Italia-28/12/2016: GLI ESCLUSI TRA GLI EX ESCLUSI

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GLI ESCLUSI TRA GLI EX ESCLUSI

 

I più giovani non lo possono ricordare, ma una volta, tristemente, c’erano molti esclusi dalla vita civile. L’elenco sarebbe lunghissimo.

Gli omosessuali, ad esempio, non solo evitavano di esprimere la loro natura, ma quando lo facevano venivano di fatto ignominiosamente emarginati.

E che dire dei neri? Il loro ruolo poteva essere soltanto il servire. Nei film parlavano solo con la D al posto della T, la Z al posto della S, i verbi erano declinati all’infinito, e le frasi che potevano pronunciare erano del tipo: “Zi buana padrone, ora fare zubido quello che du dire.”.

Vogliamo ricordare i portatori di handicap? Venivano nascosti in casa: ci si vergognava di loro.

Ed i portatori della sindrome di Down? Venivano definiti “mongoloidi” e considerati una maledizione di Dio sulla famiglia. Tempi feroci.

Potrei continuare. Ma oggi, grazie al cielo, non è più così. Quelli che una volta erano esclusi, oggi sono inseriti a pieno titolo nella società. Anzi, sono spesso al centro dell’attenzione.

L’omosessualità è accettata nella sua normalità, e la legge prevede anche una loro unione in matrimonio.

Per non parlare dei neri. In tutti i film parlano correttamente la lingua, ed anzi ormai interpretano ruoli di personaggi intelligenti, attivi, e, spesso, moralmente superiori ai bianchi

I portatori di handicap si trovano dedicate olimpiadi, parcheggi riservati, barriere architettoniche eliminate.

I portatori di sindrome di Down sono inseriti nel mondo del lavoro, nel quale si esaltano le loro indubbie capacità operative.

C’è però oggi una categoria di esclusi che non viene presa in considerazione: gli intelligenti. Questi meschini sono trattati spietatamente.

Nei concorsi pubblici si porgono domande cretine in modo da tenerli lontani dall’assunzione.

Nelle amministrazioni statali, i pochi infiltrati, essendo considerati pericolosi, non vengono mai promossi.

Lo stesso avviene nel settore privato, il “capo” dedica le sue premurose attenzioni solo ai meno critici nei suoi confronti.

A livello globale essi vengono schiavizzati nei vari laboratori di ricerca, da cui emergono brevetti di produzione mai intestati al ricercatore sottopagato che l’ha ideati.

Essendo stati sempre chini sui libri non possono arricchirsi negli sport: non diventeranno mai calciatori, pugilatori od olimpionici.

L’intelligenza, ahimè, impedisce loro di tatuarsi fino alle orecchie, ed incassare cifre da capogiro ululando, davanti a folle oceaniche ed osannanti, concetti elementari.

Essendo l’intelligenza, com’è noto, cosa diversa dalla furbizia, la sua presenza viene di fatto esclusa anche dal mondo politico, da quello degli affari e, Dioneguardi, da quello delle banche.

La democrazia, essendo il regno della maggioranza, ha dato loro il colpo di grazia: nessuno pubblicherà o leggerà i loro libri. Nessuno ascolterà mai il loro grido di dolore.

Allora, propongo almeno un segno d’inclusione, di affetto, per questi disgraziati: un distintivo, una medaglietta da sfoggiare, e magari, perché no, un sussidio economico, diciamo un reddito d’intelligenza.

Oppure un parcheggio riservato anche per loro: sono così pochi!

E magari, perché no, una fondazione che proponga, con uno degli spot pubblicitari che imperversano, la loro adozione a distanza: “Dona 9 euro al mese per sostenere un intelligente!”; seguito dal filmato dello sciagurato, prima (sfatto dal dolore) e dopo l’adozione (finalmente felice).

Facciamo in modo che le famiglie non debbano più provare imbarazzo ad avere uno di questi sventurati in casa. Grazie.

Maurizio Silenzi Viselli