Trebisacce-22/12/2016: Sanità:Periferia sempre più emarginata

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TREBISACCE Tre/quattro mesi per una mammografia, stessa cosa per una visita otorino-laringoiatra, quattro/cinque mesi per un ecocolor-doppler ai tronchi sovra-ortici, cinque mesi per un eco-cardiogramma, addirittura sette mesi per una esame di endocrinologia, per non parlare della completa scomparsa del medico diabetologo che è andato in pensione dal primo novembre e, nonostante i reiterati solleciti da parte della direzione distrettuale, non è stato ancora sostituito. Lasciando per un momento da parte la situazione del “Chidichimo” rispetto alla cui ri-apertura si continua a… menare il can per l’aia, è questa la catastrofica situazione anche nella medicina territoriale che afferisce al Poliambulatorio Specialistico di Trebisacce relativamente alle interminabili liste di attesa. Ma c’è di ancora di più: pur stando così le cose, (sic stantibus rebus – come direbbero i latini), proprio ieri dalla Regione è arrivata la notizia che per il prossimo anno il Dipartimento-Sanità, a fronte delle legittime richieste avanzate, non ha autorizzato neanche un minuto in più di attività specialistiche, sicchè è facile prevedere che le liste di attesa siano destinate ad aumentare ancora, con la felicità della medicina privata che continua a fare affari con le risorse pubbliche. Ma chi spinge l’utenza verso le strutture private? Come mai, ci si chiede, si sono determinate le attuali liste di attesa? A chi attribuirne le responsabilità? Alla ricerca di verità scomode, è proprio qui che il cronista incassa la conferma dell’amara realtà dell’estrema periferia della Provincia, nella fattispecie l’Alto Jonio, con ben 17 comuni e una popolazione di oltre 40mila abitanti, sempre più marginalizzati e trascurati rispetto a quanto avviene nelle realtà più vicine ai centri decisionali. I vertici del Distretto Sanitario, da parte loro, messi alle strette, si difendono documentando al cronista le reiterate richieste effettuate alla direzione aziendale per far fronte alla domanda e ridurre le liste d’attesa, ma le istanze, motivate ed effettuate sempre con garbo, troppo spesso rimangono inascoltate e inevase. Come nel caso del Diabetologo la cui sostituzione è stata chiesta e richiesta per oltre un anno, fino a quando il dottor Staglianò è andato in pensione lasciando i pazienti-diabetici in balia di se stessi. Da qui prende corpo la rabbia dei cittadini che di recente hanno lanciato qualche segnale a Rossano, ma che difficilmente sono disposti a subire ancora a lungo la negazione del loro sacrosanto diritto ad una sanità dignitosa che non continui a generare figli e figliastri.

Pino La Rocca