Italia-04/09/2017: CONTROESODO BLOCCATO: OGNUNO RIMANGA DOV’È

CONTROESODO BLOCCATO

CONTROESODO BLOCCATO: OGNUNO RIMANGA DOV’È

 

Prima ancora che i Tg ci ammannissero la solita non notizia del controesodo, con bollini rossi e neri, ed immagini di repertorio con file ai caselli, sono accaduti fatti che ne hanno modificato la cronaca: eccoli.

Qualche migliaio di turisti italiani che, in traghetto, cercavano di tornare a casa in Italia, dopo aver visitato intriganti località africane, scambiati per migranti su navi delle ONG, sono stati ricacciati indietro da veloci vascelli pattugliatori, varati da Minniti, con imbarcate ciurmaglie, assoldate tra noti tagliagole, schedate a suo tempo dal Viminale.

Gli sventurati, scaricati a forza sulle banchine libiche, malgrado la loro riconoscibilità turistica (macchina fotografica al collo, braghette con disegni hawaiani, pagliette in testa e magliette con scritta I love N.Y.), sono stati subito separati per genere dalle milizie libiche e, mentre i maschietti venivano presi a calci, le femminucce, con la scusa di una accurata perquisizione, venivano palpeggiate nei punti più intimi e sensibili.

C’è da dire che alcune delle più attempate single hanno finito per fraternizzare con gli aguzzini, e fissare con loro un romantico appuntamento serale in trattoria.

Sul fronte continentale è avvenuto che tutti i Calabresi, Pugliesi e Lucani, emigrati da decenni in Germania, e che ogni anno, in agosto, vengono a trovare i parenti rimasti nei paesi d’origine (tipo Taranto, Policoro, Trebisacce, Sibari, Cassano, Amendolara, Cosenza, Crotone, Catanzaro, Reggio Calabria), scambiati per profughi siriani, sono stati respinti alla frontiera tedesca mentre cercavano di tornare a casa.

Non solo, ma anche turisti francesi, malgrado ben riconoscibili per il naso a becco (da cui la loro denominazione di Galli nell’antica Roma), mentre cercavano di rientrare a Parigi, sono stati, su preciso ordine di Macron, ricacciati indietro dalla solerte Gendarmerie dei nostri cugini d’oltralpi.

Ci si è trovati di fronte, insomma, ad una specie di quadro vivente, molto in voga nel settecento, in cui ciascuno era costretto a restare fissamente dov’era.

Un prete cattolico, visto il nutrito pubblico di fedeli come in attesa, salito su di un improvvisato pulpito, ha sciorinato il noto sermone evangelico nel punto in cui invita ad amare il proprio prossimo. Molti dei devoti, pressati all’inverosimile in un contesto di puzza di piedi e di sudori repellenti, hanno dovuto confessare al loro parroco, nei giorni successivi, di aver trovato una certa difficoltà ad ubbidire al precetto.

Non sono mancati incidenti. Un signore, che gridava alla propria moglie, trattenuta incastrata più il là, “Voglio ANN’AR BAR !”, è stato subito bloccato da alcuni energumeni, i quali, avendo mal interpretato la frase come il noto grido suicida dei terroristi islamici, dopo averlo legato come un salame, ed avergli appioppato una serie di brutali sganassoni, lo hanno consegnato alle forze dell’ordine, le quali hanno pensato bene, per calmare le sue giuste intemperanze di protesta, come se non bastasse, di dargli il resto in sonore manganellate.

Rientro tranquillo invece per i senzatetto che avevano passato le vacanze d’agosto sul marciapiede in ombra aldilà di quello assolato invernale.

Un controesodo finalmente diverso dai noiosi soliti degli anni passati.

Maurizio Silenzi Viselli