Corigliano Rossano-13/10/2020: Ritrovato uno stemma arcipresbiterale nella Chiesa Ss. Apostoli Pietro e Paolo a Mandatoriccio.

Stemma arcipresbiterale
Stemma baronale dei Mandatoriccio

 

 

 

 

 

Corigliano Rossano-13/10/2020: Ritrovato uno stemma arcipresbiterale nella Chiesa Ss. Apostoli Pietro e Paolo a Mandatoriccio.

 

Dopo la sorprendente scoperta dello stemma baronale del nobile casato dei Mandatoriccio di Rossano, Carlino riprova a ricostruire la storia del suo paese natale, Mandatoriccio, con la sensazionale messa in luce di un ulteriore stemma. Questa volta si tratta di uno stemma arcipresbiterale ritrovato molti anni fa, secondo informazioni acquisite, nel corso di opportuni lavori di restauro, celato di cera e malta. Opportunamente ripulito ora è esposto nella chiesa proprio in prossimità del fonte battesimale, oggetto anch’esso del precedente studio appositamente pubblicato e che ha portato alla scoperta, secondo le indicazioni dell’Autore, dello stemma iniziale dei Mandatoriccio, quando il Casato era eletto a rango baronale, di cui si propone foto di comparazione a sx.

Ma vediamo l’evolversi delle numerose ricerche, iniziate nel 1970 e consolidate dalle diverse pubblicazioni sui Mandatoriccio e sui Toscano che hanno portato lo storico mandatoriccese di nascita e rossanese di adozione, socio di Deputazione di Storia Patria per la Calabria, membro del Comitato Scientifico dell’Università Popolare di Rossano e Socio Corrispondente dell’Accademia Cosentina di fare luce sulla storia di Mandatoriccio e sullo stemma del nobile Casato dei Mandatoriccio. Una ricerca che per anni ha appassionato numerosi scrittori e ricercatori impegnati sul campo nella speranza di trovare il blasone. Oggi, Carlino avanza la sua definitiva conclusione circa l’insegna araldica della famiglia rossanese, peraltro, fondatrice, grazie a Teodoro Dionigi Mandatoriccio, dell’omonimo Casale di Mandatoriccio eretto nel (1634) e oggi moderna cittadina del basso Jonio cosentino. Lo storico mandatoriccese-rossanese, dopo aver messo a confronto le numerose ipotesi finora emerse dai diversi autori, ma non sostenute da sufficienti prove documentali e quasi sempre simboleggianti il blasone comunale più che quello della famiglia, consolida il suo studio, con la sua straordinaria scoperta dello stemma dei Mandatoriccio.

Lo stemma, composto da particolari elementi araldici, indica come il contenuto, presente all’interno del Timbro del Comune di Mandatoriccio, distinguibile in alto da una stella e un occhio chiuso e in basso, più marcatamente, da una stella e un occhio aperto, doveva essere necessariamente espressione e memoria di chi aveva fondato il paese. Stessa sensazione è emersa nel corso degli ultimi studi sui Toscano di Rossano, dal titolo: I Toscano Patrizi Rossanesi, edito da Luigi Pellegrini Editore, Cosenza 2020, studio che ha consentito di rilevare come alla base del fonte battesimale spuntava qualcosa le cui caratteristiche erano simili a quelle presenti nel Timbro del Comune. L’accostamento è stato impressionante, gli elementi presenti sia nel timbro che nel blasone erano identici. In quel momento non vi furono dubbi, molte nebbie si sciolsero all’istante. Quello che per anni avevo cercato era stato trovato. Si trattava dello stemma dei Mandatoriccio fondatori e baroni del Casale. Il Timbro Comunale pubblicato già anni fa corrispondeva perfettamente anche nella sua forma generale al blasone posto alla base del fonte. Stemma, come si diceva emerso dal raffronto fotografico-documentale, ossia prendendo come punto di partenza, i simboli araldici presenti nel Timbro del Comune, ipotesi già in qualche modo avviata in una sua recente pubblicazione: Mandatoriccio. Storia di un Feudo, p. 175.

La circostanza, inoltre, mi portarono a individuare, nella stessa chiesa, anche un altro stemma, recuperato, come già accennavo, nel corso di necessari lavori di ristrutturazione, all’interno del pavimento nella cappella di San Francesco di Paola. Su tale aspetto, mi preme precisare che già altre volte intervenni nel corso delle mie pubblicazioni parlando della Chiesa e del santo protettore San Francesco. Prima di parlare dello stemma arcipresbiterale, mi preme riportare al riguardo quanto già da me pubblicato sulla Chiesa e sul santo.

Nota93. Le Chiese, in Mandatoriccio storia, costumi e tradizioni, Ferrari Editore, Rossano 2010, p. 246. “[…] intanto si erigeva la navata centrale della Chiesa Madre, intitolata a San Nilo. Con lo jus patronati e l’erezione delle cappellanie si erigevano le due navate laterali. La Chiesa Madre, eretta con atto di mons. Andrea Diodati, arcivescovo di Rossano, il 10 luglio 1708, veniva allora intitolata ai SS. Pietro e Paolo, il cui culto era importato dai profughi dei Casali cosentini che sfuggivano dalla peste conseguente al terremoto che nel 1634 aveva distrutto Carpanzano, Rogliano e Scigliano Successivamente, Teodoro Mandatoriccio, preoccupato per le sorti del fratello Francesco, malato di tisi, scelse come santo patrono della comunità San Francesco di Paola, che, verso il 1470, aveva percorso i nostri luoghi dirigendosi da Corigliano a Crotone, pernottando nel palazzo degli Urso di Pietrapaola, sul cui territorio sorgerà Mandatoriccio […] Sistemata vicino al Castello, nella parte vecchia del paese, si incontra la Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo, anticamente intitolata a san Nilo da Rossano.

Nota56. Profilo urbanistico-architettonico in Mandatoriccio Storia di un Feudo, Imago Artis Edizioni 2016, p. 96. […] L’incremento considerevole dei profughi, in quel periodo, dovuta alla forte immigrazione a causa dei terremoti che investirono la Calabria nel 1636 e 1638, e sul quale mi sono già soffermato nel II capitolo, secondo quanto riportato dallo storico mons. Luigi Renzo, rese necessario ampliare la struttura dell’edificio, che fu ultimata dal duca di Crosia, Francesco Mandatoriccio, dopo che il padre Teodoro ne aveva precedentemente avviato la sua costruzione. L’anno della sua edificazione, secondo le varie fonti storiche, si fa risalire intorno al 1600, periodo del resto avvalorato anche dalla data 1684, marcata, sulla base della fonte battesimale. La Chiesa, più volte rimaneggiata, ha subito negli anni non pochi interventi di conservazione. […] Di fatto, a parte gli intonaci e le sovrapposizioni di stili accumulati nel corso dei secoli, la torre campanaria con tamburo a punta, la pietra a faccia vista, il portale esterno sormontato da una grande monofora, la navata centrale e l’interno completamente spogliato di tutto compreso il soffitto ligneo, sono tutte caratteristiche che la confermano come la tipica struttura di pieve romanica a capanna, incompleta perché mancante di un’ala che forse non fu mai realizzata. Probabilmente nel XVII secolo quel gruppo di esuli albanesi e di profughi cosentini sotto la guida di Teodoro decisero di sistemare quella prima chiesetta originaria, eliminandone alcune parti e ricostruendone in fretta una nuova, proprio quella a cui fa cenno Mons. Pietro Spinelli, e che inoltre per necessità venne in seguito ampliata. Infatti l’ala a destra dell’altare maggiore è sicuramente successiva e realizzata per creare, così come in quella di sinistra, alcuni altari votivi: tra questi, di notevole pregio per la fattura dei suoi marmi, la cappella dedicata a San Francesco da Paola […].

Il ritrovamento dello stemma arcipresbiterale è legato molto alle suddette due note volutamente riportate che confermano la particolare devozione dei Duchi di Crosia per il Santo paolano. Infatti lo stemma in questione è stato ritrovato durante i lavori di restauro proprio nella cappella di San Francesco, cappella votiva del Duca Teodoro Mandatoriccio, che come scritto nella nota93 “preoccupato per le sorti del fratello Francesco, malato di tisi, scelse come santo patrono della comunità San Francesco di Paola”. Nella seconda nota56 si apprende della presenza di “alcuni altari votivi: tra questi, di notevole pregio per la fattura dei suoi marmi, la cappella dedicata a San Francesco da Paola”. Anche qui ritorna la figura di San Francesco. Quindi certamente la cappella di San Francesco a suo tempo era impreziosita dallo stemma arcipresbiterale. Stemma del quale negli anni si persero le tracce e che gli interventi di restauro hanno portato alla luce.

Oggi, la Chiesa Madre, da circa 25 anni, si pregia del recupero di un importante stemma arcipresbiterale, di cui si riporta immagine. Lo stemma identificato venne ritrovato per caso, dal sig. Pino Vulcano, nel corso di necessari lavori di restauro, celato e impiastricciato di cera e malta. Al riguardo, da me interpellato, ecco quanto ci racconta lo stesso Vulcano: “Durante l’ultimo restauro della Chiesa Madre Ss. Pietro e Paolo che avvenne nell’anno 1996, io avevo 19 anni, e insieme ad altri miei amici coetanei prestavamo volontariato per eseguire piccoli lavoretti di restauro. In quei giorni si stava effettuando la pavimentazione nella cappella del nostro santo protettore San Francesco di Paola e le macerie della vecchia pavimentazione erano state portate fuori dalla chiesa. Trovandomi davanti a quel cumulo di macerie notai qualcosa che attirò la mia attenzione. Incuriosito, mi avvicinai e spostando qualche masso mi accorsi che su una pietra si notavano delle incisioni. Presi quella pietra che aveva forma tondeggiante e schiacciata ed iniziai a pulirla aiutandomi con un piccolo coltellino perché era coperta di terra e cera e via via che la pulivo vedevo affiorare delle figure e mi accorsi, pur senza sapere cosa realmente fosse, che stavo riportando alla luce un qualcosa di importante per il nostro paese. Successivamente la pietra marmorea fu collocata all’ingresso della Chiesa Madre dove si trova tuttora”. Da ulteriori informazioni avute dallo stesso Vulcano si è potuto ricostruire quel particolare momento e sapere che relativamente al ritrovamento non furono realizzate foto e che il materiale dell’oggetto rinvenuto era pietra di marmo dalle dimensioni orientativamente di 40 cm di altezza per 30 di larghezza.

Lo stemma presbiterale del tipo accartocciato, molto in uso in quel periodo, è dotato di ornamenti sui lati destro e sinistro dove affiorano le estremità di un cordone. Lo stesso è composto da particolari simboli araldici, che andrebbero approfonditi e studiati, tra cui figura il leone rampante, simbolo che oggi si può osservare anche nel gonfalone e nello stemma comunale di Mandatoriccio con la coda cadente verso l’esterno. Elemento che si richiama e segna una continuità con il blasone del Comune. Una figura quella del leone che in araldica esprime la potenza, l’audacia e l’autorità. Nel campo dello stemma individuato vi è anche un castello, segno di potestà feudale e antica nobiltà. Ritroviamo, inoltre, la presenza della stella già esistente nel blasone presente sul fonte battesimale che sta a simboleggiare una guida sicura e l’intento di conseguire migliori mete. In ultimo troviamo la colomba, come simbolo di amore, bontà e pace e un calice molto probabilmente figura di obbedienza a Dio e fedeltà alla Chiesa, e probabilmente anche ai Mandatoriccio feudatari del tempo, che verso la Chiesa hanno sempre avuto molto rispetto. In relazione lo dimostra la loro venerazione per alcuni santi come S. Francesco di Paola a Mandatoriccio e a Calopezzati al quale erano molto devoti e S. Michele a Crosia dove la Chiesa Matrice, per quanto se ne conosce, come si ricava da un registro vaticano, originariamente intitolata a Sant’Angelo dopo il 1596, grazie al barone Giovan Michele Mandatoriccio cambiò il suo titolo essendo dallo stesso dedicata a San Michele Arcangelo.

Bibliografia:

Franco Emilio Carlino, Mandatoriccio storia, costumi e tradizioni, Ferrari Editore, Rossano 2010;

Franco Emilio Carlino, Mandatoriccio Storia di un Feudo, Imago Artis Edizioni 2016.

Franco Emilio Carlino, I Toscano Patrizi Rossanesi, Storia, Genealogia e feudalità, L. Pellegrini Editore, Cosenza 2020;

Franco Emilio Carlino, Mandatoriccio. Il Feudo dell’Arso e la Torre Stellata, L. Pellegrini Editore, Cosenza 2022