Trebisacce-20/07/2020: NELL’ALTO JONIO “ TENTAZIONI “ DI DISTACCARSI DALLA CALABRIA

   

Raffaele Burgo

NELL’ALTO JONIO “ TENTAZIONI “ DI DISTACCARSI DALLA CALABRIA

 

Le definizioni “storiche” dell’Alto Jonio sono sempre state quelle di “ terra di nessuno”, “ Cenerentola”, “periferia della periferia della Calabria”, “area del drammatico dissesto idrogeologico”.

Le comunità locali, di tanto in tanto, hanno avuto qualche sussulto, hanno denunciato l’assenza delle istituzioni centrali nei confronti del comprensorio ma, poi, tutto è rimasto come prima, peggio di prima. Si è messa solo qualche “pezza”.

Perché? Protervia politica del potere centrale? Acquiescenza delle comunità e delle istituzioni locali? Forse l’una  e l’altra cosa assieme.

I nostri vicini della Basilicata hanno ritrovato quello scatto di dignità e campanilismo che da noi mancano ormai da anni.

C’è chi ricorda la “storia” dell’aeroporto di Sibari che rimane sulla carta, mentre  Pisticci, a pochi chilometri dalla Sibaritide, si lavora spediti. E che dire della nuova Provincia di Sibari che rimane nel “cassetto dei sogni”?

I bambini disabili dell’Alto Jonio trovano assistenza nella confinante Nova Siri perché da noi mancano le adeguate strutture. Non pochi cittadini si ricoverano all’Ospedale di Policoro. E, non ridete, anche per ricevimenti, in occasione di matrimoni, spesso, si festeggia oltre… Rocca Imperiale.

Per non parlare della vergognosa situazione dell’ormai ex Ospedale “Chidichimo” e sulla negligenza da parte di tutti di risolvere l’annoso problema, nonostante sentenze che ne ingiungevano la riapertura. Una assoluta VERGOGNA.

La gente continua a morire per patologie che potrebbero essere curate benissimo, se solo ci fosse un Nosocomio aperto e all’altezza della situazione.

I vari Sindaci, invece di fare chiacchiere e mettersi in mostra con convegni , incontri vari ed articoli che lasciano il tempo che trovano, perché non fanno un atto di coraggio rimettendo nelle mani del Prefetto quella loro fascia che tanto amano , probabilmente soltanto per interessi personali?

Addirittura anche la gloriosa squadra di Calcio del Trebisacce è stata penalizzata, unica compagine ad essere stata retrocessa in un campionato minore, senza tener alcun conto della tradizione e di quello che la squadra giallorossa rappresenta per l’intero comprensorio.

Allora, se l’Alto Jonio ha una sua collocazione con connessione territoriale con la Basilicata, perché rimanere in una Regione che si è sempre dimostrata quasi “estranea” ai bisogni del nostro comprensorio?

E così, di tanto in tanto, si leva qualche “voce” che vorrebbe dire addio alla Calabria.

Sono “tentazioni” disperate di gente stanca di un abbandono atavico.

La Regione Calabria per l’Alto Jonio è “Polifemo” con un solo occhio che guarda sempre altrove. Tanto vale abbandonarla.

Ma davvero tutti i Comuni sarebbero favorevoli? E non si correrebbe il rischio di rimanere sempre “terra di nessuno”, “periferia della periferia” della… Basilicata? E, poi, davvero si perderebbe la “calabresità”, si reciderebbero le proprie radici storiche e culturali per diventare più virtuosi, più decisi, capaci di far sentire con forza la propria voce per ottenere quello che la Regione Calabria, fino ad oggi, non ha dato? Interrogativi che, forse, nemmeno Nostradamus  saprebbe dare risposte.

Ma se non è ipotizzabile  una “rivoluzione” di portata storica, si è allora destinati a rimanere sempre “sudditi”? No! A patto che le comunità, le istituzioni locali sappiano rifiutare l’assistenzialismo, sappiano reclamare con ogni mezzo democratico politiche concrete per il comprensorio.

Basta con gli inchini ai potenti di turno, non più umilianti salamelecchi.

Bisogna mettere in campo ogni iniziativa capace di determinare nuovi rapporti tra il potere centrale e le nostre realtà.

E’ necessario dare del “tu” alle autorità vanitose che ostentano un potere sterile; non più deferenza passiva e sottostima di se stessi.

Noi ai comportamenti omissivi, spazio alla critica severa e propositiva.

Bisogna smetterla di tirare la carretta per procurare voti a quanti sono sicuri che “passata la festa, gabbato il Santo”.

Quando è necessario bisogna essere “politicamente scorretti” con quanti credono di farla sempre franca solo perché stanno nella “stanza dei bottoni” interessati a conservare a lungo le proprie sedie ed i propri privilegi.

L’Alto Jonio, malgrado tutto, è ancora terra di Calabria, ma non può continuare ad essere considerato solo un “serbatoio” di voti per i “professionisti della politica” che, spesso, si rivelano “mezze cartucce” di nessuna utilità sociale.

La Regione Calabria non deve continuare a considerare l’Alto Jonio una inutile… appendice.

Si vorrebbe allora davvero indurre in … tentazione i suoi cittadini.

RAFFAELE BURGO