. Sono anche convinto che l’essere al di fuori di certe logiche (il che non significa non avere un ideale politico), faccia lavorare meglio chi  vuole realmente affrontare i problemi, l’essere al di fuori di ogni schieramento,  il non dover rendere conto a nessuno, parenti, amici, referenti o creditori morali che siano, mi ha permesso di essere a disposizione di chiunque me lo chiedesse e per dare, senza faziosità alcuna, il mio contributo alla comunità. Non ho bisogno di un curriculum per procurarmi una poltrona, mi bastano quelle che occupo nelle diverse sedi universitarie. Avrei senz’altro bisogno di più forza alle mie spalle ma se per questa,  il prezzo è il baratto con la mia libertà allora NO, preferisco essere il Don Chischiotte di sempre e andare avanti con la mia coscienza perché è a lei, e a nessun altro, che devo rendere conto del mio agire.

E’ palese- il fallimento della guida amministrativa, dopo tanti anni di disastri totali su tutti i campi,  in modo particolare quello della INCULTURA, ai lavori pubblici, all’organizzazione dell’apparato comunale, alla sicurezza, amministratori chiusi nell’autoesaltazione, sempre più distaccati dai cittadini e dai loro problemi.

SIBARI è la mia Città, la vasta area della sibaritide e del  Pollino, costituiscono un comprensorio molto vasto, omogeneo e promettente, che si distingue concretamente per gli incessanti fermenti  protesi a generare iniziative di riscatto in ogni settore della vita sociale, rappresenta il motore di sviluppo culturale e socioeconomico di tutto il territorio

Questa “AREA URBANA”,  fortemente voluta da un gran numero di realtà territoriali istituzionale, dall’imprenditoria locale più attiva e dalle componenti più illuminate della società civile,  è l’incontestabile acceleratore di uno sviluppo che non può essere negato, nonché anche una moderna risposta di reale presenza di servizi ad alto contenuto scientifico e culturale.

I territori che gravitano su SIBARI, SULLA SIBARITIDE E SUL POLLINO, sono fra i pochi,  in Italia, a vantare una storia  antica, ricca e prestigiosa.

Dalla civiltà della Magna Grecia a quella sibaritica, dalla bizantina a quella normanna sveva e via via nei  secoli, i territori citati sono fra i più interessanti e degni per avere mostrato esempi incomparabili di civiltà, di cultura, di laboriosità e di progresso.

La pianura della Sibaritide,  che dalla foce del Crati man mano si slarga verso la suggestiva catena del Pollino e verso l’interno, sino a raggiungere le propaggini della Sila, conserva momenti di storia, che vanno oltre il rispetto dato geografico, per inserirsi a buon diritto nel cammino dell’uomo verso forme sempre più alte di civiltà, nonché uno scenario d’incomparabile bellezza.

La città di SIBARI, che dà appunto il nome alla Sibaritide, rappresenta il primo momento di tale cammino, la storia civile dell’umanità deve molto ai coloni achei, i quali nell’VIII secolo prima di Cristo, interrompendo il flusso che vedeva i Greci dirigersi verso l’Asia Minore, si diressero verso occidente, fondando SIBARI,  che a giudizio unanime degli storici, fu la più grande città d’Italia del tempo e, comunque, quella rimasta famosa nella memoria dell’Occidente europeo per la sua ricchezza e per l’alto livello di civiltà raggiunto.

SIBARI fu, infatti, uno de più importanti centri culturali e commerciali del tempo, ed estese il suo dominio e la sua influenza su tutto il Bruzio settentrionale, dallo Ionio al Tirreno; Sibariti furono i coloni, che, animati da spirito pionieristico, attraversando le aspre giogaie del Bruzio, fondarono, sulla costa tirrena della Lucania, altre colonie, fra le quali le più importanti furono Lao e Scidro.

Lo splendore di SIBARI, poggiava essenzialmente sul commercio; le navi sibarite raggiungevano i più lontani porti dell’area magnogreca  e dell’Asia Minore, esportando i prodotti locali: (il vino, l’olio della pianura, il legname e la pece dei boschi montani) ed importando preziosi manufatti (tessuti, ceramiche, essenze profumate, suppellettili  preziose).

Va sottolineato a questo punto quanto  confermato da recenti scavi: tra il porto di Sibari e le navi alla fonda vi era  un collegamento di condotte a tubi per ilo carico dell’olio e del vino. La prosperità raggiunta dalla Città  è testimoniata inoltre dalla sua splendida monetazione: famoso lo statere in argento con sopra impresso un toro.

Sibari fu, quindi, la colonia che, prima fra tutte inizio, con le sue merci ed il suo grado di civiltà raggiunto, con il suo apporto materiale ed il suo apporto spirituale, l’opera di diffusione della civiltà greca.

Distrutta Sibari nella guerra con Crotone, fu Turi, colonia panellenica fondata dagli Ateniesi per volere di Pericle nel 444 a.C., ad esprimere l’affascinante civiltà fiorita nella Sibaritide in epoca magnogreca.

Siamo nel secolo d’oro della storia greca, caratterizzato dalla figura di un geniale statista quale fu appunto Pericle, contrassegnato da un mirabile sviluppo delle lettere e delle arti, che ebbe i suoi rappresentati in artisti e pensatori di eccezionale statura: Fidia, che seppe tradurre in divine realtà le grandiosi concezioni della vita che pulsavano nell’ambiente politico ateniese, ed ancora Anassagora, Protagora, Democrito, Tucidide, illustri rappresentanti dell’illuminismo greco, che fiorì nel quinto secolo avanti Cristo.

Tale fulgore non poteva non diffondersi nella colonia di Turi, che a giudizio degli storici, riuscì a porsi sullo stesso livello di civiltà della madre patria. Assai significativa la presenza di Turi, dove morì nel 428 a.C., di Erodoto,  considerato l’iniziatore della storia, indicato come colui che, per primo, superando una concezione storia ristretta ad interessi locali, s’interessò di eventi contemporanei di grande rilievo, primo fra tutti la guerra dei Greci contro i Persiani, sottraendo, così, all’oblio uno dei momenti più significativi della storia dell’Occidente.

Certamente, su questa vasta area urbana della sibaritide, per molti e lunghi anni, scesero successivamente la dimenticanza: la storia presenta  purtroppo, di questi vuoti e di questi abbandoni. Non sono mancati, comunque, nel recente passato, interventi condotti a titolo  personale da  vari studiosi, mirati a restituire alla luce i resti di un patrimonio archeologico così interessante. Non vanno dimenticate le ricerche condotte da Edoardo Galli, da Ulrich Kahrstedt  dell’Università di Gottinga, da Zanotti Bianco, per conto della prestigiosa Società Magna Grecia, non vanno dimenticati i carotaggi eseguiti da Donald Freemann Brown, dell’Università di Harvard, negli anni cinquanta. Non è possibile, infine dimenticare l’entusiasmo per gli studi archeologici nella Sibaritide suscitato dal sodalizio  nato nella zona col nome augurale di “Ritorno a Sibari”. Si deve, infatti, a tale associazione l’avere imposto il problema archeologico della Sibaritide,  all’attenzione  del Governo, oltre che all’opinione pubblica nazionale ed internazionale, riuscendo ad ottenere l’intervento della Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti per una campagna sistematica di scavi. Gli scavi del Parco del Cavallo furono i primi e più importanti risultati della nuova attenzione con cui si guardò al problema della Sibaritide.

Adesso che la  sciagurata  CON-FUSIONE si è realizzata, tutti i nodi vengono al pettine,  sarebbe mio profondo desiderio, vedere realizzata  la mia Città, ossia la Città di Sibari, quella vasta area  urbana della sibaritide che porta il nome di “MAGNA GRECIA” che va da  Sibari al Pollino, dai paesi albanesi fino all’alto ionio, in cui possano trovare ospitalità tanti coriglianesi,  schifati e nauseati  dai corrotti amministratori del malaffare e della corruzione, cambiando  la propria residenza.

Prof. Giovanni  FERRARI. DOCENTE UNIVERSITARIO

Rossano-26/02/2018: Interessante serata sull’arte della Pipa nella tradizione della Sila Greca

 

Interessante serata sull’arte della Pipa nella tradizione della Sila Greca

Nell’atmosfera amichevole e colloquiale del caffè letterario, il 22 febbraio u.s., presso l’Emporium Cafè, nel Centro Storico di Rossano, alle ore 17.30, si è tenuto l’incontro sul tema: l’Arte della Pipa nella tradizione della Sila Greca. L’iniziativa voluta e programmata dall’Associazione “Rossano Purpurea”, nell’ambito di un percorso funzionale dedicato al settore Arte e Artigianato Artistico ha suscitato notevole interesse nel numeroso e qualificato pubblico intervenuto che ha affollato i locali del salotto letterario cittadino, alla presenza del Maestro artigiano Carlo Carlino. I lavori sono stati avviati dal saluto della presidente di Rossano Purpurea, Alessandra Mazzei, che ha voluto ringraziare quanti intervenuti per l’attenzione dimostrata all’iniziativa e dichiarato come la programmazione culturale dell’Associazione cercherà di inserirsi, “in filoni coerenti e strutturati, tesi a costruire, di volta in volta, tasselli di quadri differenti, ma composti fra loro, attinenti alla memoria e identità, alla cultura generale e attualità e, come in questo caso, ad arte e artigianato artistico”. Una storia quella dell’arte della pipa a Mandatoriccio -ha continuato la Presidente Mazzei- che ha una storia che viene da molto lontano. “Come ci viene documentato da Franco Emilio Carlino nel suo volume: “Mandatoriccio: storia, costumi e tradizioni”, che potrebbe essere l’apripista per l’artigianato nel settore delle pipe, molto presente in tutta la Calabria. Un’attività trasformata in arte, che si inserisce nella storia e nella tradizione dell’artigianato locale, ancora viva e palpitante. Infatti, a Mandatoriccio si producono, ancora oggi, pregiate pipe di radica, di notevole valore artistico, sogno di fumatori molto esigenti. “I maestri segantini” della famiglia Carlino lavorano il ciocco secondo tradizioni antiche, che si tramandano da più generazioni unitamente alla passione e all’amore per l’arte. Una tradizione quindi che continua ad essere ben radicata, da tutelare”.

A coordinare la chiacchierata, offrendo personali contributi, che ha registrato momenti vari e interattivi per il pubblico presente, è stato il socio fondatore di Rossano Purpurea, Ranieri Filippelli.

A conversare con i presenti sono stati i due studiosi di storia territoriale, Franco Joele Pace e il documentarista Franco Carlino, esponente della famiglia che da generazioni nel borgo di Mandatoriccio porta avanti la nobile arte della produzione di pipe pregiate, fiore all’occhiello dell’artigianato calabrese.

Lo storico rossanese Joele Pace, soffermandosi sugli ultimi duecento anni di Stato feudale, caratterizzato dalla presenza dei Mandatoriccio duchi di Crosia prima e dai Sambiase principi di Campana dopo, ha fornito ai presenti alcuni elementi di storia socio economica del territorio, con riferimento alla sua estensione da Rocca Imperiale al fiume Neto sottoposta all’ufficio “daziario del Fondaco di Rossano”. Il suo excursus ha riguardato in particolare l’amministrazione del vasto complesso feudale composto dai centri urbani di (Crosia, Calopezzati, Caloveto, Mandatoriccio, Pietrapaola, Terravecchia, Bocchigliero, Campana, Cariati) di differenti tradizioni socio-economiche, che in qualche modo determinarono le condizioni che ritennero “indispensabile indirizzare gli sforzi e gli investimenti economici verso la fabbricazione di prodotti agricoli e manufatti ricercati ed esportabili, ma soprattutto di buona fattura per poter competere con le realtà limitrofe più antiche e consistenti, quali gli Stati feudali dei Serra di Cassano, dei Saluzzo di Corigliano e dei Borghese di Rossano. […] È notorio che ogni attività economica -continua Joele Pace– necessitava di specifici artigiani, senza la cui tenacità gran parte del dinamismo socio-economico restava bloccato e inattivo. […] In circa 200 anni lo Stato feudale dei Mandatoriccio-Sambiase raggiunse un equilibrio economico ed una armonia sociale attribuibili all’intensa attività produttiva e commerciale delle aziende feudali che garantivano alla gran parte di quelle popolazioni la sicurezza lavorativa e il minimo di sussistenza per ciascun nucleo familiare. Dai registri feudali è stato possibile rilevare -conclude Joele Pace dopo il suo interessante e articolato contributo- come fosse tenuto in grande considerazione il mestiere e la professionalità dell’artigiano, dimodoché si potesse tramandarla da padre in figlio per diverse generazioni. L’azienda “Calabria Pipe” di Carlo Carlino ha ereditato, a mio avviso, con valori e tradizione, l’essenza di tale spirito imprenditoriale”.

La seconda parte della serata dedicata tutta alla tradizione artigianale della Pipa nella Sila Greca è stata sviluppata dallo storico-documentarista mandatoriccese, rossanese di adozione, Franco Emilio Carlino, esponente della famiglia che da generazioni porta avanti questa produzione di pregio dell’artigianato calabrese. Carlino, in sintonia con quanto riferito da Joele Pace, ha voluto ricordare come, ancora oggi, molte delle attività artigianali citate dal Joele, continuano a rimanere volano dell’economia del luogo, con la caratteristica di punta che da oltre un secolo però caratterizza Mandatoriccio, che è quello dell’artigianato della lavorazione dell’erica arborea, dalla quale si ricavano le pipe. Dopo i consueti ringraziamenti, Carlino è entrato nel tema della serata offrendo interessanti ragguagli sulla storia della pipa, circa la sua composizione come strumento per fumare (cannuccia e fornello), i primi  arnesi usati per il fumo, l’invenzione del tabacco, la nicotina, la diffusione della pipa (1600 in Inghilterra) anche come oggetto d’arte e designer, la nascita dell’“Accademia della pipa”, i materiali usati: gesso, terracotta, argilla bianca (caolino), porcellana, avorio, metallo, pietra, vetro, sepiolite, un minerale bianco argilloso simile all’osso di seppia con il quale si realizzano le pipe di schiuma, legno (ciliegio, olivo, noce), ma -ha aggiunto Carlino– senza risolvere il problema del calore della combustione sviluppato nel fornello, superato poi con la realizzazione della pipa in radica di erica arborea (ciocco), voce ottenuta dall’incrocio di due termini latini cippus (ceppo) e soccus (zoccolo), risalente alla metà del 1800 usata per le sue qualità di resistenza al fuoco (800-900°), la sua economicità e le sue preziose caratteristiche. Carlino ha poi intrattenuto i partecipanti sulla storia della sua famiglia presente nel settore a Mandatoriccio sin dal 1905, con una tradizione artigianale avviata dal nonno Francesco Carlino e proseguita nel tempo, (da padre in figlio e da zio a nipote), riuscendo a conquistare con il marchio ‘Briarwood’ prima e ‘Carlino Genuine Briar’ poi i diversi mercati con esportazioni nei paesi di tutto il mondo in particolare: (Olanda, Ungheria, Germania, Danimarca, Rhodesia, Irlanda, Belgio e URSS). Oggi questa storia ha più di un secolo alle sue spalle ed è alla quarta generazione, con il marchio di “Calabria pipe” azienda gestita dal Maestro artigiano Carlo Carlino, che continua a rappresentare questa nobile tradizione, intervenuto nella conversazione con alcune sue utili e necessarie puntualizzazioni. Un’azienda quella di Carlo, a Mandatoriccio, che associa alla produzione degli abbozzi e delle placche anche il processo di finitura grazie proprio al suo estro e alla sua arte in grado di produrre anche oggettistica varia. Infine, Franco Carlino ha illustrato gli aspetti riguardanti il composito processo tecnologico con informazioni sulle caratteristiche fisiche, chimiche e tecnologiche della materia prima, le proprietà, fra cui il gusto conferito alla fumata e la porosità che permette al legno la respirazione del tabacco, la raccolta del ciocco, gli arnesi (marrascure) usati per l’estrazione e la pulizia, gli addetti alla raccolta (cioccaiuoli), il trasporto in segheria, la conservazione alla giusta temperatura e grado di umidità, gli ambienti di lavoro, il taglio, la scelta degli abbozzi e delle placche, secondo la qualità, la resa, il duro lavoro del maestro artigiano (segantino), la bollitura nelle (caldaie), l’essiccazione (essiccatoi), la stagionatura, l’imballaggio nei sacchi di juta, la finitura che comprende (tornitura, preparazione del fornello, stuccatura se necessaria per le pipe di bassa qualità, verniciatura, lucidatura, ceratura) tutte operazioni che mettono in risalto le abilità del maestro segantino capace di dare alla pipa estetica, funzionalità ed eleganza. 

 

 

 

 

 

Rossano-28/02/2018: Potere al Popolo, ultime tappe del tour elettorale

Potere al Popolo, ultime tappe del tour elettorale

Comunicato Stampa

 

In un mese appena abbiamo viaggiato su e giù per lo Ionio cosentino per vedere coi nostri occhi le realtà che lo compongono e parlare con la gente. Ci siamo presentati, abbiamo presentato il nostro programma. Un programma che parla a lavoratori, disoccupati, pensionati, agli ultimi. Un programma che nasce dalle lotte dal basso portate avanti in questi anni e che è stato cucito attorno ai territori, perché è dai territori che è stato scritto. Negli incontri che abbiamo fatto da un capo all’altro della fascia ionica abbiamo discusso dei nostri ospedali chiusi o ridotti ai minimi termini, della ferrovia e di treni fantasma, di una Ss 106 ferma al secolo scorso che sventra i paesi fino a Reggio Calabria (mentre i nostri rappresentanti istituzionali rimangono fermi anche loro, da anni, a discutere e fare proclami su un unico tratto), delle trivelle che minacciano la nostra economia di agricoltura e turismo, così come le discariche oggetto di ampliamenti continui anziché di strategie di più largo respiro sulla questione rifiuti. Abbiamo parlato di noi, dei nostri problemi, perché questi sono i problemi che vive chiunque abiti da queste parti. Perché questi sono i problemi che viviamo anche noi, figli di un territorio la cui voce vogliamo portare in Parlamento.

La campagna elettorale è giunta al termine. È stato un percorso fatto di appuntamenti serrati, a volte preparati di fretta, con la scadenza del 4 marzo che ci mordeva ai fianchi. Ma lo abbiamo fatto sempre con cura, passione ed entusiasmo. E non sottraendoci mai al confronto diretto. Non ci fermeremo neanche in questi ultimissimi giorni.

Domani saremo ad Albidona, alle 17, con i candidati Francesco Peppino Delia e Pina Sangineto assieme a Marco Gatto. Alle 19 torneremo invece a Corigliano, dove un mese fa abbiamo ufficialmente aperto la campagna elettorale nell’Alto Ionio, per parlare del nostro “Laboratorio del presente tra passato e futuro”. Parteciperanno i candidati Mario Gallina, Francesco Peppino Delia, Antonella Spadafora, Pina Sangineto, Novella Formisani e Francesco Campolongo assieme ad Antonio Gorgoglione (presidente provinciale del Prc) e Domenico Antonio Cassiano (scrittore).

 

Rossano, 28 febbraio 2018

 

Per ulteriori informazioni si possono contattare i seguenti recapiti:

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altoioniopoterealpopolo@gmail.com

 

Rossano-26/02/2018: Interessante serata sull’arte della Pipa nella tradizione della Sila Greca

Interessante serata sull’arte della Pipa nella tradizione della Sila Greca

Nell’atmosfera amichevole e colloquiale del caffè letterario, il 22 febbraio u.s., presso l’Emporium Cafè, nel Centro Storico di Rossano, alle ore 17.30, si è tenuto l’incontro sul tema: l’Arte della Pipa nella tradizione della Sila Greca. L’iniziativa voluta e programmata dall’Associazione “Rossano Purpurea”, nell’ambito di un percorso funzionale dedicato al settore Arte e Artigianato Artistico ha suscitato notevole interesse nel numeroso e qualificato pubblico intervenuto che ha affollato i locali del salotto letterario cittadino, alla presenza del Maestro artigiano Carlo Carlino. I lavori sono stati avviati dal saluto della presidente di Rossano Purpurea, Alessandra Mazzei, che ha voluto ringraziare quanti intervenuti per l’attenzione dimostrata all’iniziativa e dichiarato come la programmazione culturale dell’Associazione cercherà di inserirsi, “in filoni coerenti e strutturati, tesi a costruire, di volta in volta, tasselli di quadri differenti, ma composti fra loro, attinenti alla memoria e identità, alla cultura generale e attualità e, come in questo caso, ad arte e artigianato artistico”. Una storia quella dell’arte della pipa a Mandatoriccio -ha continuato la Presidente Mazzei- che ha una storia che viene da molto lontano. “Come ci viene documentato da Franco Emilio Carlino nel suo volume: “Mandatoriccio: storia, costumi e tradizioni”, che potrebbe essere l’apripista per l’artigianato nel settore delle pipe, molto presente in tutta la Calabria. Un’attività trasformata in arte, che si inserisce nella storia e nella tradizione dell’artigianato locale, ancora viva e palpitante. Infatti, a Mandatoriccio si producono, ancora oggi, pregiate pipe di radica, di notevole valore artistico, sogno di fumatori molto esigenti. “I maestri segantini” della famiglia Carlino lavorano il ciocco secondo tradizioni antiche, che si tramandano da più generazioni unitamente alla passione e all’amore per l’arte. Una tradizione quindi che continua ad essere ben radicata, da tutelare”. A coordinare la chiacchierata, offrendo personali contributi, che ha registrato momenti vari e interattivi per il pubblico presente, è stato il socio fondatore di Rossano Purpurea, Ranieri Filippelli. A conversare con i presenti sono stati i due studiosi di storia territoriale, Franco Joele Pace e il documentarista Franco Carlino, esponente della famiglia che da generazioni nel borgo di Mandatoriccio porta avanti la nobile arte della produzione di pipe pregiate, fiore all’occhiello dell’artigianato calabrese. Lo storico rossanese Joele Pace, soffermandosi sugli ultimi duecento anni di Stato feudale, caratterizzato dalla presenza dei Mandatoriccio duchi di Crosia prima e dai Sambiase principi di Campana dopo, ha fornito ai presenti alcuni elementi di storia socio economica del territorio, con riferimento alla sua estensione da Rocca Imperiale al fiume Neto sottoposta all’ufficio “daziario del Fondaco di Rossano”. Il suo excursus ha riguardato in particolare l’amministrazione del vasto complesso feudale composto dai centri urbani di (Crosia, Calopezzati, Caloveto, Mandatoriccio, Pietrapaola, Terravecchia, Bocchigliero, Campana, Cariati) di differenti tradizioni socio-economiche, che in qualche modo determinarono le condizioni che ritennero “indispensabile indirizzare gli sforzi e gli investimenti economici verso la fabbricazione di prodotti agricoli e manufatti ricercati ed esportabili, ma soprattutto di buona fattura per poter competere con le realtà limitrofe più antiche e consistenti, quali gli Stati feudali dei Serra di Cassano, dei Saluzzo di Corigliano e dei Borghese di Rossano. […] È notorio che ogni attività economica -continua Joele Pace– necessitava di specifici artigiani, senza la cui tenacità gran parte del dinamismo socio-economico restava bloccato e inattivo. […] In circa 200 anni lo Stato feudale dei Mandatoriccio-Sambiase raggiunse un equilibrio economico ed una armonia sociale attribuibili all’intensa attività produttiva e commerciale delle aziende feudali che garantivano alla gran parte di quelle popolazioni la sicurezza lavorativa e il minimo di sussistenza per ciascun nucleo familiare. Dai registri feudali è stato possibile rilevare -conclude Joele Pace dopo il suo interessante e articolato contributo- come fosse tenuto in grande considerazione il mestiere e la professionalità dell’artigiano, dimodoché si potesse tramandarla da padre in figlio per diverse generazioni. L’azienda “Calabria Pipe” di Carlo Carlino ha ereditato, a mio avviso, con valori e tradizione, l’essenza di tale spirito imprenditoriale”. La seconda parte della serata dedicata tutta alla tradizione artigianale della Pipa nella Sila Greca è stata sviluppata dallo storico-documentarista mandatoriccese, rossanese di adozione, Franco Emilio Carlino, esponente della famiglia che da generazioni porta avanti questa produzione di pregio dell’artigianato calabrese. Carlino, in sintonia con quanto riferito da Joele Pace, ha voluto ricordare come, ancora oggi, molte delle attività artigianali citate dal Joele, continuano a rimanere volano dell’economia del luogo, con la caratteristica di punta che da oltre un secolo però caratterizza Mandatoriccio, che è quello dell’artigianato della lavorazione dell’erica arborea, dalla quale si ricavano le pipe. Dopo i consueti ringraziamenti, Carlino è entrato nel tema della serata offrendo interessanti ragguagli sulla storia della pipa, circa la sua composizione come strumento per fumare (cannuccia e fornello), i primi  arnesi usati per il fumo, l’invenzione del tabacco, la nicotina, la diffusione della pipa (1600 in Inghilterra) anche come oggetto d’arte e design, la nascita dell’“Accademia della pipa”, i materiali usati: gesso, terracotta, argilla bianca (caolino), porcellana, avorio, metallo, pietra, vetro, sepiolite, un minerale bianco argilloso simile all’osso di seppia con il quale si realizzano le pipe di schiuma, legno (ciliegio, olivo, noce), ma -ha aggiunto Carlino– senza risolvere il problema del calore della combustione sviluppato nel fornello, superato poi con la realizzazione della pipa in radica di erica arborea (ciocco), voce ottenuta dall’incrocio di due termini latini cippus (ceppo) e soccus (zoccolo), risalente alla metà del 1800 usata per le sue qualità di resistenza al fuoco (800-900°), la sua economicità e le sue preziose caratteristiche. Carlino ha poi intrattenuto i partecipanti sulla storia della sua famiglia presente nel settore a Mandatoriccio sin dal 1905, con una tradizione artigianale avviata dal nonno Francesco Carlino e proseguita nel tempo, (da padre in figlio e da zio a nipote), riuscendo a conquistare con il marchio ‘Briarwood’ prima e ‘Carlino Genuine Briar’ poi i diversi mercati con esportazioni nei paesi di tutto il mondo in particolare: (Olanda, Ungheria, Germania, Danimarca, Rhodesia, Irlanda, Belgio e URSS). Oggi questa storia ha più di un secolo alle sue spalle ed è alla quarta generazione, con il marchio di “Calabria pipe” azienda gestita dal Maestro artigiano Carlo Carlino, che continua a rappresentare questa nobile tradizione, intervenuto nella conversazione con alcune sue utili e necessarie puntualizzazioni. Un’azienda quella di Carlo, a Mandatoriccio, che associa alla produzione degli abbozzi e delle placche anche il processo di finitura grazie proprio al suo estro e alla sua arte in grado di produrre anche oggettistica varia. Infine, Franco Carlino ha illustrato gli aspetti riguardanti il composito processo tecnologico con informazioni sulle caratteristiche fisiche, chimiche e tecnologiche della materia prima, le proprietà, fra cui il gusto conferito alla fumata e la porosità che permette al legno la respirazione del tabacco, la raccolta del ciocco, gli arnesi (marrascure) usati per l’estrazione e la pulizia, gli addetti alla raccolta (cioccaiuoli), il trasporto in segheria, la conservazione alla giusta temperatura e grado di umidità, gli ambienti di lavoro, il taglio, la scelta degli abbozzi e delle placche, secondo la qualità, la resa, il duro lavoro del maestro artigiano (segantino), la bollitura nelle (caldaie), l’essiccazione (essiccatoi), la stagionatura, l’imballaggio nei sacchi di juta, la finitura che comprende (tornitura, preparazione del fornello, stuccatura se necessaria per le pipe di bassa qualità, verniciatura, lucidatura, ceratura) tutte operazioni che mettono in risalto le abilità del maestro segantino capace di dare alla pipa estetica, funzionalità ed eleganza. 

Franco Carlino

 

 

 

 

 

Corigliano-Rossano-22/02/2018: Il “coraggio” di denunciare cosa si nasconde dietro la fusione!

iannini

Il “coraggio” di denunciare cosa si nasconde dietro la fusione!

 

 

Nel mio articolo del 20 ottobre 2017 pur sostenendo l’importanza di una “Grande Città” scrivevo: “Corigliano e Rossano, oggi si trovano “costrette” a dover “subire” un referendum già fissato il prossimo 22 ottobre che può e deve essere considerato la fine di un percorso incredibile a cui si è giunti senza, lo ripeto, un processo veramente partecipato, democratico e trasparente”.

 

Subito dopo l’esito del Referendum, che ha visto la vittoria del SI, nel mio articolo del 31 ottobre invece affermavo l’esistenza di un “rischio concreto”, ovvero quello dell’avvio “di un fase della gestione della nuova città di Corigliano-Rossano finalizzata a “sistemare al meglio” ciò che è necessario affinché ogni cosa sia funzionale alle scelte del Governatore Oliverio che in questo periodo potrà preparare i suoi uomini per il parlamento, per il comune e per le prossime regionali”.

 

Sempre in tema di fusione nell’articolo del 2 febbraio scorso facevo notare (subito dopo la l’approvazione della legge regionale che sanciva la nascita della città unica), che: “la partita è già iniziata e l’unica cosa certa è questa: per la formazione di Corigliano-Rossano non c’è un allenatore, non c’è un regista in campo e, ciò che è peggio, forse non c’è neanche una squadra…Speriamo che a tutto ciò possa esserci un rimedio al più presto, altrimenti sarà un problema per le due città e per il territorio”.

 

Oggi leggiamo le dichiarazioni forti del Sindaco di Rossano Stefano Mascaro. Si tratta del più accanito sostenitore del “SI” alla fusione, che afferma di essere “deluso, amareggiato e dispiaciuto” per un processo che “non ha cambiato nulla, in questo e per questo nostro territorio: né dal punto di vista del rispetto che la politica regionale avrebbe dovuto e potuto dimostrare verso questa area; né per ciò che riguarda il rispetto che questa zona avrebbe dovuto e potuto avere e dimostrare verso se stessa”.

 

Mascaro, inoltre, afferma quanto da me già sostenuto da mesi: “i veri motivi della fusione o, forse meglio, che il vero obiettivo perseguito da alcuni attraverso la fusione era soltanto quello di mettere le mani sul comune unico”. Ed aggiunge: “Voglio essere ancora più chiaro: questo territorio oggi è soltanto apparentemente più forte. In realtà è più debole di prima”.

 

Al Sindaco Stefano Mascaro intendo rivolgere un messaggio di solidarietà ed anche di gratitudine per la sua onestà intellettuale ma, soprattutto, per il “coraggio” che ha dimostrato con le sue affermazioni.

 

Perché il coraggio (anche quello di “cambiare”), bisogna averlo nei fatti come ha saputo ben dimostrare Mascaro con le sue dichiarazioni e non con le parole, con i simboli e con un operato politico che è stato solo e soltanto finalizzato nei fatti affinché tutto potesse cambiare non solo per non cambiare niente ma, addirittura, per fare in modo che ogni ipotesi di cambiamento potesse sempre meno realizzarsi.

 

Ma questo – ne sono certa – i cittadini iniziano a capirlo e lo capiranno molto presto a dispetto di quello che pensa qualche ex consigliere regionale del territorio che al nostro territorio non ha dato nulla e quel poco che avevamo non è riuscito a difenderlo.



Associazione “Per il Bene del Territorio”

Ufficio Stampa

Rossano-31/01/2018:Oliverio a Rossano: “Parte oggi la costruzione della terza città della Calabria”

 

31.01.2018

Presidenza

 

Oliverio a Rossano: “Parte oggi la costruzione della terza città della Calabria”

“Oggi nasce, grazie all’iniziativa dei cittadini, dei due consigli  comunali e dei due sindaci di due grandi realtà, Rossano e Corigliano, che attraverso il referendum del 22 ottobre scorso hanno espresso  la volontà di dare vita ad una città unica, la nuova città della Sibaritide, la terza città della Calabria. Una città di ottantamila abitanti, situata in un’area strategica importante, in un territorio con grandi potenzialità di sviluppo economico e produttivo, espressione di una grande storia e custode di un patrimonio inestimabile di valori e beni culturali”.

E’ quanto ha detto il Presidente della Giunta regionale, Mario Oliverio, a conclusione dei lavori dell’affollata manifestazione pubblica svoltasi nel tardo pomeriggio di oggi presso il Cinema Teatro “San Marco” di Rossano nel corso della quale sono intervenuti anche il Presidente della Prima Commissione regionale, Franco Sergio e i sindaci dei Comuni di Corigliano e Rossano, Giuseppe Geraci e Stefano Mascaro. Presenti anche i Consiglieri  regionali Sebi Romeo, Giuseppe Giudiceandrea, Antonio Scalzo, il Presidente del Parco della Sila, Sonia Ferrari, numerosi amministratori provinciali e comunali.

“Con l’approvazione all’unanimità della legge istitutiva della nuova città -ha proseguito Oliverio- il Consiglio regionale della Calabria ha approvato ieri sera un atto importante, in perfetta e piena sintonia con la volontà dei territori e delle popolazioni. Si apre, ora, una fase nuova, che è quella della costruzione di una nuova realtà urbana. Una sfida inedita e impegnativa, che dovrà vedere inevitabilmente protagoniste le popolazioni, le organizzazioni sociali, le forze culturali e i singoli cittadini e che dovrà essere una opportunità per realizzare una nuova dimensione urbana fatta di servizi qualificati e funzioni direzionali in un territorio che deve essere aiutato ad esprimere pienamente tutte le proprie potenzialità. La fusione dei due Comuni di Corigliano e Rossano, infatti, non può e non deve essere concepita solo come un atto meramente amministrativo o burocratico, ma deve diventare una opportunità per costruire una nuova, grande città in un’area dalle enormi potenzialità. Per questo motivo bisogna avviare, sin da subito, un grande dibattito, un confronto serio e serrato, capace di coinvolgere le energie migliori di questa realtà per disegnare e costruire la nuova entità”.

“Esistono -ha rimarcato il Presidente della Regione- tutte le premesse e tutte le condizioni necessarie per realizzare tutto questo. Ci sono già atti e fatti concreti e già in itinere. Non si parte affatto da zero.

Sarà pure una casualità, ma proprio ieri l’altro abbiamo consegnato i lavori per la realizzazione del Nuovo Ospedale della Sibaritide, passando dalle parole ai fatti e vincendo la sfiducia e lo scetticismo di molti.

Un secondo fatto importante che sta per verificarsi per la vita della Calabria è dato dall’istituzione della Zona Economica Speciale, un traguardo atteso da decenni, uno strumento importante per lo sviluppo, capace di attrarre investimenti e di creare convenienze per le imprese ad investire nella nostra regione, che avrà come epicentro Gioia Tauro e che comprende anche il porto di Corigliano,

Un terzo fatto importante è rappresentato da “Agenda Urbana” che, proprio in questi giorni, sta vedendo la Regione confrontarsi con le città e le aree urbane calabresi, di cui fa parte anche l’area urbana Corigliano-Rossano e che prevede l’investimento di risorse importanti. Si apre, quindi, una grande opportunità per questo territorio. Inizia una nuova stagione. E’ stato messo in moto un processo inarrestabile che nessuno può e deve ostacolare e rallentare. Certamente, fino al momento della elezione dei nuovi organismi di governo, sarà necessario accompagnare ed aiutare questo percorso. E noi stiamo lavorando in questa direzione, ma anche per creare una realtà virtuosa, capace di mettere in campo un nuovo modo di essere e di pensare il governo e lo sviluppo del territorio che metta finalmente da parte interessi, localismi e contrapposizioni deteriori, affinchè altre realtà siano trainate e vadano in questa direzione. Ecco perché bisogna salutare con grande gioia quanto è accaduto ieri in Consiglio regionale. Ai cittadini, alle popolazioni, alle forze sociali e democratiche di questo territorio chiediamo un contributo forte e appassionato, per fare in modo che si apra finalmente il cantiere della costruzione di una città grande e virtuosa, capace di ridare peso e autorevolezza a questo territorio e di contribuire alla crescita dell’intera regione”.

A conclusione del suo intervento IL Presidente Oliverio ha ringraziato, in particolare, il Vicepresidente Viscomi che ha seguito per conto della Giunta regionale i lavori in Commissione con passione, puntualità e competenza, l’ex consigliere regionale Giuseppe Graziano che ha proposto la legge, i Comitati che hanno animato il dibattito, il Presidente della Commissione, Franco Sergio, grazie al quale i lavori della commissione si sono articolati in un clima di grande serenità e confronto e l’intero Consiglio regionale che in prima battuta e all’unanimità, ha deciso di avviare l’iter del referendum e che ieri, a conclusione dell’iter legislativo, ha portato a compimento un atto che resterà nella storia della nostra regione, un fatto storico di grande rilevanza che avrà implicazioni importanti non solo per il territorio e per le popolazioni della Piana di Sibari, ma soprattutto per la crescita e lo sviluppo della nostra regione.

“Ora -ha detto Oliverio- dobbiamo metterci tutti al lavoro per costruire una città grande, bella e virtuosa. Nei prossimi giorni presenteremo le linee, il quadro di riferimento di quelli che dovranno essere, a nostro parere, i contenuti della nuova città e che, naturalmente, concepiamo come la base da offrire alle popolazioni e alle forze sociali per aprire un confronto positivo e propositivo che dovrà concludersi con la creazione di una nuova realtà urbana che getta le fondamenta per un nuovo sviluppo e per la crescita di un territorio importante come è quello della Sibaritide”.

f.d.